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La Turchia è davvero così strategica?

La morale, purtroppo per la Turchia, è sempre quella. Molte ambizioni in campo internazionale, pochi risultati concreti, a parte i titoli enfatici dei quotidiani nazionali a pura ricaduta interna. Questo, fino a qualche giorno fa. Dopo l’abbattimento del bombardiere russo Sukhoi da parte della Mezzaluna, Ankara è andata oltre e adesso, con la sua esuberanza che dura da anni, rischia non solo di non ricevere nessun tipo di tornaconto dalla sua strategia, ma addirittura ritorsioni e di complicare il quadro internazionale.

REUTERS/Umit Bektas

La causa di questa situazione, in buona dose, sta nell’ambizione e nella mancanza di misura del presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, che, forse mal consigliato, da troppo tempo è convinto del fatto che la posizione, indubbiamente strategica, della Mezzaluna, abbia un valore inestimabile. Questo lo ha portato in diverse occasioni ad alzare il prezzo, prima fra tutte la concessione della base di Incirlik, comportandosi come se senza la Turchia fosse impossibile agire.

Questa convinzione gli ha permesso di fare il bello e il cattivo tempo all’interno della Nato, di agire in maniera autonoma e scellerata nella crisi siriana e di gestire in maniera altalenante l’alleanza con gli Stati Uniti. Come si è scritto qualche giorno fa, dopo il G20 di Antalya del 15 e 16 novembre scorso, la Turchia avrebbe teoricamente dovuto prendere atto del fatto che la partita sulla Siria e il Mediterraneo si giocava soprattutto fra Stati Uniti e Russia. Invece, anche stavolta, Ankara ha voluto alzare la testa, provocando un danno di cui forse non aveva calcolato bene le conseguenze.  

Adesso tutto il blocco Nato dovrà fare ancora più attenzione a trattare con il Capo del Cremlino, più che determinato a fare pesare la sua posizione su Siria e destino di Assad e se c’è una potenza che rischia di sedersi al posto più scomodo del tavolo quella è proprio la Turchia. Non solo. Vladimir Putin, che sulla questione, aveva consigliato a Erdogan più volte di stare fuori dai giochi, ha colto l’abbattimento del jet da parte di Ankara come la scusa per dargli una bella lezione. E adesso la Mezzaluna rischia contratti da miliardi in campo economico ed energetico e anche di mettere a rischio la costruzione della prima centrale nucleare del Paese nonché centinaia di imprenditori che hanno aperto un’azienda proprio in Russia.

Dal discorso rimane fuori il Turkish Stream, perché la stessa Mosca aveva già iniziato a tornare sui suoi passi, preferendo guardare verso la Germania, piuttosto che “regalare” alla Turchia la consacrazione di hub energetico. Segno che il Paese sarà anche strategico, ma non è l’unico e soprattutto ce ne sono di più affidabili. Chissà se il presidente Erdogan stavolta lo ha capito.

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