La nazionale di calcio giapponese affronterà il Belgio in uno scontro diretto valevole per gli ottavi di finale dei Mondiali di Russia. Nonostante le poche chance di vittoria, la compagine di coach Nishino rimane l’unica nazionale asiatica ad aver raggiunto la seconda fase del torneo. E a ispirare milioni di tifosi in Asia orientale

Il giocatore giapponese Shinji Kagawa esulta durante la partita Colombia-Giappone ai Mondiali Russia 2018. REUTERS/Damir Sagolj
Il giocatore giapponese Shinji Kagawa esulta durante la partita Colombia-Giappone ai Mondiali Russia 2018. REUTERS/Damir Sagolj

Con una clamorosa vittoria contro la Colombia, la prima nella storia dei Mondiali di una nazionale asiatica su una sudamericana, un pareggio contro il Senegal e una sconfitta di misura contro la Polonia, al termine di una partita giocata perlopiù in difesa, il Giappone si è qualificato alla fase finale del mondiale russo, entrando così tra le 16 nazionali di calcio più forti al mondo.


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Non solo più forti, ma anche più corrette in campo: la qualificazione del Giappone è arrivata ai danni del Senegal, formazione con pari punti e differenza tra gol segnati e gol subiti, grazie al minor numero di cartellini gialli presi dai nipponici.

Il gioco dei samurai blue, 61esimi nel ranking Fifa, ha infatti stupito, soprattutto nelle uscite contro Colombia e Senegal, gli appassionati del pallone. Anche quelli cinesi.

Con 37mila biglietti venduti, la Cina è una delle nazioni più rappresentate tra le tifoserie presenti in Russia. Oltre a quelli con il biglietto già in tasca, altri 20mila tifosi sarebbero giunti in Russia da oltre muraglia.

Lasciando da parte il nazionalismo, spesso propagato dai media di oltre muraglia su questioni storiche e territoriali, centinaia di netizen hanno lodato i calciatori giapponesi. Qualcuno si è addirittura spinto fino al punto di definire il Giappone “la luce dell’Asia” (naturalmente solo calcisticamente parlando). 

Altri, rileva What’s on Weibo, portale che segue i trend di Weibo, il principale social network cinese, sono andati apertamente contro la versione ufficiale dei media vicini al partito comunista. Il quotidiano Beijing Wanbao aveva definito la vittoria giapponese contro la Colombia fortunata, ma “disonorevole” a causa del comportamento del portiere Eiji Kawashima reo di aver negato l’entrata in porta della punizione del colombiano Quintero. L’articolo era stato poi ripreso da altri media locali.

Solo pregiudizi, secondo qualcuno, che ha rincarato la dose definendo “idiota” il pezzo del Beijing Wanbao. “Qualsiasi portiere avrebbe cercato di fare l’interesse della propria nazionale”, ha scritto un netizen. 

Nella seconda partita, contro il Senegal, ad impressionare gli spettatori cinesi della kermesse calcistica è stata l’organizzazione difensiva dei giapponesi che ha imbrigliato le sfuriate dei calciatori senegalesi. 

Lo spirito di squadra, la tenacia dei giapponesi sono un luogo comune imbevuto di orientalismo. Tuttavia, è innegabile che il movimento calcistico nipponico abbia raggiunto un livello di sviluppo che non si ritrova in altre parti dell'Asia orientale (se non forse, in misura minore, in Corea del Sud): dal 1998 non manca mai l’appuntamento dei mondiali. Un modello, insomma, per la Cina che sta cercando, non senza difficoltà, di costruire un sistema calcistico di successo e di diventare la prossima superpotenza del calcio mondiale. 

C’è stato poi il comportamento esemplare dei tifosi giapponesi, ritratti a raccogliere i propri rifiuti al termine dei match. Le immagini hanno totalizzato oltre 50 milioni di visualizzazioni su Weibo. 

Lo avrebbero fatto anche i cinesi, ha scritto sarcasticamente qualcuno. Peccato che Team China non si sia qualificata.

@Ondariva

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