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L'Europa è a rischio sopravvivenza, ma non si dica che è colpa della Grecia

Verrebbe da dire “diamo a Cesare quello che è di Cesare e a Tsipras quello che è di Tsipras”. Chi legge questa rubrica, sa fin troppo bene che qui la critiche e i dubbi sul primo ministro greco non sono mai mancati. E anche in questo frangente, è subito opportuno sottolineare che la Grecia può quanto meno essere ‘accusata’ di incompetenza e disorganizzazione.

"Unknown infant, Girl 3 months old, no.31" (L) and "Unknown infant, Girl 3 months old, no.36". Graves of unidentified refugees and migrants at a cemetery near the village Kato Tritos on the Greek island of Lesbos. REUTERS/Giorgos Moutafis

Ma, scrivendolo con grande sincerità, l’atteggiamento dell’Unione Europea è inaccettabile. Francia, Belgio e Austria hanno rimesso i controlli alle frontiere. Soprattutto Vienna è preoccupata da quella che viene chiamata ‘la rotta balcanica’ sulla quale migliaia di persone, anche 6.000 al giorno, provenienti soprattutto da Siria e Iraq, potrebbero incamminarsi per raggiungere i territori dell’Unione, più probabilmente Austria, Germania e Paesi del Nord Europa.

La questione è molto semplice. Di queste anime, fra cui migliaia di donne e bambini, che scappano dalle atrocità della guerra e della dittatura, nella migliore delle ipotesi, da Daesh nella peggiore, non se ne vuole fare carico nessuno.

Atene ha come colpa quella di aver costruito circa un terzo dei 50mila posti di permanenza temporanea, che permetterebbero una distribuzione dei rifugiati più diluita e omogenea nei diversi Stati. E questo è sicuramente un torto del governo Tsipras, denunciato da molti amministratori locali, fra cui lo stesso sindaco di Atene, per il quale nella capitale la situazione è ingestibile.

Però ci stiamo dimenticando che stiamo parlando della Grecia, un Paese che sta lottando per la sua salvezza e al quale, a causa della posizione geografica, è toccato il macabro destino di doversi occupare anche di quella di migliaia di disperati.

L’esecutivo guidato da Tsipras sta faticando, e non poco, a mantenere le condizioni per il terzo pacchetto di aiuti sottoscritto con i creditori internazionali per rimanere nell’Eurozona. Il governo potrebbe cadere sulla riforma delle pensioni e Bruxelles lo sa bene, come sa anche che ormai la gente non ce la fa più.

Davanti a una situazione del genere l’Unione Europea ha pensato bene di cercare di sigillare il confine ellenico e cercare di fare in modo che la questione rifugiati tocchi più alcuni paesi che altri. In quest’ottica, la decisione di Tsipras di richiamare l’ambasciatore è legittima e sacrosanta.

A voler pensare male, poi, verrebbe da dire che alcuni Stati aspettavano solo una nuova situazione di emergenza per mettere in ulteriore difficoltà un Paese già da tempo provato e sull’orlo di una crisi di nervi. L’Unione Europea sta perdendo i suoi connotati originari a causa di una tragedia umanitaria senza precedenti. Mai come oggi si merita di ricevere l’accusa di un’unione di interessi economici e stabilità di bilancio svuotata di tutti quei valori su cui è stata fondata. E mai come oggi possiamo dire che è a rischio la sua esistenza. Ma non si dica che la colpa è della Grecia.

@martaottaviani

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