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Erdogan e quello strano vizietto delle norme su misura

Fatto il regolamento, in Turchia, non si trova nemmeno più l'inganno, lo si disattende e basta. Anche se, viste le motivazioni, il Presidente Recep Tayyip Erdogan potrebbe non avere tutti i torti, almeno pensandola in termini di interessi nazionali.

International Monetary Fund (IMF) Managing Director Christine Lagarde (L) speaks with Turkey's Deputy Prime Minister Ali Babacan - REUTERS/Jonathan Ernst

Qualche giorno fa in Turchia sono state presentate le candidature alle prossime elezioni del primo novembre, che si annunciano particolarmente tese e combattute. I giornali hanno notato subito che candidati in colleghi chiave e sicuri, figuravano alcuni nomi che, in teoria, nelle candidature non avrebbero mai divuto esserci. Questo perché quattro anni fa l'Akp, il Partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo, che guida il Paese dal 2002, aveva fatto inserire nel suo statuto la clausola che nessuno avrebbe potuto essere candidato per più di tre mandati. A farla inserire era stato proprio l'allora premier Erdogan, che era particolarmente orgoglioso di questo provvdimento. La nuova norma sarebbe servita a svecchiare automaticamente i vertici del partito, madando avanti le nuove generazioni.

Erdogan ha fatto di tutto per osservarla personalmente, tanto che decise di candidarsi alla presidenza della Repubblica anche perché non avrebbe potuto correre la quarta volta da primo ministro. Ma quelle di novembre sono elezioni decisive quanto delicate. La maggioranza assoluta in parlamento va riconquistata a tutti i costi. Non si può sbagliare, per questo Erdogan ha deciso di trasgredire e di ripresentare le figure chiave del partito anche se queste sono già al quarto mandato.

I nomi più celebri sono il vicesegretario dell'Akp, Bekir Bozdag, l'ex speaker del parlamento, Cenil Cicek e, appunto, il vicepremier con delega economica, Ali Babacan. Si tratta di eccezioni molto illustri. Stando allo stesso Bozdag, sono 24 I deputati uscenti che non saranno ricandidati.

Bozdag e Cicek controllano decine di persone all'interno del partito e godono di una popolarità tale che schierarli in un seggio vuol dire automaticamente vincerlo. Per Babacan c'è una ragione in più. Il vicepremier uscente è stato letteralmente pregato dal premier, Ahmet Davutoglu, per la stima indiscussa che gode negli ambienti internazionali e che è tanto più preziosa ora che l'economia turca ha iniziato vistosamente a vacillare.

Alle ultime elezioni di giugno, l'Akp per la prima volta in 13 anni, ha fallito nel conquistare la maggioranza assoluta. Un trauma a cui è seguito un coma politico di due mesi, con le formazioni politiche incapaci di formare un esecutivo. Questo ha portato Erdogan, ben felice di avere una seconda possibilità, a convocare nuovamente i comizi.

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