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Grecia vs Germania: da dove nasce il sentimento anti-tedesco?

In un’Europa ormai polarizzata i due grandi attori della scena, i due nemici si potrebbe dire, sono: Germania e Grecia, capaci di polarizzare non solo le appartenenze politiche, ma anche il sentire comune. Rigore teutonico contro flessibilità greca, cultura mitteleuropea contro ritorno alle radici dell’antichità. Due Paesi le cui relazioni turbolente, secondo molti commentatori, hanno radici lontane.

Athens, Greece - A poster depicting German Chancellor Angela Merkel wearing a Nazi uniform is set on fire by a protester holding handcuffs and a sign reading, "Thieves in jail" in front of the parliament in Athens' Syntagma square May 1, 2013, following a May Day rally. Thousands of protesters took part in the annual May Day march protesting austerity measures by the government in the debt-laden country ravaged by its sixth year of recession and popular fury over wage and spending cuts. The poster reads, "Greece drank the Conium". REUTERS/Yannis Behrakis

 Analisti greci in questi giorni le portano inverosimilmente indietro a 1500 anni fa. Di certo, si sa che la percezione della Germania come presenza oppressiva è datata 1832, quando il Principe Otto di Baviera divenne anche re di Grecia e la sua influenza fu così ingombrante da far coniare i termini “bavarocrazia” e “xenocrazia”.

Anche se potrà sembrare strano a chi non ha seguito con costanza la storia moderna dell’Ellade, sembra proprio che questo evento storico, insieme con l’occupazione nazista e la crisi, con relativo memorandum ed austerity, abbia provocato, a partire dal 2012 un crescente e sempre più provocante sentimento anti-tedesco, composto da vari elementi: dalla provocazione di pessimo gusto, alle manifestazioni di piazza, da sondaggi con risultati poco rassicuranti, a decisioni governative che prestano il fianco alla fomentazione di un clima già abbastanza nervoso.

Da tre anni la capitale Atene è teatro di cortei che hanno sistematicamente una connotazione anti-tedesca, con Angela Merkel ritratta nei panni di Adolf Hitler e cartelli che recano la scritta “fuori il IV Reich dalla Grecia”. Nei giorni scorsi il ministro delle Finanze tedesche Wolfgang Schaeuble, considerato il falco per eccellenza dell’austerity per eccellenza, è stato oggetto di una vignetta pubblicata sul quotidiano Avghi, vicino a Syriza, il partito del Premier Tsipras. Il titolare delle Finanze di Berlino era ritratto con l’uniforme nazista e pronunciava frasi che parlavano di saponi e ceneri, un richiamo fin troppo chiaro e decisamente troppo pesante all’Olocausto.

Non sono mancate azioni più apertamente terroristiche, come l’esplosione di 20 colpi di kalashnikov contro la residenza dell’ambasciatore di Germania ad Atene o nell’aprile 2014 la bomba contro la Banca di Grecia, in occasione della visita di Angela Merkel e l’insegna imbrattata e cambiata in “Banca di Berlino”. Che il clima non era dei migliori, lo si sapeva già dal febbraio 2012, quando una ricerca dette risultati significativi. Il 32% dei greci intervistati ammetteva che alla parola “Germania” la prima cosa che gli veniva in mente era il nazismo o Hitler. Il 41% dichiarava rabbia e indignazione nei confronti del Paese, mentre oltre il 70% giudicava negativo il ruolo giocato in Unione Europea ed ostile l’atteggiamento della Grecia. Pollice verso, con poca fantasia, anche per il Cancelliere Angela Merkel, giudicata male dall’81% degli intervistati. Il 77% non esitava a utilizzare l’espressione “IV Reich” per descrivere l’attitudine al potere dei tedeschi in Europa.

La storia torna quasi in modo ossessivo nei rapporti fra Grecia e Germania e questo particolare può aiutare a comprendere meglio, ma certo non a giustificarla, la retorica antitedesca e con accenni diretti all’occupazione nazista, perseguita dai dirigenti di Syriza a partire dal 2012 e, in ultimo, la madre di tutte le polemiche in Grecia, l’unica che sembra aver battuto il restituzione dei marmi del Partenone da parte degli inglesi: il saldo dei debiti dovuti dalla Germania nazista, condonati nel 1953 da tutti i Paesi belligeranti.

Tsipras ne aveva fatto una delle sue armi principali alla fine della campagna elettorale, ma quello che sembrava un tentativo di portare un regolamento di conti su un piano anacronistico, rischia di diventare realtà. Questa settimana il presidente della Voule ton Ellenon, il parlamento greco. Zoe Costandopulu, ha annunciato che verrà formata una commissione per costringere la Germania la restituzione del prelievo forzoso operato dai nazisti in tempo di guerra. Una somma che si aggira fra i 7 e i 10 miliardi di euro. Il debito secondo Berlino è stato estinto nel 1990, con la firma di un trattato con le potenze vincitrici, ossia ex Urss, Francia, Gran Bretagna e Usa. La Grecia però rivendica la sua assenza, motivo per cui, avrebbe diritto di reclamare.

Se il sentimento anti-tedesco nell’Ellade sembra quasi insito nel Dna della popolazione, c’è un altro aspetto che fa preoccupare e porta a chiedere un abbassamento dei toni. Non è tanto la questione sicurezza, quanto quella economica. Saranno anche detestati e storicamente oppositori, ma i tedeschi che si recano a trascorrere le vacanze in Grecia ogni anno sono circa 2,5 milioni e, secondo gli operatori del settore, già l’anno scorso il calo di presenze era stato sensibile. Ad Atene, in questo momento così nevralgico, manca solo di non poter più fare affidamento nemmeno sul turismo. E per realizzare il tutto esaurito, anche in questo caso, hanno bisogno dei tedeschi.

@martaottaviani

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