Figlio di un soldato Usa, ma avverso alle basi statunitensi, il nuovo governatore di Okinawa Denny Tamaki vuole negoziare direttamente con Washington aggirando Tokyo. E ha già rivoluzionato la politica giapponese

Danny Tamaki alza le mani con i sostenitori in festa dopo essere stato eletto alle elezioni governative a Naha, sull'isola giapponese meridionale di Okinawa. Kyodo tramite REUTERS
Danny Tamaki alza le mani con i sostenitori in festa dopo essere stato eletto alle elezioni governative a Naha, sull'isola giapponese meridionale di Okinawa. Kyodo tramite REUTERS

 Okinawa è un'isola del paradosso.


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È amministrativamente legata al Giappone dal 1972 ma ancora per larga parte occupata da cittadini e militari stranieri. Grazie alle basi militari dove questi risiedono – e, naturalmente, al turismo balneare - l’economia locale, la più arretrata di tutto il Paese, non affonda.

C’è chi infatti dai terreni su cui sorgono le strutture militari ottiene una rendita consistente.

Allo stesso tempo, però, in molti vorrebbero vivere senza velivoli militari che si alzano sopra la propria casa e senza il rischio di veder cadere il finestrino di un elicottero da guerra sopra la scuola frequentata dai propri figli.

Al grido di “Denny, Denny, Denny”, centinaia di questi molti erano in piazza per celebrare la vittoria elettorale di Denny Tamaki, candidato progressista antibasi per la piattaforma politica All Okinawa.

“Andiamo verso una nuova Okinawa”, ha scritto su Twitter poco dopo l’ufficialità della sua vittoria.

Tamaki prenderà il posto abbandonato prematuramente da Takeshi Onaga, coraggioso governatore antibasi, in grado di schierarsi apertamente contro il governo nazionale, scomparso ad agosto per un cancro al pancreas. Proprio dall’ex governatore, Tamaki aveva ricevuto l’investitura a delfino del movimento antibasi che riunisce partiti politici e gruppi di attivisti.

Al termine di una campagna elettorale serrata durata meno di un mese, il 58enne ex parlamentare democratico ha sconfitto largamente un candidato dell'establishment, Atsushi Sakima, sostenuto dalla coalizione conservatrice che governa a Tokyo.

Eppure, proprio come l’isola dove è nato, Tamaki è un paradosso.

Il giapponese impeccabile, la camicia kariyushi perfetta per le isole meridionali del Giappone ma con il viso da gaijin (straniero). Figlio di un soldato americano ma avverso alle basi americane nella sua terra.

Punto fondamentale del suo programma è impedire lo spostamento della base aerea di Futenma a Henoko, costa sudorientale dell’isola di Okinawa, compito lasciatogli dal suo predecessore. Ma al tempo stesso, Tamaki intende parlare con gli Stati Uniti e portare l’istanza della gente di Okinawa, senza mediazioni da parte del governo centrale che, invece, quella base la vorrebbe completare. «Il nostro punto di partenza sarà come poter coesistere nella comprensione e nella pace reciproca», ha spiegato alla stampa il politico, ex speaker radiofonico e musicista, facendo intendere che lavorerà per favorire la convivenza tra civili e militari, tra giapponesi e americani.

«E’ più importante l’identità dell’ideologia», ha aggiunto.

Parole come queste l’hanno reso popolarissimo: con quasi 400mila preferenze, Tamaki è diventato il governatore più votato della storia della prefettura (in giapponese).

Difficile dire se il nuovo governatore riuscirà a realizzare le promesse. Per gli osservatori, però Tamaki ha già realizzato una rivoluzione. Incarna infatti un nuovo tipo di leader, finora inedito in un paese dove diversità e tolleranza faticano a diventare questioni di ordinaria amministrazione.

Un leader multietnico, specchio perfetto della propria realtà locale, a metà tra Usa e Giappone, simbolo di quell’alternativa al dominio assoluto del partito liberaldemocratico dei figli e nipoti ormai diventati vecchi – questa l’immagine del governo in un recente sondaggio del quotidiano Mainichi (qui in giapponese) – di Shinzo Abe.

@Ondariva

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