Abenomics, la resa della Bank of Japan

La Bank of Japan ha gettato la spugna. Mentre il governo di Tokyo approva un piano di investimenti pubblici da quasi 250 miliardi di euro e chiede alla banca centrale di fare di più per far uscire il paese dalla deflazione, il governatore Haruhiko Kuroda ha preso tempo.

 Dopo aver approvato a inizio 2016 tassi d’interesse negativi sul denaro, senza successo, la Boj ha infatti congelato nuovi acquisti di bond governativi, spiegando però di «non escludere» nuove misure concordate con il governo di Tokyo. Intanto l’istituto ha annunciato che aumenterà gli acquisti di exchange-traded funds — prodotti finanziari a basso costo e ad alta efficienza fiscale, quindi più facili da vendere sul mercato azionario — da 3,3 a 6 mila miliardi di yen.

Nei giorni precedenti all’annuncio della Boj, si era parlato di misure radicali come il finanziamento diretto al budget del governo helicopter money. Alcuni funzionari e consiglieri del governo giapponese avrebbero fatto pressioni per l’approvazione da parte del board della Boj di un nuovo giro di stimoli all'economia giapponese. Reuters ha rivelato che il ministero delle finanze di Tokyo aveva già pronto un comunicato di lode per la decisione della Boj di approvare un nuovo piano per l’iniezione di liquidità nell’economia del Sol Levante. Un segno che a Nagata-cho, dove hanno sede molti ministeri e l’ufficio del primo ministro, hanno fretta. 

L’annuncio della Boj arriva in un momento delicato per l’economia giapponese. Gli indicatori dell’export arretrano a causa dell’apprezzamento dello yen sul dollaro; i consumi nonostante i tassi di interesse negativi sono fermi e l’inflazione è scivolata in territorio negativo, aprendo il rischio di una nuova spirale di deflazione. Intanto il prezzo delle azioni rimane basso — l’indice Nikkei ha avuto un rimbalzo in seguito alle elezioni per la Camera alta dello scorso 10 luglio, ma ha risentito dell’impatto negativo della Brexit.

Per tentare di far ripartire l’economia, il governo Abe ha annunciato pochi giorni fa un nuovo maxi-piano di investimenti pubblici — 28 mila miliardi di yen, poco più di 245 miliardi di euro, oltre ogni attesa — destinato in particolare a grandi opere infrastrutturali e alla protezione delle riserve in valuta estera, e ad ampliare il già enorme debito pubblico giapponese (che ammonta a oltre il 200 per cento del Pil).

La banca centrale ha però resistito alle pressioni e rinviato nuovi interventi a settembre, citando le incertezze sui mercati internazionali e l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. La decisione della Boj fa comunque discutere perché segna uno stacco rispetto agli ultimi anni, in cui si era avuta una coordinazione quasi perfetta tra politiche economiche del governo e della banca centrale. Dal 2013 la Boj ha approvato una serie di politiche audaci, come l'aumento della base monetaria di 750 miliardi di euro all’anno, e detiene un terzo del debito pubblico giapponese, appoggiando di fatto le politiche aggressive di Tokyo, la cosiddetta «abenomics», tese a favorire la ripresa economica della terza economia mondiale. 

Il Nikkei Shimbun, primo quotidiano economico giapponese, più vicino all’establishment, sembra vedere le cose in senso positivo: nessuna spaccatura, la Boj continuerà a cooperare con il governo ma per il momento argina il rischio di una spesa pubblica fuori controllo.

D’altra parte c’è chi in Giappone oggi si chiede se l’abenomics sia ormai arrivata al capolinea. e una spaccatura tra Tokyo e Boj sulle politiche economiche e monetarie. Il rifiuto del governatore Haruhiko Kuroda a intervenire nuovamente sembra indicare una sorta di «resa» della banca centrale giapponese sull’effetto del quantitative easing e dei tassi di interesse negativi.

Il magazine Toyo Keizai, ad esempio, fa notare come il territorio in cui la Boj si è spinta negli ultimi mesi e anni è di quelli da cui difficilmente si può tornare indietro. Cosa succederà nei prossimi mesi è ancora poco chiaro e molto dipende da fattori esterni. «L’ancora di salvezza per la Bank of Japan — scrive il magazine — è stato riconoscere che le sue misure di stimolo non hanno ormai nessun effetto sui mercati».

@Ondariva

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