L'alleanza tra Tsipras e Putin che spaventa l'Europa

L’Europa tentenna, la Grecia, tanto per cambiare, è in bilico, eppure c’è qualcuno che sembra avere le idee molto chiare su che cosa fare. Se non per rafforzarsi, di sicuro per indebolire gli altri.

St. Petersburg, RussiaRussian President Vladimir Putin (L) shakes hands with Greek Prime Minister Alexis Tsipras during a session of the St. Petersburg International Economic Forum 2015 (SPIEF 2015) in St. Petersburg, Russia, June 19, 2015. Greece's debt crisis is a problem for all of Europe and the European Union faces a choice between showing solidarity with Greece or sticking to austerity policies that lead nowhere, Tsipras said on Friday. REUTERS/Grigory Dukor
St. Petersburg, RussiaRussian President Vladimir Putin (L) shakes hands with Greek Prime Minister Alexis Tsipras during a session of the St. Petersburg International Economic Forum 2015 (SPIEF 2015) in St. Petersburg, Russia, June 19, 2015. Greece's debt crisis is a problem for all of Europe and the European Union faces a choice between showing solidarity with Greece or sticking to austerity policies that lead nowhere, Tsipras said on Friday. REUTERS/Grigory Dukor

  

Vladimir Putin non ha perso tempo, cercando di premere sui tasti dove in questo momento l’Unione è più debole. Non è un caso che al momento due fra i Paesi su cui il Presidente russo sta puntando principalmente sono proprio due nazioni sempre più problematiche per Bruxelles: la Turchia e la Grecia.

Con Ankara i rapporti vanno avanti da qualche anno, di pari passo con i flussi migratori, si calcola che in Turchia vivano circa due milioni di russi, gli investimenti diretti, l’interscambio commerciale e il progressivo allontanamento della Mezzaluna dal processo di adesione.

Con Atene le relazioni sono progressivamente migliorate con l’aggravarsi della crisi, che negli ultimi anni ha portato più volte il Paese sull’orlo del default. Putin ha offerto in dote due miliardi di euro di investimenti pur di fare passare dal suolo ellenico il Turkish Stream, la pipeline che dovrebbe sostituire il South Stream e che eviterà l’Ucraina. Non solo. A novembre Atene e Mosca si apprestano a firmare un memorandum che aumenterà la cooperazione fra i due Paesi dal punto di vista energetico ma non solo. Nei prossimi mesi la Grecia potrebbe partecipare alla nuova banca per lo sviluppo dei Brics (Brasile, Cine, India e Sud Africa), il che garantirebbe ad Atene ancora più liquidità, cosa di cui ha assolutamente bisogno.

Tutto grasso che (apparentemente) cola per il giovane Tsipras, convinto così di tenere a bada l’area di più di sinistra di Syriza, che vorrebbe fonti di finanziamento alternative a quelle del Bruxelles Group (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Commissione Europea) e a cui un asse con la Russia post comunista e ortodossa di Putin può solo fare piacere.

Come il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, però non ha calcolato una cosa: i giochi si fanno e si disfano al Cremlino. E anche il valore aggiunto rappresentato dalla posizione geografica dei due Paesi conta fino a un certo punto.

Tanto la Turchia quanto la Grecia infatti soffrono di perenne deficit energetico e se la situazione economica di Atene è nota a tutte le cronache internazionali, quella turca non è altrettanto grave, ma certo è ben lontana dai fasti di qualche anno fa, oltre ad avere seri problemi di sostenibilità. Un investimento sul lungo termine come un gasdotto fa troppo comodo a entrambe per poter scontentare lo zar in qualche modo. L'unico inconveniente può essere rappresentato dalle numerose dispute territoriali che Grecia e Turchia hanno da anni sulle isole dell'Egeo e sulle quali il ministro alla difesa Greco Kammenos ha annunciato più volte battaglia. 

L’Europa, ma non solo, per il momento sta a guardare. Bruxelles sta seguendo con (si spera) finta distrazione le prime fasi del Turkish Stream e sottovaluta il fatto che con questo asse russo-turco-greco, rischia di portarsi una novella Guerra Fredda dritta in seno. La nuova banca dei Brics poi, almeno nelle intenzioni, potrebbe diventare un competitor per Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.

Sullo scacchiere euroasiatico, insomma, ci si divide fra chi, come Putin, guarda fin troppo lontano e chi, come l’Europa è incapace persino di avere una vision sul breve termine. 

@martaottaviani

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