Un wrestler all'Educazione nel nuovo governo "per obiettivi" di Abe

Dalla sicurezza nazionale all’economia. Senza dimenticare l’importanza di una “sana” educazione patriottica. Dopo l’approvazione delle leggi che espandono il ruolo dell’esercito nazionale, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha deciso di cambiare alcune pedine nel suo scacchiere, segnale di una decisa “virata” nella strategia del governo.

La foto di rito per l'inaugurazione del nuovo governo Abe, terzo in tre anni. Foto credit: japantimes.co.jp

Tra queste anche il ministro dell’educazione, Hiroshi Hase, ex lottatore professionista, che dovrà affrontare i preparativi delle Olimpiadi 2020 e dare continuità all’agenda conservatrice del suo predecessore Hakubun Shimomura. 

Il tasso di approvazione dell’attuale governo ha subito infatti un crollo dopo gli strappi sule leggi di sicurezza dello scorso 18 settembre e ora tocca inseguire il consenso in vista delle elezioni per la Camera alta della prossima estate. La leadership conservatrice rispolvera, a quasi tre anni dalla vittoria elettorale del 2012, i temi vincenti della  “rivitalizzazione economica”, del contrasto al sempre più rapido declino demografico e della messa in sicurezza del territorio da catastrofi naturali o incidenti nucleari, e li assegna a ministeri creati ad hoc. Allo stesso tempo, si affida a volti noti, ma politicamente "nuovi", come quello di Hase e Tamayo Marukawa, ex annunciatrice tv.

Parlamentare del Partito liberaldemocratico di Abe, figlio putativo del leggendario Antonio Inoki, altro ex wrestler prestato alla politica, Hase ha rappresentato il Giappone alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 ed è entrato nel giro del wrestling professionista americano con un team di lottatori conosciuto come Viet Cong Express. Prima del successo sul ring aveva fatto l’insegnante di giapponese in un liceo di Kanazawa, provincia di Ishikawa, Giappone centrale.

Hiroshi Hase (sotto con i baffi) porta in spalla Antonio Inoki. Foto credit: tokyo-sports.co.jpHiroshi Hase (sotto con i baffi) porta in spalla Antonio Inoki. Foto credit: tokyo-sports.co.jp

Come primo compito da ministro, Hase ha dichiarato che farà chiarezza sulla questione del nuovo stadio nazionale, la cui costruzione è stata ritardata per mancanza di copertura finanziaria, e che interverrà anche sugli scandali legati alle scommesse nel baseball professionistico, lo sport più seguito del paese-arcipelago, un danno per l’immagine di un paese che si prepara ad ospitare l'edizione 2020 delle olimpiadi estive. 

Visto il suo curriculum, è prevedibile che Hase metterà i preparativi per le prossime Olimpiadi nella capitale al primo posto della sua agenda. Tuttavia, sarà interessante capire come interverrà su un tema che ha suscitato numerose polemiche negli scorsi mesi, tra articoli sui principali media internazionali e petizioni online: la riforma delle facoltà umanistiche nelle università pubbliche giapponesi

A giugno di quest’anno, il ministero dell’educazione ha inviato a tutte le università pubbliche una lettera del ministro Shimomura con linee guida riguardanti l’abolizione/riorganizzazione delle facoltà di ambito letterario e di scienze sociali. Come scrive Jeff Kingston su Japan Focus, la mossa rientra in un più vasto piano di rilancio delle università giapponesi, sempre meno presenti nei ranking internazionali. Alla radice del problema ci sarebbero il calo degli iscritti — conseguenza dell’invecchiamento del calo demografico — e le pressioni delle università private che chiedono una più equa distribuzione dei finanziamenti statali — l’80 per cento dei fondi per l’istruzione vanno infatti agli atenei che accettano appena il 20 per cento della popolazione studentesca nazionale. Università d’eccellenza come quelle di Tokyo e Kyoto che hanno un accesso privilegiato ai fondi statali non sarebbero toccate dalle nuove politiche del governo; più problematica sarebbe la situazione degli atenei pubblici più piccoli distribuiti nelle 47 province del Giappone. 

Ma, avverte Kingston, dalle linee guida ministeriali non si possono escludere totalmente ragioni ideologiche. “Il governo — scrive Kingston, citando uno studio degli anni ’70 — teme che coloro che ricevono un’educazione universitaria possano diventare sostenitori di partiti politici di opposizione”. Il tema è particolarmente di interesse in tempi in cui si intravede un barlume di mobilitazione di studenti  e intellettuali contro l’agenda del governo Abe. Se è vero che una popolazione critica e politicizzata fa paura alla leadership conservatrice, Hase potrebbe trovare le mosse giuste per “soffocare” ogni forma di contestazione.

@Ondariva

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