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Giappone, non bastano i sussidi del governo per aumentare la fertilità

Per il 36esimo anno consecutivo cala il numero di bambini in Giappone. Dal riso che stimola la gravidanza ai pieni triennali pubblici per il congelamento di ovuli nel paese si prova di tutto per invertire la tendenza.

Online lo si trovava alla voce «riso della gravidanza». Lo slogan pubblicitario associato al prodotto descriveva il cereale come contenente non meglio specificati «batteri della gravidanza» che verrebbero «trasmessi tramite il tatto dalle donne incinte o subito dopo il parto». Così, le donne che ricevono alimenti e altri oggetti veicoli di questi speciali batteri avrebbero più facilità a concepire.

Le evidenti difficoltà tecniche legate alla produzione di questi oggetti — pensate, ad esempio, ad un esercito di donne gravide pagate per toccare uno ad uno i chicchi di riso prima di confezionarli in un sacchetto da 150 grammi…— devono essere passate inosservate alle ignare clienti. Dal 2013, secondo quanto riporta il quotidiano Mainichi Shimbun, ci sono state numerose centinaia di acquisti sul portale di ecommerce Mercari.

La truffa dei «batteri della gravidanza»

Il business si è addirittura esteso ad altre categorie merceologiche. Oltre al riso sono comparsi anche altri prodotti impregnati di «batteri della gravidanza» tra cui integratori alimentari, accessori e disegni fatti a mano. Molti annunci erano corredati di tanto di manuali per le neomamme, test di gravidanza positivi e la testimonianza del venditore: «Ho sei bambini, i batteri sono fortissimi» oppure «Ho otto amiche che sono rimaste incinte dopo aver ricevuto questo riso».

Naturalmente la storia dei batteri — che, per inciso, non esistono — non ha convinto tutte. Così qualche altro arguto venditore online è ricorso alla carta della religione. Tra marzo e aprile sono state vendute almeno tre confezioni da 150 grammi di riso benedetto a un noto santuario del sud del Giappone per 1500 yen — per farsi un’idea: una confezione da 5 chili di comune riso bianco costa tra i 2000 e i 2500 yen (circa 20 euro).

A spiegare il fenomeno è stata proprio un’anonima venditrice sulla ventina: «ho sentito da un’amica che la cosa funzionava per fare soldi facilmente, così ho copiato il metodo»·

Politiche non efficaci

Frodi a parte, l’infertilità preoccupa le autorità giapponesi. Nel 2016, il britannico Guardian aveva parlato di sussidi pubblici a trattamenti per prolungare la fertilità delle giapponesi, come il congelamento degli ovuli, che già oggi coinvolgono oltre 370mila donne e portano alla nascita di un bambino su 24. In alcune località le aspiranti madri possono oggi pagare un trattamento appena un quinto del costo normale.

Queste iniziative non sono però finora bastate. La scorsa settimana il ministero dell’interno ha diffuso i dati sulla popolazione infantile del Giappone: rispetto all’anno scorso gli under 14 sono diminuiti di 170 mila unità, record negativo dal 1950. A differenza dell’Europa, in questi dati incidono poco gli stranieri che costituiscono poco più dell’1 per cento della popolazione e nella maggior parte dei casi risiedono in Giappone solo per un tempo limitato.

«Il dato è indice della scarsa efficacia delle politiche del governo Abe», accusa ancora il Mainichi. Da quando è salito al potere, infatti, il primo ministro Shinzo Abe ha promesso di favorire l’aumento del tasso di fertilità per donna a 1,8 bambini e si è posto l’obiettivo di mantenere la popolazione del paese-arcipelago, contro tutti gli studi scientifici recenti che prevedono un crollo demografico e un assestamento sugli 80 milioni di abitanti nel 2065, al di sopra dei 100 milioni di individui entro 50 anni. Una missione quasi impossibile.

@Ondariva

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