La parabola di Varoufakis, da eroe a macchietta

Da economista contro corrente a istrione della politica internazionale. La parabola di Yannis Varoufakis, titolare del dicastero delle Finanze greche, rischia di imboccare un pericoloso senso discendente, quando avrebbe dovuto fare esattamente il contrario.

REUTERS/Francois Lenoir

Varoufakis ha il non facile compito di rinegoziare con i creditori internazionali le condizioni del maxi prestito che ha salvato l’Ellade dal default e dall’uscita dall’euro. Il problema è che, dal momento della sua nomina, il Ministro è balzato agli onori delle cronache più per le sue intemperanze e il suo stile di vita, che per i risultati realmente raggiunti. Che Varoufakis avesse, per così dire, una personalità alternativa e una spiccata mania di protagonismo, lo si capiva dal suo blog, che cura personalmente. Poi sono arrivate immagini in giro per Atene con la sua moto, mentre andava al Consiglio dei ministri, o foto davanti alla residenza del Cancelliere dello Scacchiere con la camicia canonicamente fuori dai pantaloni.

Da fine gennaio, il ministro non ha mancato occasione per stupire, dalla proposta di assoldare studenti e donne delle pulizie come ispettori contro gli evasori o sostenere il progetto di chiedere alla Germania di pagare i danni della Seconda Guerra Mondiale. Modi informali, fisico da personal trainer, atteggiamento strafottente nei posti del potere, Varoufakis è entrato dritto nel cuore dei greci. Così tanto che i non brillantissimi risultati conseguiti fino a questo momento, sembrano essere passati in secondo piano.

Tuttavia, negli ultimi giorni, complice anche una serie di circostanze poco favorevoli, l’istrione del governo Tsipras sembra veramente aver passato il segno. In un caso anche per i greci. Le foto che ritraevano il ministro con la moglie Danae Stratou nella loro casa ad Atene, con maxi terrazzo vista Acropoli, hanno fatto il giro del mondo. Varoufakis ha detto di essersi pentito di quel servizio, ma intanto adesso la fama di ministro marxista che brinda a champagne sul suo terrazzo non gliela leva nessuno. E se si conta che quelle immagini sorridenti e posate come una coppia vip qualsiasi sono state scattate in una città e in un Paese che secondo Varoufakis sono in crisi umanitaria, allora è facile immaginare che polverone e che polemica abbiano tirato su sui social network.

Sembra essere proprio il narcisismo il peggiore nemico del ministro delle Finanze greco, che in poche settimane ha rilasciato 40 interviste ai media di 30 Paesi diversi e che sul palco con un microfono si sente particolarmente a suo agio, viene da pensare sicuramente molto più che ai tavoli delle trattative di Bruxelles. Ogni tanto il destino sembra anche essergli avverso. È il caso del video che è circolato per ore sulla rete in cui il Ministro alzava un dito medio contro le politiche di Berlino. Varoufakis ha detto immediatamente che sitrattava di un fake e infatti, non molte ore dopo le sue dichiarazioni, il comico Jan Böhmermann ha ammesso di avere contraffatto un vecchio video del Ministro dove parlava di tutt'altro argomento e di essere riuscito a camuffare il gesto di insulto alla Germania con tecniche particolarmente sofisticate. Nonostante il Ministro, almeno questa volta, sia dalla parte della ragione, le reazioni teutoniche potrebbero arrivare comunque, visto che Varuofakis non perde occasione per dire che la situazione dell'Ellade è sotto controllo e per richiamare la questione dei debiti di guerra.

Qiondi, se per la questione del video Varoufakis è totalmente dalla parte della ragione ed è stato vittima di uno scherzo di pessimo gusto,  ci sono microfoni che gli danno molto fastidio e dai quali si congeda volentieri. È il caso dell’intervista alla Cnbc a margine del Forum Ambrosetti di settimana scorsa, che Varoufakis ha interrotto dopo che la giornalista lo aveva indispettito con una domanda sulle foto di Paris Match, ma soprattutto dopo che gli ha chiesto se non fosse diventato un problema per il governo Tsipras.

Le richieste da parte di Bruxelles perché venga rimosso sono state già avanzate. L’istrione di Atene per il momento continua a calcare la scena. Il rischio è che poi il sipario cali sulla Grecia.

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