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La Turchia che voleva essere la guida del Medioriente è diventata la fucina del terrorismo

Altri 36 morti e la certezza che non è finita. La Turchia da ponte fra oriente e occidente è diventata uno dei bersagli preferiti del terrorismo separatista curdo, quello in realtà lo era sempre stata, ma soprattutto di quello jihadista.

Police guard the entrance to Turkey's largest airport, Istanbul Ataturk, Turkey, following a blast June 28, 2016. REUTERS/Osman Orsal

Ormai sembra un copione che si ripete, facendo ogni volta scoprire alla Mezzaluna di essere indifesa ed esposta a un rischio sempre maggiore. Quando Daesh o gruppi strettamente correlati hanno deciso di colpire Istanbul, lo hanno fatto sempre nei luoghi simbolo della città: la piazza dell’Ippodromo, di fronte alla Moschea di Sultanahmet, l’Istiklal Caddesi, la via del passeggio per eccellenza. Ci mancava solo l’aeroporto Ataturk, di solito noto per i suoi alti standard di sicurezza, ma che non sono serviti a evitare una strage.

Ogni volta, emergono puntuali le polemiche sulla mancata sicurezza. E di certo al governo e all’intelligence turca può essere imputato qualcosa in più di un omesso controllo. Ma rimane il fatto che ormai il territorio della Mezzaluna è gravemente compromesso, pesantemente infiltrato in un modo tale che, anche se la gestione dell’ordine fosse al di sopra di ogni ragionevole dubbio, stragi come queste non potrebbero purtroppo essere evitabili.

E’ il prezzo per avere fatto un patto con non un diavolo, ma diversi. Tutte quelle sigle terroristiche che la Turchia ha incoraggiato e finanziato pur di sollevare Assad. E poi l’errore finale, il punto di non ritorno: essere andati a braccetto con lo Stato Islamico, nella speranza che togliesse di torno il dittatore siriano, ma anche i curdi dello Ypg, sempre più minacciosi e sempre più un possibile esempio per il Pkk e le popolazioni curde in Turchia.

Il risultato è avere trasformato tanto le grandi città, quanto l’Anatolia, in una immensa fucina del terrore. Dove le moschee spesso sono infiltrate e controllate da membri di Daesh, dove non è stato fatto nulla per limitare la radicalizzazione della società, anzi, è stata ampiamente favorita. Dove un governo ha giocato per anni con esuberanza pari a superficialità su tutti i tavoli più delicati del Medioriente.

La Turchia, la cui politica estera era stata per anni caratterizzata da una sostanziale neutralità, che la teneva automaticamente lontana o, quanto meno, meno esposta al rischio terroristico, adesso è come un qualsiasi Paese del Medioriente. Un fallimento totale per chi, come Erdogan, di quel Medioriente voleva essere guida.

@martaottaviani

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