Tra le polemiche interne, Abe in Europa per difendere il libero scambio

Shinzo Abe è volato in Europa questa settimana per chiedere più impegno a favore del libero mercato. Ma intanto in patria deve rispondere di scandali che riguardano lui, la moglie e uno dei suoi ministri chiave.

Nonostante gli impegni, al primo ministro giapponese Shinzo Abe, la sua recente missione diplomatica europea dev’essere sembrata come una piccola vacanza dopo settimane di polemiche interne. Basti pensare che, tornato da poche ore in Giappone, il capo del governo è stato chiamato  in parlamento a difendersi e rispondere di uno scandalo che lo riguarda direttamente.

Ma andiamo con ordine. Il tour europeo del premier giapponese arriva al termine della visita in Asia del Segretario di Stato americano Rex Tillerson. Tokyo, come gli altri alleati degli Usa nel mondo stanno cercando in questi mesi di prendere le misure della nuova amministrazione di Washington targata Trump. Le incognite sono ancora molte, soprattutto in ambito commerciale, con il protezionismo più volte paventato dall’inquilino della Casa Bianca.

A difesa del libero scambio

Abe ha infatti approfittato del suo tour diplomatico in Europa per chiedere ai partner del G7 — la cui presidenza quest’anno tocca all’Italia — un nuovo impegno a difesa del libero scambio. Di mezzo c’è anche l’annosa questione del trattato di libero scambio tra Giappone e Europa, sfumato appena un anno fa. Come spiegato da Daniel Ten Kate di Bloomberg, l’accordo potrebbe portare a un miglioramento del deficit commerciale europeo nei confronti del Giappone, secondo partner commerciale asiatico dell’eurozona. L’unione vorrebbe maggiori agevolazioni sull’export di beni alimentari, ma l’indisponibilità da parte di entrambe le parti a fare concessioni in settori chiave come l’alimentare e l’automotive ha finora segato le gambe ad ogni possibile accordo.

Il viaggio di Abe potrebbe quindi essere servito a rinvigorire le trattative arenatesi lo scorso anno e ad aprire scenari alternativi al Tpp — l’accordo di libero scambio tra undici paesi affacciati sul bacino dell’Oceano Pacifico rigettato da Donald Trump lo scorso gennaio — e perciò è stato apprezzato anche dalle autorità di Bruxelles che hanno dato al leader giapponese appuntamento al G7 di Taormina per la sigla dell’accordo di cooperazione strategica.

Sempre che al di là degli slogan, il primo ministro giapponese abbia davvero intenzione di andare avanti con accordi di libero scambio che, a conti fatti, romperebbero il sistema di tutela degli agricoltori giapponesi, il tradizionale bacino di voti del partito liberaldemocratico di cui Abe è presidente. Un eventuale nuova sollevazione degli agricoltori — che già avevano fatto sentire la propria voce contro il Tpp — si andrebbe a sommare alle sempre più numerose voci critiche nei confronti del capo del governo di Tokyo. 

Bufera sulla scuola nazionalista

Da qualche settimana, Abe si trova coinvolto in un caso spinoso che riguarda un’azienda scolastica privata — la Moritomo Gakuen, conosciuta per portare avanti programmi educativi «patriottici» e razzisti fin dai primi anni di scolarizzazione — per la costruzione di una scuola. Nonostante le smentite ufficiali, Abe è nella bufera: avrebbe infatti agevolato le trattative per l’acquisto del terreno tra Yasunori Kagoike, presidente dell’azienda, e il ministero delle Finanze.

La scuola — oggi al centro della polemica — sarebbe dovuta essere intitolata allo stesso Shinzo Abe e avere come preside onoraria la moglie di Abe, Akie. La first lady avrebbe oltretutto, secondo le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Kagoike, donato 1 milione di yen (circa 10mila euro) durante una sua visita all’istituto a ottobre 2015 — spiegando che la somma proveniva direttamente dal marito — come contributo al finanziamento della costruzione della scuola.

Di più, anche una delle sue fedelissime, la ministra della Difesa Tomomi Inada è coinvolta nello scandalo Morimoto Gakuen. Il marito di Inada avrebbe infatti fornito consulenza legale a Kagoike. Dalla sua parte ha ancora indici di popolarità medio-alti — il 55 per cento secondo gli ultimi sondaggi — e una maggioranza schiacciante in parlamento. Ma le minacce reali potrebbero venire però dall’interno del suo partito, tradizionalmente diviso tra fazioni.

@Ondariva

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