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Le priorità di Erdogan dopo gli accordi con Bruxelles

Mentre l’Europa fa in modo di non doversi occupare più di tanto dell’emergenza migranti, la Turchia, dopo aver incassato alcune concessioni da Bruxelles e avvisato che è pronta a fare saltare il banco in qualsiasi momento se queste non dovessero essere rispettate, è tornata a giocare su più tavoli.

Turkey's President Tayyip Erdogan (L) and Saudi King Salman review a guard of honour during a welcoming ceremony in Ankara, Turkey April 12, 2016. REUTERS/Umit Bektas

Un’ attività di rattoppo nella politica internazionale, devastata soprattutto dalla crisi siriana, ma che fa comprendere come Ankara non abbia deposto le sue ambizioni di diventare un player regionale e come continui a giocare su più tavoli.

La priorità per il presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, al momento, è ridurre l’isolamento della Mezzaluna seguito alla crisi con la Russia e ricucire al più presto, soprattutto con Egitto e Israele.

L’asse con Il Cairo è necessaria, anche se forse il presidente Erdogan e il premier Ahmet Davutoglu ne farebbero volentieri a meno. Furono proprio loro a protestare contro il colpo di Stato che ha portato al potere il presidente Al-Sisi, deponendo Mohamed Morsi, eletto dal popolo e soprattutto vicino ai Fratelli Musulmani. Avere una relazione pacificata con Il Cairo serve a rimanere nell’alveo della grande cordata sunnita, dove si inserisce anche l’Arabia Saudita, che Erdogan sta corteggiando a più riprese per creare un’alleanza sempre più forte. Rimanere fuori da questa cordata, vorrebbe automaticamente dire restare estromessi anche dalla competizione per il controllo del Medio Oriente fra blocco sciita e sunnita. La fine delle sanzioni  e il perdurare della crisi siriana fa di Teheran un concorrente quanto mai temibile. Per arrivare a questo obiettivo, il presidente Erdogan sarà costretto a mandare giù qualche boccone amaro, primo fra tutti non poter più intervenire sulle questioni interne egiziane, come fatto in occasione della Primavera Araba e della deposizione di Morsi.

Il secondo Paese con cui Ankara sta cercando di ripianare i danni fatti è niente meno che Israele. Dopo una crisi che va avanti da sei anni, la Turchia si sarebbe finalmente decisa a recuperare i rapporti con Gerusalemme. La trattativa non sarà affatto facile. L’obiettivo di Erdogan è portare a casa una sede di compromesso sulla fine dell’embargo alla Striscia di Gaza. I media turchi dicono che i negoziati vanno avanti e manifestano grande ottimismo. Da parte di Israele c’è molta più cautela. La normalizzazione servirebbe ad Ankara anche per diminuire la sua dipendenza energetica dalla Russia, che per il momento non ha alcuna intenzione di porre fine alla crisi diplomatica iniziata lo scorso novembre.

Ankara è forse meno invasiva, ma certo ancora determinata a fare il battitore libero. Durante l’ultimo summit dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, che si è tenuto a Istanbul, il presidente Erdogan ha chiamato a raccolta tutto il mondo islamico, ergendosi in qualche modo se non a leader, almeno a punto di riferimento, intenzionato a fare valere la sua posizione sui futuri assetti del Mediterraneo.

@martaottaviani

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