i Millennials e la rivoluzione Fintech

Associare la generazione dei Millennials al termine techfriendly ormai è storia vecchia, ma avete mai sentito parlare del “Fintech”? Si tratta di un settore formato da società che usano la tecnologia per rendere i sistemi finanziari più efficienti.

Server per l'archiviazione dati al Thor Data Center di Hafnarfjordur, Islanda. REUTERS/Sigtryggur Ari/File Photo
Server per l'archiviazione dati al Thor Data Center di Hafnarfjordur, Islanda. REUTERS/Sigtryggur Ari/File Photo

Il settimanale the Economist ha addirittura parlato di “Fintech revolution”, facendo riferimento a un fenomeno che sta diventando sempre più presente, soprattutto tra chi è da poco entrato nel mondo professionale: sono 2,3 miliardi i giovani oggi, nonché la metà della forza lavoro mondiale entro il 2020.

All’interno della grande categoria Fintech, ci sono una serie di sotto-segmenti, dal crowdfunding all’asset management gestito con algoritmi, dal peer-to-peer lending alle valute digitali. Goldman Sachs stima il bacino di ricavi del settore a 4,7 miliardi di dollari. Il numero di startup aumenta: puntando su parti di mercato di nicchia, vogliono proporre innovazioni in quanto a metodi e processi rispetto al sistema finanziario tradizionale, rendendolo più efficiente e più “customer-oriented” in termini di velocità, qualità e customer experience. Entrando più nello specifico, possiamo individuare alcuni trend evolutivi principali.

Blockchain è una base di dati distributiva: con 220 milioni di dollari investiti nel primo quadrimestre del 2016, si posiziona come piattaforma software leader per gli assets digitali. Il database si caratterizza dal coinvolgimento diretto dei consumatori e/o investitori, senza l’intervento di terze parti. La cripto-valuta utilizzata all’interno della blockchain è il tanto discusso Bitcoin. Attualmente, quota intorno ai 1.850 dollari, il valore più alto mai raggiunto fin dalla nascita, quando costava solo un dollaro (la rivalutazione è di +185.100%). Nonostante alcuni esperti temano una bolla speculativa e siano in dubbio sul futuro della moneta, gli investitori ripongono su di essa molta fiducia. Le monete tradizionali, infatti, secondo le giovani generazioni, corrono sempre di più il pericolo di essere uno strumento inadatto a rivestire ancora il ruolo di fonte di sviluppo e slancio economico. Blockchain, infine, ha le potenzialità per garantire il bene sociale, la sicurezza informatica e il buon funzionamento del processo legale.

Con Social lending, invece, si intende una seriedi siti web che consentono di prestare direttamente a individui o imprese, eliminando il mediatore finanziario. Si sceglie l’ammontare del prestito e quanto interesse il debitore debba pagare. La mancanza di intermediari fa si che i tassi siano più bassi per chi ottiene il prestito e gli interessi più alti per chi presta denaro. La piattaforma web mette in contatto chi chiede un prestito con chi offre credito e ne valuta l’affidabilità.Più del 70% dei ragazzi ritiene che il futuro dei metodi di pagamento e della gestione del proprio denaro non sarà più dettato dalle banche, ma in mano a player come Google, Apple, Amazon e Paypal.

Di investimenti se ne occupano i cosiddetti Robo-Advisors, servizi online che creano un portafoglio adatto alle preferenze del cliente, calcolandone il livello di rischio. Nella fase successiva, esercitano un controllo sul portafoglio e forniscono consigli sulle mosse future. Inoltre, ogni utente ha la possibilità di seguire l’andamento dei propri investimenti autonomamente, dal computer o smartphone. I Robo-Advisors consentono di servire gli investitori più giovani e con piccoli saldi e quindi coinvolgono i Millennials nel mondo degli investimenti dalla più tenera età. Millennials che rappresentano una generazione con grande potenziale in termini economici.

Tutte le declinazioni di Fintech che abbiamo elencato sembrano prevedere l’eliminazione delle banche dall’intero processo finanziario. Sicuramente, benché non si possa parlare della scomparsa di esse, il settore Fintech auspica una loro radicale modifica nel modo di operare. Sempre the Economist definisce “Fintegration” il fenomeno di fusione fra le banche tradizionali e i nuovi servizi digitali. Non a caso, nell’ultimo anno, le grandi banche hanno investito nel settore. JP Morgan ha stabilito una collaborazione con la piattaforma On Deck, per fornire prestiti alle piccole aziende, Goldman Sachs ha acquistato Honest Dollar, una società che offre consulenza finanziaria online, BNP ha iniziato una collaborazione con Smart Angels, una piattaforma di crowdfunding.

Tra qualche anno, useremo con grande probabilità il termine e-finance come oggi usiamo quello di e-commerce. I Millennials non faranno che accelerare il trend, in quanto generazione protagonista del settore digitale, alla ricerca di interazione diretta e abbassamento dei costi.

@manu_scogna10

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA