Okinawa, a 72 anni dalla battaglia, l'isola è ancora divisa

72 anni fa la Battaglia di Okinawa tra esercito imperiale giapponese e soldati Usa. Negli scontri morì un quarto della popolazione civile.

Hatsuko Omine, 84 anni, ricorda molto bene il giorno in cui i militari americani arrivarono a Okinawa. Ricorda le esplosioni delle bombe che cadevano dall’alto e le fiamme che bruciavano natura, villaggi e uomini, senza distinzione d’età o sesso. Le ostilità durarono per tre mesi, dal primo aprile al 22 giugno. Il bilancio finale delle vittime supera le 200mila persone.

La sua famiglia si dovette prima rifugiare in una tomba di famiglia e poi in una cisterna usata per la raccolta dell’acqua piovana. Il padre trovato in possesso di una bomba a mano fu catturato dai militari americani. Hatsuko, allora 12enne, e la sua famiglia vennero catturati insieme al padre. Intanto, soldati e ufficiali dell’esercito imperiale costringevano i locali a suicidarsi in massa per non essere catturati dagli americani.

Quell’esperienza ha segnato fortemente Hatsuko. Da insegnante di scuola media, ha più volte condiviso con i suoi studenti la storia di quei giorni nel 2003 è diventata un libro.

Dopo che nel 2007 il ministero dell’educazione ha chiesto agli editori di libri di testo di storia di rimuovere riferimenti alle pressioni dei militari giapponesi sulla popolazione locale, Hatsuko è più volte andata a Tokyo a presentare l’istanza di chi la battaglia di Okinawa l’aveva vissuta sulla propria pelle. «La storia era stata modificata» — sostiene ancora oggi Hatsuko — per volere del governo di Tokyo.

Dagli anni 90 i morti di guerra di Okinawa sono ricordati in un monumento — la pietra angolare della pace — al parco del memoriale della pace di Itoman. Su una lastra di marmo scuro sono stati scolpiti uno dopo l’altro i nomi dei 241,5 mila di periti negli scontri del 1945. Quest’anno è toccato ai nomi di 54 persone essere registrati sul monumento.

Rapporti difficili con Tokyo

I rapporti tra Okinawa, l’isola divisa, tra giapponesi delle isole maggiori, popolazione locale e militari americani, tra proprietari terrieri e non, la provincia più povera dell’arcipelago, sono da anni freddi. Mentre a Okinawa governo e popolazione vorrebbero la fine della presenza militare americana — sull’isola ci sono circa 27mila soldati e marines — a Tokyo non si può — o non si vuole — trovare una soluzione alternativa.

Negli ultimi tre decenni sono stati numerosi gli incidenti che hanno coinvolto militari Usa e popolazione locale. Il più grave nel 1995 quando una 12enne venne rapita e stuprata da un gruppo di marine.

Durante le commemorazioni per la battaglia di Okinawa, il premier Shinzo Abe è tornato a ripetere che farà di tutto per alleggerire il peso delle basi — il 62 per cento delle strutture militari Usa in Giappone è concentrato in quest’isola semi-tropicale che costituisce appena lo 0,6 per cento del territorio del Paese del Sol Levante — ma in pochi credono alle sue promesse, ad Okinawa.

Da due anni sono infatti in corso i lavori di spostamento della base aerea di Futenma in una nuova struttura, a Henoko, costa sud-orientale. La popolazione locale è sul piede di guerra. Il governatore della provincia, Takeshi Onaga, anche lui anti-basi, ha attaccato direttamente Abe. I lavori di spostamento sono «contro la volontà del popolo di Okinawa», ha spiegato Onaga.«Voglio che i giapponesi provino a provare a Okinawa e a come dovrebbero essere modificati gli accordi», ha concluso. Ma per il governo centrale lo spostamento rimane «l’unica soluzione» per spostare le strutture militari lontano dai centri abitati. E su questo, per ora, non sembrano esserci margini di trattativa.

@Ondariva

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