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La valenza politica della visita di Papa Francesco a Lesbo

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Ci voleva Papa Francesco per fare capire all’Unione Europea, soprattutto a una parte dell’Unione Europea, che sulla politica estera sta sbagliando tutto e che sulla gestione della tragedia umanitaria dei migranti si giocano gli assetti del Mediterraneo di domani.

Pope Francis greets migrants and refugees at the Moria refugee camp near the port of Mytilene, on the Greek island of Lesbos, April 16, 2016. REUTERS/Filippo Monteforte/Pool

Oltre al grande impatto umano ed emotivo, è possibile dare una vera e propria valenza politica alla visita del Pontefice a Lesbo in mezzo ai rifugiati.  Papa Bergoglio si conferma l’unico leader con una visione sul lungo termine. Per prima cosa ha lanciato nuovamente un messaggio di pace e speranza e una mano concretamente tesa al mondo islamico.

Non solo. Nel suo discorso, il Santo Padre ha voluto ricordare il popolo greco e ringraziarlo per la generosità dimostrata nei confronti dei rifugiati, nonostante le note difficoltà attraversate dal Paese. Lo ha fatto di fianco a un premier, Tsipras, quanto mai compiaciuto e per una volta tanto in posizione di forza rispetto agli altri Paesi dell’Unione.

Le parole di Papa Francesco hanno rappresentato un secco monito per quella parte di Europa che prima ha sottoposto la Grecia a pesanti misure di austerity perché rispettasse le regole di bilancio, ma che ha voltato la spalle quando si è trattato di questioni legate all’umanità.

Per una macabra ironia della sorte, questa emergenza umanitaria la stanno pagando i più poveri dell’Unione Europea e gli ultimi del Mediterraneo. Papa Francesco è andato a lanciare il suo messaggio proprio in mezzo a loro, tracciando idealmente quella che dovrebbe essere la politica comune dell’Unione Europea.

La palla, adesso, passa all’Unione Europea, che dovrà mostrare cosa abbia capito della visita del Pontefice. Non c’è da farsi troppe illusioni. Nel club di Bruxelles predominano ancora logiche nazionali e si preferisce sperare che l’accordo-ricatto con la Turchia tenga piuttosto che trovare delle alternative.

Di certo, però, la lezione di Francesco ha messo tutti davanti a un’evidenza: un’istituzione nata sul principio della solidarietà è diventata il simbolo della divisione in nome dei singoli interessi. Il dramma è che sembra sempre più incapace di tutelare persino questi.

@martaottaviani

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