Pannelli solari nel sud del Portogallo. REUTERS/Jose Manuel Ribeiro
Pannelli solari nel sud del Portogallo. REUTERS/Jose Manuel Ribeiro

Riuscire a raggiungere, oggi, l’autosufficienza energetica derivante esclusivamente da risorse rinnovabili sembra una vera e propria utopia, dal portato simbolico e dal significato etico-sostanziale di sicuro impatto, ma pur sempre un’utopia. È per questo motivo che, in un pianeta industrializzato ancora troppo radicato in un’economia energetica carbon-fossile, notizie come quella pubblicata dai registri della National Energy portoghese un paio di mesi fa, relativa allo storico sorpasso dell’energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto a quella consumata, rappresenta una cometa destinata a ricevere un’importante cassa di risonanza in Europa e nel mondo.


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Nello specifico, i registri della National Energy hanno calcolato che sono stati prodotti 4812 Gigawattora di elettricità da fonti rinnovabili rispetto ai 4647 dei consumi di energia continentale. Un margine modesto, ma comunque rappresentante il primo, storico sorpasso nella storia del Paese Lusitano.

Risultato che, tra l’altro, si inserisce nella scia di un percorso virtuoso di cui il Portogallo si è reso protagonista nell’ultimo anno: l’Associazione Nazionale delle energie rinnovabili ha infatti sottolineato come fino a poco prima del mese di marzo la produzione da energie rinnovabili si era attestata “soltanto” fino al 99,2%. Percentuale innalzatasi fino al 143% dei consumi ad inizio aprile, determinando un surplus di energia verde utilizzabile negli eventuali giorni di “magra” da produzione verde.

Tra i motivi di questo exploit energetico, una produzione idroelettrica ed eolica (rispettivamente al 55% e 42% dei consumi) che hanno impattato più che positivamente sulla quota totale di rinnovabili adoperate sul territorio Lusitano.

Quali possono essere, dunque, gli insegnamenti che si possono trarre da questa situazione e adottare nella pianificazione energetica nostrana?

Innanzitutto bisognerebbe rilevare come e quanto una produzione da rinnovabili a questi livelli così elevati abbia un impatto positivo per quanto riguarda l’ambito dell’efficienza energetica. Nel caso di specie si è certificata una riduzione delle emissioni di CO2 di 1,8 milioni di tonnellate, riduzione che ha comportato inoltre un corrispondente risparmio di circa 21 milioni di euro nell’acquisizione delle quote di emissione.

Dunque il focus dovrebbe vertere non soltanto su un risvolto ambientale, ma soprattutto economico, quello che può risultare da una pianificazione energetica focalizzata specialmente sulle risorse rinnovabili, chiave di volta verso un abbassamento generale dei prezzi dell’energia. Nell’esempio di riferimento, Apren ha calcolato che questo sorpasso della quota di produzione “verde” rispetto a quella consumata, ha influito sul prezzo medio del mercato giornaliero, attestatosi, in Portogallo, nell’ultimo trimestre a 39,75 euro per Megawattora.

In Italia, per quanto riguarda la produzione di energia derivante da risorse rinnovabili, lo scenario è bifacciale: da un lato la produzione è ancora troppo esigua, concretandosi nel solo 37 percento (circa 120mila GWh) del quantum energetico totale, dominato ancora dai combustibili fossili che rappresentano circa i 2/3 dell’energia elettrica prodotta nello stivale. Dall’altro lato, d’altronde, la produzione da fonti rinnovabili è comunque cresciuta moltissimo negli ultimi 10 anni, più che raddoppiata e soprattutto ben al di sopra della media europea (fonti 2016). Nella classifica europea dei Paesi che producono più energia da fonti rinnovabili il nostro Paese si attesta in 12esima posizione, non troppo lontano dal Portogallo quinto.

A conferma di questo dato, rispetto alla quota energetica da raggiungere all’interno della previsione Europa 2020, siamo già in anticipo: abbiamo già superato, infatti, l’obiettivo del 17% fissato da quest’ultima.

Il percorso intrapreso è quindi quello giusto, ma non possiamo, e non dobbiamo accontentarci: quello del settore energetico è forse uno dei pochi campi in cui siamo realmente sulla scia per diventare Paese leader in Europa, se continuiamo ad investire nel settore energetico verde, individuato dalla governance europea come uno dei settori maggiormente strategici nel prossimo futuro.

Se riuscissimo ad avvicinare le quote raggiunte dal Portogallo, tramite investimenti mirati e, perché no, una migliore armonizzazione del settore energetico con gli altri Paesi, potremmo infatti puntare a coprire il consumo totale annuo di elettricità con esclusiva produzione di energia rinnovabile. Questa è, infatti, la previsione del paese Lusitano entro il 2040.

Futuro ancora troppo lontano, o forse no?

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