Missile nordcoreano, a Tokyo si fermano anche i treni

La mattina di sabato 29 aprile Pyongyang ha lanciato un nuovo razzo verso il Mare del Giappone. Il lancio è fallito ma la percezione del pericolo è in salita. E questo potrebbe favorire l’agenda conservatrice del governo Abe.

I poveri pendolari della primissima mattina di Tokyo — chi va a lavoro e chi invece torna dal venerdì di bagordi — devono avere avuto un brusco risveglio nel loro sonnellino in transito. Alle 6:07 i treni di Tokyo Metro, l’azienda che gestisce gran parte delle linee metropolitane sottorranee di Tokyo, si sono fermate per controlli di sicurezza dopo la notizia del lancio di un missile nordcoreano. Per circa 10 minuti — un’eternità per gli standard di Tokyo — i convogli sono rimasti fermi. Poi, una volta arrivata la conferma del fallito lancio, alle 6:17 i treni si sono rimessi in moto.

Uno stop simile si è verificato anche fuori della capitale, sulle linee ad alta velocità sulla dorsale centro-occidentale della isola di Honshu, tra Kanazawa e Niigata.

Livello di allerta alto

Come discusso in precedenza, l’attuale governo giapponese tratta il dossier nordcoreano con la massima cautela. Anche sabato scorso il governo di Tokyo — riporta il quotidiano Asahi Shimbun — è stato piuttosto reattivo. Yoshihide Suga, il capo portavoce del governo, ha convocato subito una conferenza stampa in cui ha condannato nuovamente la Corea del Nord e riportato le istruzioni del primo ministro Abe, al momento del lancio nordcoreano in visita a Londra: fare il massimo sforzo per raccogliere e analizzare informazioni e riportarle poi immediatamente e in modo appropriato al pubblico; confermare la sicurezza del traffico aereo e navale; prendere misure sufficienti per prepararsi alle contingenze.

Indicazioni piuttosto generiche, ma che tengono alto il livello d’allerta. La sospensione del trasporto pubblico — che secondo i media giapponesi ha riguardato oltre 13mila persone (in giapponese)— potrebbe avere accentuato la percezione del pericolo nordcoreano nella stessa popolazione.

Allarme giustificato?

Il pericolo di un attacco nordcoreano, certo, esiste. Pyongyang dispone di missili a media e lunga gittata funzionanti. Quello di sabato è stato il secondo test balistico questo mese. Entrambi sono falliti, ma, come spiega Jeffrey Lewis del Middlebury Institute of International Studies alla Bbc, non è detto che falliranno per sempre. Gli avvertimenti e le minacce del regime nordcoreano — i comunicati della KNCA, la tv di stato, che annunciano «la distruzione degli Stati Uniti» e dei loro alleati — certo non mancano. Come non mancano le parole di fuoco dall'altro lato della barricata: «Temo lo scoppio di un grande, grandissimo conflitto [con Pyongyang]», ha dichiarato Donald Trump la scorsa settimana.

Come nota un altro studioso della situazione coreana, David Kang sull’East Asia Forum, però, le condizioni odierne non sono poi così diverse da quelle di vent’anni fa. L’idea di uno scontro che coinvolga potenzialmente centinaia di milioni di persone in quattro paesi — Corea del Nord, Corea del Sud, Cina e Giappone — è un deterrente abbastanza forte. Lo stesso Trump, nella pratica, sembra seguire la strada del suo predecessore nell’atteggiamento tenuto nei confronti del «Regno Eremita».

Ragioni interne

Perché allora a Tokyo c'è paura di un attacco nordcoreano?

Per il filosofo francese Michel Foucault il senso di pericolo era un importante dispositivo di controllo e sorveglianza dello Stato sulle popolazioni che nella storia erano venute ad accumulare una serie di libertà (politiche, economiche, sociali, ecc.). I fatti di questi ultimi giorni sembrano puntare in questa direzione. Di Corea del Nord se ne parla sui media e sabato, con lo stop ai treni, migliaia di persone sono state toccate nella propria vita quotidiana dalla (percepita) minaccia nordcoreana.

Le riforme e le nuove leggi pianificate dal governo conservatore — tra cui la legge anti-cospirazione e la riforma della costituzione pacifista — stanno incontrando resistenza in molti strati della popolazione. In particolare in vista di un referendum costituzionale — passaggio obbligato per la modifica della Legge fondamentale dello Stato — sull’articolo 9, che vincola Tokyo alla rinuncia alla guerra e al mantenimento di un esercito regolare, il governo punta a raccogliere consensi nella popolazione. Questa, percependo la minaccia nordcoreana come reale, urgente, potrebbe assecondare la linea del governo conservatore, interessato a riportare il paese del Sol Levante tra le principali potenze militari mondiali. In questo senso, la Corea del Nord potrebbe essere paradossalmente l’arma in più del governo Abe.

@Ondariva

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