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Giappone, il rugby riscatta e nasconde i buchi neri della politica

Arrivando all’aeroporto di Shizuoka, città del Giappone orientale nei pressi del monte Fuji sono due le cose che colpiscono l’attenzione: il numero di pubblicità del monte simbolo del paese del Sol Levante e un enorme banner che celebra la nomina della città a sede della prossima coppa del mondo di rugby.

I giocatori della nazionale giapponese di rugby dopo una vittoria. Foto credit: scmp.com

Dalla scorsa settimana, infatti, il Giappone ha un nuovo sport nazionale: il rugby.Tutto è iniziato quando i Coraggiosi Fiori di Ciliegio — l’appellativo del team è infatti “Brave Blossoms”; fino a qualche anno fa erano solo “Cherry Blossoms” — hanno sconfitto al termine di un match memorabile di Coppa del mondo la nazionale sudafricana. 

I ragazzi di Eddie Jones hanno interrotto una striscia negativa lunga 24 anni. E l’hanno fatto nel più sorprendente dei modi.

Nessuno poteva aspettarsi una vittoria contro gli “Springboks”, una delle nazionali più titolate al mondo. Nemmeno gli appassionati di sport del Sol Levante, dove il rugby è a tutti gli effetti — o almeno era — uno sport minore. 

L’effetto è stato però devastante. Giornali nazionali — e non solo sportivi — sono usciti il giorno dopo, il 20 settembre, con in prima pagina la foto dei rugbisti e titoli a caratteri cubitali che celebravano i nuovi eroi della nazione. Il baseball — fino a quel momento sport nazionale — relegato a margine dell’impresa.

 

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Tutti hanno cominciato a sostenere i “Brave Blossoms”, capitanati da Michael Leitch, 26enne di origini samoane naturalizzato giapponese. Leitch rappresenta a pieno la squadra composta per un buon 20 per cento da giapponesi “acquisiti” per meriti sportivi, in maggioranza neozelandesi di nascita che per anni hanno militato nelle fila di squadre di club del Sol Levante. 

Da domenica, ogni volta che c’è una partita della nazionale di rugby giapponese si accendono i televisori in tutte le case, nei piccoli e grandi nomiya — i locali dove si bevono alcolici — e perfino negli atrii dei sento — i bagni pubblici alla giapponese. Con la Scozia non è andata bene — è finita con un impietoso 45 a 10 — ma da anni i risultati della squadra sono in crescita e c’è speranza per una seconda vittoria.

Le imprese della nazionale di rugby hanno inevitabilmente sviato l’attenzione pubblica da alcuni dei temi caldi del momento: le nuove leggi di sicurezza nazionale — approvate appena un giorno prima — l’abenomics che arranca e una classe dirigente, come spiega un articolo di Associated Press, impreparata, inefficiente e poco trasparente. È stato proprio lo sport — nello specifico, i preparativi alle Olimpiadi 2020 di Tokyo — a mettere in mostra buchi neri nel processo decisionale

Nell’arco di poche settimane, il comitato organizzativo ha dovuto fare tabula rasa del progetto del nuovo stadio di Zaha Hadid e ritirare il logo disegnato da Kenjiro Sano dopo accuse di plagio nei suoi confronti. La vicenda dello stadio è indubbiamente la più complessa. Prima l’ok al progetto a fine 2012; poi l’annuncio un aumento dei costi di quasi 2 miliardi di euro, il doppio di quanto approvato in prima istanza, a causa di difficoltà tecniche nella realizzazione del progetto; la notizia dello stop e la richiesta del primo ministro Shinzo Abe di fare tabula rasa del vecchio progetto; e infine le accuse al Japan Sports Council — organismo  legato all’influente ex premier Yoshiro Mori, guarda caso anche presidente della federazione nazionale di rugby — di usare i fondi pubblici messi a disposizione per il nuovo stadio per costruire una nuova sede da oltre 120 milioni di euro.

Venerdì, dopo che una commissione di inchiesta ha evidenziato le sue responsabilità nella vicenda, il ministro dell’educazione e dello sport Hakubun Shimomura, uno degli uomini più fedeli al premier, ha dato le dimissioni e potrebbe essere sostituito nel rimpasto di governo annunciato per il mese prossimo. 

La vicenda si è ripercossa, loro malgrado, anche sugli uomini di Jones e Leitch. Avrebbero dovuto infatti inaugurare loro il nuovo stadio nel 2019, in apertura della prima coppa del mondo di rugby a essere giocata in Asia. Un’occasione sprecata per dare ai Blossoms, che oggi sembrano trovarsi a loro agio sui campi inglesi, un palco d’onore.

@Ondariva

 

 

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