A Tokyo le armi di Kim sdoganano il revisionismo

Prima il missile che ha sorvolato Hokkaido, poi il test della bomba H. La minaccia nordcoreana agita il Giappone. Così passano in secondo piano le simpatie naziste del vice-premier Aso. E diventa più facile stravolgere la costituzione pacifista. 

Un uomo parla al telefono mentre cammina in strada davanti a uno schermo tv che mostra il leader della Corea del Nord Kim Jong-Un in una notizia sul test nucleare. Tokyo, Giappone, 3 settembre 2017. REUTERS / Toru Hanai
Un uomo parla al telefono mentre cammina in strada davanti a uno schermo tv che mostra il leader della Corea del Nord Kim Jong-Un in una notizia sul test nucleare. Tokyo, Giappone, 3 settembre 2017. REUTERS / Toru Hanai

«In politica contano i risultati. Nonostante avesse i suoi buoni motivi, Hitler, che si è reso responsabile della morte di milioni di persone, non è un buon esempio». Parola di Taro Aso, ministro delle Finanze — uno dei posti chiave degli esecutivi giapponesi — e vice premier del governo Abe.

Le sue parole hanno fatto il giro di mezzo mondo, attirando le critiche, in particolare del  Centro Simon Wiesenthal di Los Angeles che monitora le espressioni dell’antisemitismo in tutto il mondo. «Si tratta solo dell’ultima uscita di una lunga lista di frasi inopportune e pericolose», ha fatto sapere il rabbino capo del centro.

Aso è stato poi costretto a ritrattare a stretto giro.

Riforma costituzione: «Bisogna fare come i nazisti»

Al di là dei «buoni motivi» di Hitler, il vice premier nipponico non è nuovo a uscite pubbliche in cui tesse le lodi del nazismo. Nel 2013 a fronte di una sempre presente opposizione popolare alla riforma della costituzione all’articolo 9 — che impone la rinuncia eterna alla guerra e che impedisce al paese di mantenere un esercito regolare — aveva suggerito di «fare come i nazisti» che prima di prendere il potere in Germania, erano riusciti a far approvare delle modifiche alla costituzione in vigore.

Anche in quell’occasione, fogli di carta in mano e viso corrucciato più del normale, Aso aveva dovuto presentarsi alla stampa e fare ammenda per le sue frasi inopportune.

Nel corso di una settimana molto tesa, causa i test balistici e, proprio domenica scorsa, il sesto test nucleare, nordcoreani, le simpatie di estrema destra di una delle figure più influenti dell’esecutivo giapponese sono passate in secondo piano.

Da lunedì scorso, da quando un missile a medio-lungo raggio nordcoreano ha sorvolato l’isola di Hokkaido senza essere intercettato dai sistemi di difesa del paese arcipelago, in Giappone si vive in un clima di alta tensione.

Un clima di tensione utile

Dai primi mesi di quest’anno, che hanno visto un aumento del numero di lanci di missili dalla Corea del Nord verso il Mar del Giappone, in molte parti del Giappone le amministrazioni locali organizzano esercitazioni anti-missile. Scattano le sirene e gli avvertimenti a mettersi al riparo in luoghi sicuri. Anche gli anziani e gli studenti delle scuole elementari sono coinvolti.

Le iniziative sono sostenute daTokyo, che già nel 2003 aveva istituito il sistema di informazione J-Alert (in giapponese) per la difesa dei cittadini in caso di attacco militare diretto al territorio giapponese. A marzo, il portavoce dell’esecutivo Yoshihide Suga aveva dichiarato che erano «utili» per educare la popolazione a rispondere a un eventuale attacco missilistico.

Oltre alle esercitazioni, l’allarme è sempre più diffuso. In occasione del missile che ha sorvolato il Nord del Giappone all’inizio della scorsa settimana, la tv pubblica ha sospeso le trasmissioni trasmettendo un annuncio quanto mai inconsueto che annunciava il passaggio del missile.

«Non ci stupiremmo se scoppiasse la guerra domani», mi ha confessato un’amica nei giorni scorsi. Difficile che succeda, in realtà. Ma se l’allarme dovesse continuare, le iniziative del governo giapponese tese alla «normalizzazione» della costituzione e del proprio apparato militare — oggi ancora fondamentalmente legato alla difesa del territorio — potrebbero ricevere sempre più sostegno anche tra quelle frange della popolazione che difendono la costituzione pacifista del 1947.

E questo potrebbe rivelarsi utile ad Abe & co. in vista di un referendum popolare necessario ad approvare una modifica dell'articolo 9 della costituzione. In fondo, lo ha detto lo stesso Aso: in politica, è il risultato che conta.

@Ondariva

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