eastwest challenge banner leaderboard

Il riconoscimento del Genocidio Armeno: un warning della Merkel a Erdogan

Mentre la maggior parte dell’opinione pubblica saluta il riconoscimento del Genocidio Armeno come un atto di giustizia, vale la pena di dare una lettura più ampia di questa decisione, che, in realtà, più che come un riconoscimento storico, va intesa come un warning al presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, che proprio alla vigilia della votazione aveva chiamato il cancelliere Angela Merkel minacciando serie ripercussioni nel caso in cui il provvedimento fosse stato approvato. In condizioni normali, tanto sarebbe bastato per una chiamata al buon senso. Stavolta no. E c'è un motivo ben preciso.

REUTERS/Murad Sezer

Iniziamo subito con il chiarire che si tratta solo di un atto simbolico. La Germania, a parte il riconoscimento formale, non potrà fare molto altro. La Turchia, più che ritirare l’ambasciatore per un periodo più o meno prolungato, potrà fare poco di più.

Perché allora la votazione del Bundestag è importante? Perché vuole dire a Erdogan che la pazienza nei confronti della sua deriva autoritaria e nel voler dettare troppe condizioni sulla politica mediterranea è agli sgoccioli. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, si è accollata un rischio molto grosso. Sa bene che il presidente Erdogan, dopo questa mossa, potrebbe esser ancora più intenzionato a far saltare l’accordo sui migranti e potrà farlo serenamente. Nulla infatti riesce a compattare il popolo turco più del genocidio armeno o della questione curda, a sottolineare quanto l’identità nazionale sia una delle caratteristiche immanenti nella popolazione, che proprio negli ultimi mesi grazie al capo dello Stato è tornata a raggiungere picchi preoccupanti.

Purtroppo per il presidente Erdogan, l’Europa, sbagliando, non ha più a cuore i sentimenti del popolo turco da un pezzo. Di certo dall'altra parte c’è che se l’accordo dovesse saltare, la prima a perderci sarebbe proprio la Turchia, non solo con la mancata liberalizzazione dei visti, ma anche con l’aiuto economico da sei miliardi di euro totali, che al Capo dello Stato, viste alcune dichiarazioni riportate dalla stampa turca al momento della chiusura dell’accordo, sembra stare particolarmente a cuore.

Se si allarga ulteriormente lo spettro, la votazione-punizione del Bundestag arriva in un momento in cui la Mezzaluna non se la passa troppo bene nell’arena internazionale. I rapporti con la Russia sono compromessi e, nonostante Erdogan in alcune dichiarazioni recenti abbia cercato di minimizzare, il Cremlino sembra intenzionato a fargli pesare la situazione ancora un po’.

Oltreoceano le cose non vanno affatto meglio. Gli Stati Uniti non sanno più come fare a spiegargli che il segno è stato passato da un pezzo e per tentare di ricondurli alla ragione, stanno usando tutte le armi in loro possesso, prima fra tutte la situazione in Siria, con l’appoggio, nemmeno tanto velato allo Ypg, l’ala armata del partito curdo siriano, contro il quale Erdogan vorrebbe trascinare tutta la comunità internazionale.

Adesso è arrivata la Germania, che ha utilizzato una dolorosa e mai risolta pagina storica, per far pagare un conto che però è tutto politico. E su questo punto, il popolo turco ha tutto il diritto di arrabbiarsi, prima però forse dovrebbe farlo con chi li ha ridotti in questa situazione di isolamento internazionale. 

@ martaottaviani

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA