Perché lo scandalo Toshiba è un caso globale

Per sei anni Toshiba, una delle più grandi corporation giapponesi, ha truccato i propri bilanci per circa un miliardo di euro. La notizia era nell’aria già da tempo ma gli dopo le rivelazioni di questa settimana la fiducia degli investitori nei confronti del brand rischia di mettere a rischio la ripresa economica giapponese. E gli affari in America ed Europa dell'ex gruppo modello della Japan Inc.

I dirigenti Toshiba chiedono scusa. Foto: Reuters

 “È il più grande danno al brand in 140 anni di storia”. Con queste parole il 21 luglio scorso il presidente del gruppo Toshiba Hisao Tanaka ha chiesto pubblicamente scusa per il più recente scandalo che coinvolge una delle più importanti aziende giapponesi nel mondo. Quattro anni fa, un altro colosso della Japan Inc., Olympus, leader nel settore delle lenti fotografiche, era stato coinvolto in quello che è ancora oggi il più importante caso di falso in bilancio della storia industriale giapponese: perdite per oltre un miliardo di dollari nascoste e possibili connessioni con il crimine organizzato. 

Per il momento nel caso di Toshiba niente di tutto questo. L’azienda di Tokyo, nata nel 1938, in pieno sforzo bellico, è leader in Giappone e nel mondo in settori come gli elettrodomestici, l’informatica, gli impianti e i sistemi elettrici, l’energia nucleare. Tuttavia, da qualche anno, ha difficoltà a tenere testa — soprattutto nel settore informatico e del nucleare — ai concorrenti asiatici e americani. Vuoi per fattori esterni come la crisi economica globale iniziata proprio nel 2008 o l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima nel 2011, negli ultimi anni Toshiba ha perso colpi.

L’impressione è che però i suoi dirigenti non abbiano mai voluto ammetterlo per non perdere la faccia. Soprattutto in un periodo in cui sono concetti come fiducia e paura a dominare la finanza mondiale.

Secondo quanto scritto dal New York Times, lo scandalo ha minato profondamente la reputazione Toshiba, un’azienda che fino ad aprile di quest’anno, quando è iniziata l’indagine conclusasi all’inizio di questa settimana, aveva la reputazione dell'allievo modello in fatto di governance aziendale. A parte uno scandalo risalente al 1987, per un’infrazione alla legge sulla valuta straniera, una storia di integrità. Almeno in apparenza.

Questa fama ha favorito la carriera di molti suoi dirigenti che  hanno occupato — o occupano tuttora — posizioni di rilievo nel settore pubblico: associazioni di industriali, camere di commercio, organi di consiglio a livello governativo. Uno dei tre dirigenti dimissionari, il vice presidente Norio Sasaki era stato vice presidente della Keidanren, la Confindustria giapponese, e membro del consiglio sulle politiche economiche e fiscali interno al ministero omonimo.

Un altro ex presidente di Toshiba, Taizo Nishimuro, è oggi a capo delle poste giapponesi, primo gruppo bancario e assicurativo, nonché primo datore di lavoro del paese arcipelago, controllato al 100 per cento dal governo, e deve gestire i preparativi per una delle offerte pubbliche iniziali più grandi della storia. Raggiunto dal Nikkei Shimbun, Nishimuro, che è anche tra coloro che offrono consiglio al premier Shinzo Abe sul discorso in onore dei settant’anni dalla fine della guerra, ha spiegato di aver assicurato al governo che si prenderà carico personalmente di riportare in alto il nome della Toshiba e di ripulirne la reputazione. 

Ora l’onda lunga del caso Toshiba potrebbe ripercuotersi anche sulle politiche di rivitalizzazione dell’economia giapponese intraprese dall’amministrazione Abe e dalla Bank of Japan, la banca centrale nipponica, a partire dalla fine del 2012. Secondo quanto scrive il giornalista economico Itsuo Toshima dalle pagine del Nikkei Asian Review, il caso Toshiba e il tasso di gradimento di Abe in picchiata rischiano di scoraggiare ulteriormente gli investitori. E bye bye abenomics

Ci sono poi gli affari d'oltremare del conglomerato: l’acquisto e la partnership con GDF Suez per la costruzione del più grande impianto nucleare d’Europa in Gran Bretagna attraverso NuGen; le partecipazioni in Westinghouse Electric, storica azienda statunitense del settore energia; le partecipazioni in Landis + Gyr, azienda di distribuzione di elettricità svizzera, Fujitsu e IBM; le forniture di batterie al litio di ultima generazione per le centrali elettriche di Gran Bretagna, Italia e Spagna; fino all’orologio di Times Square, a New York, su cui l’azienda di Tokyo ha la licenza fino al 2017. Oggi è stato mosso un primo passo verso la ristrutturazione aziendale: Toshiba ha venduto le sue quote nell’azienda di ascensori finlandese Kone, per un totale di circa 865 milioni di euro. Negli Stati Uniti, intanto, già ai primi di giugno è partita una class action contro l'azienda giapponese colpevole di aver "ingannato i suoi investitori" producendo "documenti falsi" sullo stato dei bilanci societari.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui il caso Toshiba non è solo giapponese. E gli oltre 10 secondi di inchino di scuse dell’ex presidente Tanaka significano forse più di molte parole.

@Ondariva

 

 

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