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Giappone, la vecchiaia è un concetto relativo

Il Giappone è uno dei paesi con una percentuale di abitanti over-60 tra le più alte al mondo e un tasso di natalità che non regge il passo con l’invecchiamento della popolazione. Da anni i governi di Tokyo cercano soluzioni senza successo. Un’idea arriva in questi giorni da un’associazione di medici.

Qualche appassionato di calcio si ricorda bene del primo giapponese in Serie A. Kazuyoshi Miura arrivò in Italia nel 1994, a 27 anni, relativamente tardi per un calciatore, giocando 21 partite e segnando un gol con la maglia del Genoa.

A distanza di 23 anni, «King Kazu» non ha ancora appeso gli scarpini al chiodo. A 50 anni suonati, da punta del Yokohama Fc — che gioca nella seconda divisione del campionato giapponese — detiene il record di calciatore e bomber più vecchio di tutto il mondo. «Continuerò a dare tutto ciò che ho e a lottare», aveva detto Miura a fine 2015 nel giorno del rinnovo di contratto

Con la sua ormai trentennale carriera, Miura ha alzato l’asticella spostando di molto in avanti la soglia della resistenza fisica di un calciatore, oggi compresa tra i 35 e i 40 anni.

Come Miura al di fuori del calcio, qualcun altro sta portando avanti una campagna di revisione dell’età e del concetto stesso di vecchiaia.

Il dottor Yasuyoshi Ouchi, ex presidente della Società giapponese di geriatria e presidente dell’ospedale Toranomon di Tokyo, ha pochi dubbi: oggi chi ha tra i 60 e 65 anni è costretto per legge ad andare in pensione per raggiunti limiti d’età anche se potrebbe continuare a lavorare e sostenere con le sue tasse il welfare per i più anziani.

A supporto della propria tesi, ha citato uno studio del governo giapponese che sostiene che appena il 5 per cento della popolazione intervistata crede che un/una 65enne sia «anziana».

Insomma, la soglia dei 65 anni per definire la vecchiaia è «anacronistica», ha affermato Ouchi.

Per questo, con la Società di gerontologia e la Società di geriatria, il medico ha pubblicato una nuova categorizzazione della vecchiaia per fasce d’età. La soglia di anzianità si sposta in avanti di almeno dieci anni. Ouchi crede nel «ringiovanimento» della salute degli anziani giapponesi.

Durante il suo intervento al Club della stampa estera di Tokyo, il medico ha ricordato alcuni recenti studi che hanno dimostrato il calo dei casi di infarti tra le persone di età compresa tra 65 e 79 anni e l’aumento della velocità di cammino tra gli anziani.

Gli individui di età compresa tra 65 e 74 anni vengono perciò identificati come «pre-anziani», mentre i «veri» anziani, sulla base dell’esperienza clinica che indica quest’età come un vero e proprio punto di svolta per la salute individuale, saranno i 75enni. Per quelli con 90 anni è stata studiata la categoria «super-anziani».

Avrà successo la nuova classificazione della vecchiaia proposta dai geriatri? Ancora presto per dirlo. Se infatti i giapponesi over-65 sono fisicamente molto in forma, spaventa l’aumento del numero di anziani affetti da demenze. Il segno tangibile dell'incremento di casi di demenze è il picco di incidenti stradali mortali provocati da guidatori ultra-75enni, oltre 459 nel 2016, il 13 per cento del totale. Per porre un freno al problema alcune aziende hanno iniziato a offrire sconti e altri benefici ai clienti più anziani che arrivano a piedi o con i mezzi pubblici.

Il ministero della Salute del Lavoro e del Welfare ha da poco presentato delle stime importanti: 7 milioni — circa il 20 per cento degli over-65 — entro il 2025, un problema che potrebbe pesare sempre di più sul sistema sanitario nazionale. 

@Ondariva

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