Giappone, quando il turismo diventa «inquinamento»

Il boom di turismo non è sempre una notizia positiva. In Giappone lo chiamano kanko kogai — inquinameno da turismo — e sta seminando il panico nelle località più battute del paese arcipelago.

La strada che porta al santuario del Fushimi Inari di Kyoto invasa da visitatori come una popolare via dello shopping di Tokyo. Guardie che all’ingresso del Padiglione d’oro — altro importante monumento dell’antica capitale imperiale — tengono il tempo a chi effettua l’ingresso e proibiscono foto di gruppo. Da qualche giorno alcuni utenti internet arrabbiati stanno riversando il loro livore sulle bacheche online di forum di viaggi.

Il motivo? Troppi turisti e solo poche località turistiche in grado di ospitarli e garantire servizi per tutti.

Aumento del turismo oltre le aspettative

Nei primi cinque mesi dell’anno il numero di presenze in Giappone è aumentato del 17 per cento su base annua. Il target di spesa nel settore turistico fissato per il 2020 è stato addirittura raggiunto anticipatamente quest’anno.

La «rivolta» sotterranea sembra per esplodere proprio a Kyoto, la città più investita dai flussi turistici domestici e in arrivo dall’estero. Come scrive il settimanale economico Toyo Keizai, i problemi maggiori riguardano, tra gli altri, il congestionamento e i ritardi dei mezzi  di trasporto pubblico, il rumore, l’aumento della spazzatura. E poi l’aumento delle strutture ricettive — e quindi dei costi della vita — e la riduzione delle aree abitabili.

La situazione è critica intorno ai templi della città — come il Kyomizu-dera, metà privilegiata del turismo a Kyoto. Secondo un professore della locale università, interpellato dal quotidiano Japan Times, soprattutto in autunno, «I residenti che vanno a lavoro o all’ospedale sulla Higashi Oji dicono di non riuscire più a salire sugli autobus». Per risolvere un problema analogo, su una linea ferroviaria che collega le due città di Fujisawa e Kamakura, nei dintorni di Tokyo, la società che gestisce la linea ha introdotto un pass speciale per residenti che permette a chi lo possiede di evitare code per salire sul treno.

Necessario un equilibrio tra profitti e vita degli abitanti

Trovare un equilibrio tra i costi sulla popolazione locale e i profitti del turismo è complesso, ma è di massima urgenza. Nei primi sei mesi di quest’anno, oltre 2,6 milioni di turisti sono entrati nel paese del Sol Levante per trascorrere le proprie vacanze estive, in aumento del 16,8 per cento rispetto all’anno precedente. In totale nel 2016 le presenze turistiche in Giappone si sono fermate a 24 milioni, in aumento costante negli ultimi cinque anni. A questo hanno contribuito fattori come il deprezzamento dello yen e l’introduzione di nuove linee aree low cost: sono infatti i turisti cinesi e sudcoreani a guidare il boom di presenze in Giappone, in aumento costante rispetto agli ultimi anni — in particolare i sudcoreani, nel 2017 + 44 per cento rispetto al 2016.

Trovare un equilibrio sarà quindi necessario soprattutto se il Giappone vuole raggiungere l’obiettivo 40 milioni di turisti nel 2020 — anno delle Olimpiadi — e degli 8 mila miliardi di yen di introiti dal settore, diventando così una «superpotenza» del turismo mondiale. La ricetta prevede, in particolare, spiega ancora il magazine Toyo Keizai, nel privilegiare un turismo di «alto livello» e le lunghe permanenze «in modo che i turisti possano costruire una connessione sincera con gli abitanti del luogo in cui si trovano». Turismo mordi e fuggi: no grazie; piuttosto, equilibrio tra persone e profitti. «Se le autorità sbaglieranno la direzione, distruggeranno questo equilibrio producendo una situazione caotica».

@Ondariva

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