A Cuba Abe incontra Fidel e riparte la sfida alla Cina

Il Giappone cerca nuove opportunità in America Latina e punta forte su Cuba. Come in molte occasioni dal dopoguerra a oggi, lo fa con la diplomazia e lo strumento fondamentale degli aiuti.

Shinzo Abe stringe la mano a Fidel Castro.

Shinzo Abe è il primo leader giapponese a visitare Cuba. Tra giovedì e venerdì, il premier giapponese ha incontrato il presidente Raúl Castro e il líder máximo Fidel Castro. Con sé, Abe ha portato un pacchetto di aiuti da quasi un miliardo di euro per l’alleggerimento del debito pubblico e 10 milioni in aiuti allo sviluppo.

Secondo Nhk, le misure sono atte a rispondere ai bisogni e alle richieste del ricevente e a migliorare il business environment dell’isola caraibica e promuovere gli investimenti delle aziende giapponesi.

A monte di tutto ciò la normalizzazione avviata a luglio dello scorso anno da Washington nei confronti dell’Havana.

Secondo quanto rivelato dall’agenzia di stampa Kyodo, Abe punterebbe a anche a sfruttare il canale cubano per dialogare con la Corea del Nord.

Dopo il test nucleare — il quinto nella storia del «Regno eremita» e il terzo da quando è in carica Kim Jong Un — Tokyo è sempre più preoccupata dall’atteggiamento di Pyongyang. In assenza di relazioni ufficiali con Pyongyang, Tokyo vede nella leadership cubana — come già succede con quella vietnamita — un possibile tramite per procedere sulla strada dell’iniziativa coordinata di «pressione e conciliazione».

La visita di Abe a Cuba, pochi giorni dopo l’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, arriva peraltro alla vigilia della visita del premier cinese Li Keqiang a La Havana.

Li sarà a Cuba sabato. Pechino è tra i principali partner commerciali della Havana e punta a rafforzare la cooperazione con l’isola. Le tempistiche della sua visita, fa notare il quotidiano hongkonghese South China Morning Post, fanno pensare ancora una volta a una competizione a distanza tra Cina e Giappone per l’allargamento delle rispettive sfere di influenza al di fuori dell’Asia. L’apertura degli Usa ha però favorito lo sviluppo di una competizione internazionale per approfittare delle possibilità che il mercato cubano offre e la Cina, che negli anni ha costruito un rapporto stabile con l’isola caraibica, non vuole restare indietro.

I due paesi sono divisi da una contesa territoriale sulle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar cinese orientale. Il Giappone si oppone però anche alle iniziative cinesi nel mar cinese meridionale fornendo assistenza a paesi coinvolti nella contesa come Filippine e Vietnam.

Lo scorso anno, la competizione sugli aiuto allo sviluppo — nel settore soprattutto delle infrastrutture di comunicazione — tra Tokyo e Pechino aveva avuto come teatro l’Indonesia.

Ma le due potenze asiatiche si sfidano ormai da anni in Africa. Un rapporto di Brookings Institution sottolinea come la competizione sia ai suoi massimi storici. A Nairobi, a fine agosto, si è tenuta una conferenza sullo sviluppo africano a guida di Tokyo al termine della quale Shinzo Abe ha promesso 30 miliardi dollari in aiuti pubblici. Il ministero degli Esteri di Pechino ha accusato il Giappone di mettersi di traverso tra la Cina e l’Africa.

Su Cuba la Cina è in notevole vantaggio. Ma i miliardi di yen portati in dote da Abe sono un ottimo biglietto da visita.

@Ondariva

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