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Elezioni in Francia: l'identikit dei principali candidati

Il prossimo 23 Aprile 2017, i cittadini francesi saranno chiamati a votare alle Elezioni Presidenziali (secondo turno il 7 Maggio 2017) per il candidato che vorranno all’Eliseo i prossimi 5 anni. L’attuale Presidente François Hollande, partito socialista, ha deciso di non ricandidarsi, scoraggiato da un indice di gradimento attuale del 15%, secondo Wall Street Italia, uno dei più bassi nella storia del paese.

I principali candidati alle elezioni in Francia. REUTERS/Patrick Kovarik/Pool
I principali candidati alle elezioni in Francia. REUTERS/Patrick Kovarik/Pool

Dopo gli inaspettati esiti del referendum UK (Brexit) e delle presidenziali USA (Trump), la Francia, l’Europa e gli Stati Uniti guardano a queste elezioni francesi con occhi preoccupati ma impazienti, dal momento che indirizzerà non solo il futuro della politica francese, ma anche di quella europea e forse globale.

I candidati principali sono Emmanuel Macron, ministro dell’economia, dell’industria e degli affari digitali nel secondo governo Valls, che ha fondato il suo partito centrista En Marche!Marine Le Pen, membro del Parlamento Europeo e leader del partito di estrema destra Front National e François Fillon, ex primo ministro e deputato di Parigi, rappresentante del partito di centrodestra Les Républicains. Ci sono poi Benoît Hamon (Parti Socialiste), Jean-Luc Mélenchon (in nome del movimento che fonda nel 2016 “la France insoumise”), Nicolas Dupont-Aignan (Debout la France), Nathalie Arthaud (Lutteouvrière) e Philippe Poutou (Nouveau Parti anticapitaliste). 

Se qualche settimana fa, Marine Le Pen si posizionava al primo posto secondo i sondaggi, nell’inchiesta che France Télévision ha condotto agli inizi di marzo, viene scavalcata da Macron. Impressionante è invece la rapida discesa di Fillon, che perde consenso (guadagnato da Macron) in seguito all'inchiesta giudiziaria tesa ad accertare se sua moglie Penelope abbia davvero svolto attività di sua assistente parlamentare, peraltro fittizia, percependo dunque un compenso pubblico truffaldino. L’ultima novità, forse il colpo di grazia per la sua candidatura, è apparsa in prima pagina sul famoso giornale francese di satira Le Canard enchaîné lo scorso 8 marzo.
Nel 2013, il candidato repubblicano ricevette un prestito senza interessi di 50mila euro da Marc Ladreit de Lacharrière, imprenditore miliardario che aveva assegnato uno stipendio di 5mila euro al mese a Penelope, moglie di Fillon, assunta come consigliere letterario.

Quali sono gli scenari che si potrebbero declinare dalla vittoria di un candidato o l’altro? Quali programmi elettorali caratterizzano ognuno di loro?

Macron ha promesso di impegnarsi su diversi punti da lui considerati prioritari: riforma della scuola, “società del lavoro”, modernizzazione dell’economia, sicurezza, strategia internazionale e moralizzazione della vita pubblica. Il candidato centrista vuole risparmiare 60 miliardi di euro di budget statale nel corso del quinquennio, di cui 25 miliardi nella sfera sociale. Vuole ridurre di 15 miliardi le spese legate all’assicurazione sanitaria, senza ridurre i posti di lavoro nell’amministrazione ospedaliera. Da sottolineare è l’importanza che il leader centrista vuole dare alla difesa, il cui budget deve essere portato al 2% del PIL; non esclude, inoltre, la creazione di un sistema di difesa europeo per risultare più efficace soprattutto nella lotta contro il terrorismo, che in Francia ha colpito ben due volte negli ultimi anni. Un altro punto che gli sta a cuore riguarda la riforma della scuola, che le conferirebbe più autonomia; Macron propone di continuare a creare posti di lavoro nel campo dell’insegnamento (tra 4mila e 5mila), e allo stesso tempo ritiene sia opportuno eliminare 120mila posti di lavoro di funzionari pubblici.

Per quanto riguarda Fillon, ha previsto di dedicare gran parte del programma elettorale alle riforme economiche per “rimettere in sesto il paese”. In un’intervista per Les Echos, dimostra di non aver rinunciato a nessuna delle misure liberali che aveva promesso di realizzare alle primarie, pur avendo ricevuto molte critiche sulla brutalità del suo programma: fine delle 35 ore di lavoro settimanali, pensione a 65 anni, eliminazione di 500mila funzionari pubblici e dell’ISF (impôt de solidaritésur la fortune), una tassa sul capitale versata da parte di individui e coppie in possesso di un patrimonio netto imponibile superiore a 1,3 milioni di euro dal primo gennaio 2011, revisione del codice del lavoro o riforma dell’assistenza sanitaria. Il candidato ha poi voluto dare più spazio a una misura che prevede la diminuzione dei contributi sociali dei dipendenti.

Marine Le Pen è la più estremista tra i candidati alle presidenziali, figlia del vecchio leader Jean-Marie Le Pen. Lei mette l’accento sul ripristino di una moneta nazionale, nell’ottica di sfruttare al meglio la competitività nazionale, il sostegno alle piccole e medie imprese, l'inclusione della "priorità nazionale" nella Costituzione, l'abolizione dellojus soli, la fine del monopolio dei sindacati e “l'espulsione automatica dei criminali e delinquenti stranieri", come ha lei stessa rivelato in un’intervista per Le Monde.

Per il momento, ad andare al secondo turno sarebbero Macron e Le Pen. La candidata del Front National, tuttavia, non dovrebbe riuscire a vincere in base alle attuali previsioni. 

@manu_scogna

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