I millennials e l'etica lavorativa

Le politiche di grandi aziende focalizzate su velocità e profitto causano l'insoddisfazione e la protesta di molti lavoratori. I millennials riflettono su quali dovrebbero essere le caratteristiche etiche e produttive dell'azienda ideale

Magazzino di una sede Amazon tedesca. REUTERS/Tobias Schwarz
Magazzino di una sede Amazon tedesca. REUTERS/Tobias Schwarz

Il “Black Friday” di qualche settimana fa, è stato accolto nel nostro Paese con una manifestazione dei dipendenti di Amazon che, a Piacenza, hanno dato vita ad una protesta pacifica davanti ai cancelli del magazzino. Lo sciopero è stato fatto da parte dei “Blue Badges”, ovvero gli impiegati assunti a tempo indeterminato (a differenza dei "Green Badges" che appartengono ai lavoratori assunti durante i picchi di consegne, tipici dei periodi festivi), la motivazione principale che lo ha giustificato è stata il bisogno di una maggiore tutela della salute e della sicurezza. È assodato che il lavoro svolto dalla maggior parte dei dipendenti è “fisico”, devono infatti spostarsi nel magazzino in breve tempo, afferrare la merce, piegarsi e così via... tutto ciò velocemente, per assicurare alti livelli di produttività all’azienda. 

I risultati di tali politiche aziendali focalizzate sulla velocità ed il profitto, dicono i sindacati, provocano diversi infortuni all’apparato muscolare degli impiegati. Un dipendente racconta: "Chi va a prelevare la merce dagli scaffali deve fare 20 chilometri al giorno in giro per le Tower di 4 piani, sembrano un bunker con soffitti di oltre 2 metri, gli altri devono avere una bella schiena muscolosa per tenere il ritmo [...] conosco persone che prendono antidolorifici, fanno anche punture per i dolori alle braccia, alla schiena e alle gambe. [...] Fanno fatica a trovare personale qui in zona, chi ci è già finito non ci torna anche se ricontattato".

Questo purtroppo non è un caso isolato: oltre a manifestazioni in altre sedi di Amazon in giro per il mondo tra cui Germania e Francia, sono protagoniste di proteste anche altre aziende diverse da Amazon. C'è ad esempio la storia di Claudio, padre di due bambini, che è stato licenziato dall’Ikea di Bari per una pausa troppo lunga, che ha provocato un ritardo di 5 minuti. Oppure di Marica, madre di due figli, licenziata dallo stabilimento Ikea di Corsico a Milano per episodi di contestazione sugli orari di lavoro.

Nonostante queste aziende colossali diano lavoro a molte persone (in Ikea Italia lavorano più di 6500 persone, 90% delle quali a tempo indeterminato), gli episodi appena elencati rispecchiano l'insoddisfazione di molti lavoratori, che cercano forse un trattamento diverso, che potrebbe essere attuato attraverso politiche che migliorino la qualità della vita lavorativa: sono numerosi, ad esempio, gli infortuni che si presentano a forza di monitorare il "passo Amazon" (i pezzi da confezionare in un'ora).

Sicuramente nel lungo periodo l'ossessione che l'azienda ha per la produttività potrebbe produrre l'effetto opposto rispetto a quello voluto.

I Millennials cose ne pensano? Ma soprattutto come si comporterebbero se si trovassero nelle condizioni di decidere tra sacrificare il destino di un lavoratore o la produttività della propria azienda?

Le risposte le fornisce il "2016 Deloitte Millennial Survey", tra i dati più significativi emerge che in Italia la nostra generazione (86%) desidera che le aziende si concentrino soprattutto sulle persone, dai clienti alla comunità in cui operano, piuttosto che sui profitti. Questo pensiero è in linea con i dati globali (87%).

Inoltre i Millennials italiani, come la maggior parte dei Millennials del resto del mondo, desiderano lavorare in un'azienda che condivida valori simili ai propri: "7 su 10 credono che la propria etica personale sia in linea con quella dell’azienda per cui lavorano" o ancora "un’azienda che condivida i miei valori personali e morali è la prima condizione richiesta dei Millennials: lo afferma il 60% degli intervistati a livello globale". La nostra generazione riconosce che le imprese di oggi sono troppo orientate al profitto e alla crescita; è giusto che siano gli obiettivi primari nel fare impresa, ma c'è anche l'importanza e la necessità di poggiare questi obiettivi su delle basi solide, rappresentate da un forte senso etico e dei sani ideali. Secondo i Millennials, imprese che mancano di tali valori non riusciranno a raggiungere un successo nel lungo termine, diventando così delle imprese a rischio.

Infine, sempre secondo Deloitte, per trattenere i Millennials, tra le caratteristiche aziendali più efficaci ci sono: il rapporto con i propri mentori, una flessibilità che permetta di lavorare con maggiore produttività e un comportamento etico. Queste caratteristiche ridefiniscono il significato di carriera e di successo, e fanno sperare in un mercato del lavoro migliore.

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GUALA
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