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Brexit: cosa significa la morte di Jo Cox per UK ed Europa

Le hanno sparato, hanno pugnalato il suo corpo mentre camminava per strada, nella sua constituency, nel West Yorkshire. Jo Cox era a casa e questo non deve sorprendere nessuno. Perché per i parlamentari inglesi il rapporto con il loro bacino di elezione e la loro gente è una cosa sacra. A loro rendono conto, da loro dipende la loro permanenza in parlamento. Sono i loro rappresentanti, per questo si fanno portavoce delle loro istanze. Se lavorano bene, probabilmente saranno rieletti. Altrimenti torneranno a casa. I loro elettori più che elettori sono giudici.

REUTERS/Phil Noble

Jo, 41 anni e due figli, camminava per strada e probabilmente non si è nemmeno accorta o non ha trovato strano, che un uomo si dirigesse verso di lei. È morta in un modo assurdo per la Gran Bretagna. Dove la gente non ha la carta di identità e la polizia non gira armata. Dove è nato il primo parlamento e i dibattiti attorno ai grandi temi civili. Dove, ancora oggi, anche nei momenti più delicati dell’agone politico, non si permette mai di oltrepassare il termine, dove il fair play è una costante nella vita politica, dove la minoranza in parlamento viene ancora definita la ‘loyal opposition’, l’opposizione leale.

Perché, a fronte di un sistema giuridico fondato sulla consuetudine, pochi popoli al mondo rispettano sacralmente le regole come gli inglesi. Jo, piccola, minuta, camminava tranquilla, come un cittadino qualunque, pensando alle sue incombenze di madre e di moglie, ma soprattutto alle battaglie civili che hanno contrassegnato la vita sua e del marito Brendan e l’azione politica all’interno del partito laburista. Uno dei suoi ultimi tweet, datato 10 giugno, sembra quasi un testamento spirituale: “Immigration is a legitimate concern, but it’s not a good reason to leave the EU”. L’immigrazione è una preoccupazione legittima, ma non è un buon motivo per lasciare l’Unione Europea.

La sua lotta politica consisteva nel fare capire agli inglesi le sfide che il Vecchio Continente doveva necessariamente affrontare per gestire un avvenimento, come la destabilizzazione del Mediterraneo, di portata storica. Per questo  stava facendo campagna per la permanenza della Gran Bretagna in Unione Europea, nel rispetto di quella politica di accoglienza e multiculturalismo che è alla base della storia inglese.

E’ ancora difficile dire se questo sia stato il gesto di un pazzo o sia riconducibile a una strategia precisa. La polizia inglese sta indagando e su questa pagina web non si faranno illazioni nel rispetto del popolo inglese e della sua classe politica, che, anche in questa situazione così difficile e sostanzialmente inedita per il Paese, ha mantenuto un contegno e una misura che dovrebbero fare riflettere molti di noi.

La verità è che quei colpi di pistola e quelle pugnalate erano dirette a tutti noi. Non importa di che colore politico, etnia, provenienza, religione. E con la morte di Jo Cox la Gran Bretagna si è scoperta indifesa, vulnerabile, sottoposta come tutti ad atti di fanatismo se non di odio razziale, dai quali probabilmente pensava di essere più immune degli altri. L’unico modo per onorarne la memoria è quello di rimanere uniti e, se possibile, tendere una mano a un popolo e a una nazione che si sono progressivamente disamorati della causa europea, ammesso che il 23 la Brexit venga respinta. L’Unione Europea ha la possibilità, pagata con il sangue di una giovane madre, di ripartire da un’anonima cittadina del West Yorkshire, in un Paese dove una cosa del genere sembrava impossibile. Perché restare uniti è difficile. Ma che a che cosa porta la cultura dell’odio e della divisione l’Europa lo ha già visto. L’Unione Europea è nata proprio perché non si ripeta più.

@martaottaviani

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