Più giovani al voto, la politica prova a cambiare direzione

In quella che è stata definita la più importante riforma elettorale da settant'anni a questa parte, il parlamento giapponese ha approvato l'abbassamento dell'età di voto da 20 a 18 anni.

Ventenni al seggio elettorale. Foto credit: nbcnews.com

La riforma allargherà l’elettorato di oltre 2 milioni di persone, i giovani compresi tra i 18 e i 19 anni che potranno eleggere i propri rappresentanti a partire dalle elezioni per la Camera alta del parlamento del prossimo anno.

In un paese dove sono soprattutto i voti “d’argento”, come li definisce Bloomberg, a contare il tentativo di coinvolgere di più i giovani nella vita politica del Paese ha del radicale. Basti pensare che nel 2007 uno scandalo legato alle pensioni che coinvolse il primo governo guidato dall’attuale primo ministro Shinzo Abe determinò la sconfitta del Partito liberaldemocratico (Ldp) alle seguenti elezioni, spaccando il parlamento.

Rimane invece immutata la soglia di età per presentarsi come candidato alle elezioni. La riforma è comunque il primo “step”, scriveva ieri il Tokyo Shimbun, verso una più vasta revisione della maggiore età per i cittadini giapponesi, che potrebbe riguardare anche la perseguibilità penale e il ricorso all’aborto. Fuori discussione sembrano, almeno per ora, i divieti di acquisto di alcolici e sigarette per i non ventenni.

Il governo di Tokyo e alcune amministrazioni locali hanno già annunciato delle misure per favorire l’ “educazione al voto” nelle scuole del paese.

Qualcuno aveva forse previsto la decisione del parlamento. Secondo quanto scrive il Mainichi Shimbun, altro principale quotidiano nazionale, Il governo provinciale di Kanagawa, a pochi chilometri da Tokyo, già nel 2010 ha avviato un programma di educazione civica per favorire la nascita nel prossimo futuro di una cittadinanza “attivamente partecipativa”.

Anche i singoli partiti sembrano avere riscoperto i giovani.

Secondo quanto riporta la Nhk, la tv nazionale, i principali raggruppamenti politici starebbero già studiando delle strategie per attirare l’attenzione dei più giovani e portarli alle urne. Dalla campagna elettorale per le elezioni della Camera alta del prossimo anno, si sentirà finalmente parlare di istruzione, università, borse di studio e lavoro e non solo di pensioni e welfare.

Dal punto di vista del partito al governo e del percorso indicato finora dal primo ministro Abe, invece, l’allargamento dell’elettorato potrebbe servire in caso di referendum sulla riforma costituzionale voluta dal Ldp (previsto per il 2018) che dovrebbe emendare l’articolo 9 della costituzione giapponese.

 

Per arrivare più vicino ai nuovi possibili elettori, riporta sempre Nhk, i partiti politici starebbero valutando un rafforzamento della loro presenza sui social network.

Secondo gli ottimisti la riforma porterà a un maggiore coinvolgimento dei più giovani in politica. Secondo il sondaggio di un’associazione che promuove “elezioni di prova” nei licei del paese-arcipelago, prima di partecipare all’evento, meno della metà dei ragazzi aveva interesse per la politica e le elezioni. Dopo aver votato simbolicamente, la percentuale ha superato il 75 per cento.

Per alcuni, invece più pessimisti, tra gli stessi studenti di liceo raggiunti dai principali quotidiani nipponici, “potrebbe portare alle urne ancora più persone disinformate”. Il Tokyo Shimbun, entrato in un liceo di Shibuya, ha chiesto il parere sulla questione ad alcuni studenti. Per qualcuno andare a votare, tra gli impegni scolastici che fino all’università sono pressanti (corsi, scuola preparatoria, esami, sport, eccetera) sarà mendokusai, fastidioso, una perdita di tempo.

Entrambi gli schieramenti potrebbero avere ragione. Il fatto è che il coinvolgimento dei giovani nelle elezioni — come quello di tutta la popolazione avente diritto — è da più di 40 anni in calo costante (i ventenni sono la linea in blu scuro).  Segnali non certo incoraggianti.

 

Fonte: Japan Ministry of Internal Affairs and Communication

 

@Ondariva

 

 

 

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