Ecco perché in Grecia ha rivinto Tsipras ma ha perso la politica

Il primo dato, immediato, è che Alexis Tsipras non solo ha vinto nuovamente, ha stravinto. Andando un po' più a fondo, però, occorre ammettere che è stato, quanto meno, sfacciatamente fortunato.

REUTERS/Michalis Karagiannis

Il dato più impressionante di queste elezioni non è il 35% ottenuto dal partito di sinistra, almeno sulla carta, Syriza, ma il 45% di greci che ha preferito non recarsi alle urne. Tsipras ha stravinto a sorpresa. Che l'astensionismo sarebbe stato altissimo, invece, ce ne si accorgeva 5 minuti dopo aver messo piede ad Atene. Pochi manifesti elettorali, discorsi pubblici ai quali partecipavano solo i militanti più affezionati alla causa, dibattiti televisivi giù di tono e giornali più preoccupati, a ragione, dell'emergenza migranti che della politica greca.
Forse perché, a differenza di quest'ultima, la tragedia umanitaria che sta spaccando l'Europa è un argomento serio. L'impressione di fondo è che il popolo greco, chi più chi meno si sia accostato a queste elezioni non solo con poca passione, ma anche con la sensazione che i giochi si facciano indipendentemente dalla sua volontà. Non è un caso che stasera la prima ad aver gioito della vittoria di Tsipras è stata probabilmente Angela Merkel, che nei mesi scorsi ha costretto il giovane primo ministro a una virata a 180° sul suo programma elettorale.
Ieri il riconfermato primo ministro ha dedicato la vittoria al popolo dei lavoratori, gli stessi che dovranno scontare sacrifici durissimi grazie al memorandum sfavorevole che lui ha sottoscritto. Poi Tsipras ha detto che il risultato elettorale gli permetterà di contare su un mandato stabile di 4 anni. Chi sperava in un bagno di umiltà da parte del primo ministro e che pensasse a un governo più esteso è rimasto deluso. I risultati elettorali hanno voluto che entrassero in parlamento otto partiti e non nove come previsto alla vigilia.
A rimanere fuori, per la gioia del giovane leader, è niente meno che Unità Popolare, fondato dalla fronda più radicale di Syriza che gli ha voltato le spalle. Complice la legge elettorale, Tsipras si porta a casa un premio di maggioranza che gli regala 145 deputati, che con i 10 del partito di destra Anel gli consente di fare un governo senza i socialisti del Pasok, i centristi di To Potami, un vero e proprio fiasco a queste elezioni, e soprattutto i conservatori di Nea Dimokratia che invece, in caso di loro vittoria, avevano già aperto a una coalizione allargata.
Ancora per una volta Alexs Tsipras può fare l'uomo solo al comando, ma per lui ci sono due brutte notizie. La prima è data dal fatto che in Syriza rimangono una cinquantina elementi borderline, tendenzialmente contrari all'accordo sottoscritto con i creditori internazionali. Alcuni di loro potrebbero entrare in parlamento e, se si considera che al momento la coalizione Syriza-Anel può contare su 155 deputati su 300, bastano 5 mine impazzite durante le votazioni chiave che la stabilità dell'esecutivo va a farsi benedire.
La seconda brutta notizia è che questa volta il leader non ha più scuse, né davanti al suo popolo, né davanti all'Europa. Tsipras ha vinto in pompa magna le elezioni del gennaio scorso. Ha sottoposto un popolo stremato a un referendum per poi accettare un memorandum che ne sconfessava il risultato oltre a quello che aveva promesso in campagna elettorale. Nonostante questo, è riuscito a farsi rieleggere con una percentuale sorprendente. Però adesso non ha più scuse: stavolta Tsipras deve veramente dimostreare di saper governare e di avere le capacità per portare avanti riforme epocali per il suo Paese. Il fatto che sia senza valide alternative non può proteggerlo per sempre.

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