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Tsipras e l'azzardo delle elezioni: o vince tutto o perde tutto

Mancano meno di due settimane alle elezioni in Grecia ma, se quello a cui aspirava il Premier Alexis Tsipras era un consolidamento del potere, almeno stando ai primi sondaggi, sembra che dovrà alzare gli occhi e ringraziare il cielo se riuscirà a concludere la partita elettorale con un pareggio. E la causa, oltre ai suoi errori politici, è la dispersione dei voti.

Athens, Greece - Former Greek Prime Minister and leader of leftist Syriza party Alexis Tsipras. September 3, 2015. REUTERS/Alkis Konstantinidis

Delle società di ricerca greche conviene sempre non fidarsi troppo, ma fino a questo momento, tutte hanno espresso lo stesso verdetto. Da gennaio, quando Syriza vinse le elezioni con il 36,3% dei consensi, il partito di maggioranza è sceso al 23-26% e contende il primo posto ai conservatori di Nea Dimokratia, che alle scorse elezioni aveva distaccato di oltre 10 punti.

Una Caporetto per il giovane e ambizioso leader, che si trova bruscamente a fare i conti con una realtà con cui probabilmente non aveva ancora preso sufficientemente confidenza: anche se rimane il leader più apprezzato, con il 50% dei consensi, questo non significa che i greci siano disposti a rivotarlo.

E se i conservatori di Nea Dimokratia, i neo nazisti di Alba Dorata e i centristi di To Potami, almeno secondo i sondaggi, mantengono sostazialmente inalterato il proprio bacino di voti, nella sinistra greca sarà una lotta all'ultima scheda conquistata.

Oltre a Tsipras, che dovrà a questo punto cercare di limitare i danni, gli occhi sono puntati sulla nuova formazione nata dalla fronda più radicale del partito di maggioranza e capeggiata dall'ex ministro dell'Energia, Panagiotis Lafazanis: Unità Popolare. Nel neonato partito si respira aria di grande ottimismo e in molti credono che in sede elettorale sfonderanno il 10% dei consensi, che per Tsipras equivarrebbe a una tragedia. In realtà, stando almeno ai sondaggi, sembra non supereranno il 4,5%, sufficiente però per entrare in parlamento e fare opposizione al premier ex alleato.

Ci sono poi altri due partiti che potrebbero oltrepassare la soglia fatidica del 3% e togliere altri seggi preziosi: i comunisti del KKE, che alle scorse elezioni hanno conquistato un lusinghiero 5,5% e sono sempre rimasti coerenti con la loro politica antimemorandum, e l'improbabile alleanza formata da Pasok e Dimar, che sembra fatta solo per entrare nell'Assemblea.

Incurante di quello che dicono i sondaggi, Tsipras ha fatto sapere di non essere disposto a trattare con Nea Dimokratia per fare un governo di larghe intese e che tornerà a formare una coalizione solo con il partito di destra di Anel. Da parte conservatrice, invece, Vangelis Meimarakis, il leader che è succeduto alla guida di Neo Dimokratia dopo le dimissioni dell'ex premier Antonis Samaras, ha aperto al governo di coalizione, forse sapendo che alla fine il giovane e ambizioso leader non avrà molta altra scelta.

Gli occhi ormai sono puntati su quanti deputati perderà Tsipras in Parlamento, chi glieli porterà via sembra quasi un aspetto secondario. Alcuni sondaggi mettono addirittura in dubbio che possa essere lui il primo ministro. Data l'inaffidabilità degli istituti di ricerca greci per il momento si può considerare una ipotesi estrema, anche perché gli indecisi sarebbero ancora fra il 10 e il 15%.

Quel che è certo è che l'opposizione più pericolosa Tsipras stavolta ce l'ha dalla sua stessa parte politica e che, se a dieci giorni dal voto di gennaio, in Syriza assaporavano già la vittoria ed erano pronti a fare festa, questa volta gli umori sono molto diversi e l'unica speranza è che il boccone non sia troppo amaro.

@martaottaviani

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