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Che succede se il Giappone diventa una potenza militare?

L'esercito c'è già anche se non ha mai sparato un colpo. Ma l'anno scorso il budget della difesa ha toccato livelli record. Ora Abe è pronto a rimuovere il cuore pacifista dalla Costituzione. E i cittadini inquieti per la minaccia norcoreana potrebbero dirgli di sì

Shinzo Abe ha stravinto la sua quinta contesa elettorale e formerà il suo quarto esecutivo negli ultimi undici anni. Oltre a consolidare le riforme economiche e dare continuità a una crescita troppo debole, Abe punta a riformare gli assetti difensivi del Paese-arcipelago. Il che significa, in primo luogo, dotare il Paese di un esercito «normale», in grado anche di offendere e non solo di difendere, come al momento attuale. Il che significa, a livello più profondo, abbandonare la Costituzione postbellica, che ha fatto del Giappone uno «Stato di pace» (heiwa kokka) dal 1947 a oggi.

La svolta di Abe, però, ha radici profonde — e non dipende solo dalle spinte conservatrici della maggioranza di governo. Di seguito qualche numero per fare chiarezza.

247.000 uomini

È questo il numero di militari attivi nelle fila delle Forze di autodifesa giapponesi (Jsdf). Considerati i riservisti e il personale paramilitare il totale raggiunge i 315.800 elementi. Non poco considerato, appunto, il pacifismo costituzionale di Tokyo. All’articolo 9, infatti, la Carta giapponese rimarca che «Il mantenimento delle forze di terra, del mare e dell’aria, e così pure degli altri mezzi bellici non sarà mai autorizzato. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto». 

Shinzo Abe intende modificare la Costituzione proprio per dare un riconoscimento legale ai militari attualmente impegnati a proteggere il proprio Paese — soprattutto nel fornire assistenza alla popolazione in caso di disastri naturali — o in missioni di peacekeeping all’estero, scriveva sul Japan Times l’analista Jeffrey Hornung, esperto di sicurezza nella regione dell’Asia-Pacifico. Sulla carta, questo non cambierebbe la postura «non belligerante» del Giappone. Le modifiche più sensibili sono state introdotte nel 2015 con le nuove leggi di Pace e sicurezza che hanno introdotto la possibilità per le Jsdf di esercitare il diritto all’autodifesa collettiva — ovvero di intervenire a protezione di forze alleate in caso di attacco — precedentemente escluso dalle interpretazioni del dettato costituzionale fornite dai governi di Tokyo e altre prerogative militari — come ad esempio lo sparare il primo colpo nel corso di missioni di ricerca e soccorso.

Nel 2016, il governo giapponese ha aumentato a 46 miliardi di dollari il budget per la difesa, record dalla fine della seconda guerra mondiale.

313 seggi

Sono i seggi controllati dalla coalizione di maggioranza guidata dal Partito liberaldemocratico (Ldp) in Camera bassa equivalenti a più dei due terzi del totale. Le forze favorevoli a una riforma costituzionale sono in maggioranza anche nella Camera alta — una parte consistente di seggi sarà rinnnovata nel 2019. La supermaggioranza in entrambe le camere consegna virtualmente al governo conservatore i numeri necessari a cambiare la Costituzione. Dopodiché, da prassi costituzionale, si dovrebbe procedere alla convocazione di un referendum costituzionale. Il risultato di questo è tutt’altro che scontato: l’opinione pubblica è spaccata a metà circa la revisione dell’articolo 9. La percezione di una crescente minaccia proveniente dalla Corea del Nord potrebbe però spostare in modo deciso l’elettorato verso l’addio al pacifismo. Come riportava il New York Times alcuni mesi fa, i giapponesi sembrano sempre più legati alle proprie forze militari. E non solo per il loro ruolo nel post-terremoto del 2011 e, in generale, in occasione dei disastri naturali a cui il paese è periodicamente soggetto (dai terremoti ai tifoni): ad agosto di quest’anno 26mila persone hanno assistito la scorsa estate a un’esercitazione (con tanto di spari su obiettivi) delle Jsdf a Gotemba, località alle pendici del Monte Fuji.

In un Paese dove la disaffezione alle urne è in crescita ma dove, da almeno 5 anni, il sostegno all’Ldp rimane costante, decisiva sarebbe la partecipazione al voto. Sempre che Abe e i suoi non decidano prima di mettere mano all’articolo 96 della costituzione che regola, tra l’altro, il funzionamento degli emendamenti costituzionali.

Anno 1954

Quando furono fondate le Jsdf erano passati poco meno di dieci anni dalla resa incondizionata dell’impero del Giappone. La loro stessa fondazione dipese dal progressivo disimpegno delle forze di occupazione Usa su suolo giapponese a causa dello scoppio della guerra di Corea nel 1950 e dal clima di guerra fredda diffusosi in Asia in seguito alla salita al potere di Mao Zedong in Cina. Così nel 1954, in quella che era una palese violazione all’articolo 9, vennero istituite ufficialmente le Jsdf con le sue divisioni di terra, d’aria e di mare.

Come ricordava Franz-Stefan Gady sul sito della Bbc, inizialmente le Jsdf erano malviste a addirittura ridicolizzate: basti pensare ai primi film di Godzilla, in cui sono rappresentate come «dotate di scarsa inventiva» e costantemente impotenti di fronte all’avanzata del mostro.

Le cose però cambiano con gli anni 90. Nel 1992, il parlamento approva una legge che permette l’invio di militari in missioni di peacekeeping sotto l’egida Onu: il primo banco di prova è stata la Cambogia. L’anno successivo poco più di 30 militari giapponesi vennero inviati in Mozambico. Con l’esplosione della guerra globale al terrorismo, Tokyo approvò alcune leggi speciali che permisero l’invio di militari a supporto degli sforzi bellici di Washington in Iraq e Afghanistan. Altri 680 militari vennero inviati nel 2002 a Timor Est a supporto della missione Onu nel paese funestato da una guerra civile. Nel 2009 i militari nipponici furono coinvolti anche in missioni antipirateria nel golfo di Aden e infine nel 2016, Tokyo ha inviato 350 soldati in Sud Sudan sempre a sostegno della missione Onu.

Le risorse organizzative e tecnologiche giapponesi, infatti, sono apprezzate e considerate un potenziale asset dagli alleati. Ad oggi, però, le Jsdf rimangono l’unico esercito al mondo a non aver mai sparato un colpo e a non aver mai riportato vittime in battaglia. Ma in futuro le cose potrebbero cambiare.

@Ondariva

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