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Perché rinforzare l’integrazione tra Europa e Asia?

Il luogo che simbolicamente divideva l’Est dall’Ovest, Berlino, diventa ora punto di incontro per nazioni aperte al dialogo, allo scambio costruttivo di idee e progetti a lungo termine il cui fine può essere condensato in una parola chiave: integrazione. L’obiettivo è quello di stabilire una comune alleanza economica e politica che da Lisbona oltrepassa i confini europei sino a Vladivostok, basata sulla cooperazione e il supporto reciproco da parte di stati desiderosi di ritrovare la stabilità istituzionale e la tanto ambita prosperità. E’ all’east forum Berlin 2016 che rappresentanti dell’Unione Europea (UE) e dell’Unione Economica Euroasiatica (EEU), nonché vertici di aziende hanno avuto l’opportunità di discutere a tavolino per porre le fondamenta  di questo ambizioso disegno.

REUTERS/Bobby Yip

Dopo i numerosi accordi commerciali firmati negli ultimi anni, l’attenzione viene ora posta sul ruolo della Cina quale partner decisivo per sbloccare il potenziale di crescita nel nostro continente. Nasce proprio a questo proposito l’iniziativa One Belt, One Road (OBOR), con l’obiettivo di creare un ponte fra la potenza asiatica e l’Occidente. Essa poggia su due programmi infrastrutturali: la Silk Road Economic Belt (SREB), con lo scopo di promuovere un’area economica coesiva attraverso lo sviluppo di servizi pubblici e cooperazione monetaria;  e la Maritime Silk Road (MSR) che collega i porti della Cina con il Sud-Est asiatico, il subcontinente indiano, il Nord Africa e l’Europa, incoraggiando gli scambi commerciali via mare.

Questa proposta divide l’opinione pubblica in due gruppi. Quelli a favore ritengono che il progetto OBOR stabilirebbe una cooperazione vincente tra Occidente e Oriente e che il rafforzamento degli scambi commerciali e il risanamento e sviluppo del territorio contribuirebbero a maggiori opportunità di crescita economica nonché maggiore stabilità politica. Gli oppositori invece, sottolineano da una parte, che i finanziamenti non sono sufficienti e i tempi di realizzazione troppo lunghi perché il piano possa risultare efficace; dall’altra, sono convinti che esso serva soprattutto a risolvere il problema di sovrapproduzione strutturale cinese, senza rafforzare effettivamente l’interscambio con l’Europa.

I fatti però parlano da sé e smentiscono le inevitabili Cassandre: gli investimenti della Cina all’estero totalizzano 100 miliardi di dollari nel 2015. L’Unione Europea è il primo partner commerciale cinese mentre la Cina si posiziona al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, per l’UE. Non a caso, dal settembre scorso, la Commissione Europea ha inaugurato la così detta “Connectivity Platform”, puntando su investimenti infrastrutturali transnazionali, servizi di miglioramento dei trasporti e accesso al mercato lungo l’antica Via della Seta. Inoltre, è proprio in queste terre (non dimentichiamoci del vessato Medio Oriente) che l’iniziativa potrebbe giocare un ruolo importante nella lotta per la prosperità e la pace, a tutto favore dei rapporti con il nostro continente.

Dall’altro lato abbiamo poi nazioni che cercano irrimediabilmente di sradicare le loro radici dal lascito post-sovietico. Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan sono già parte dell’Unione Economica Euroasiatica (EEU), sottraendosi così alle pesanti barriere commerciali con l’Europa e facilitando il trasporto di beni. Difficile è invece la situazione dell’Ucraina, il cui conflitto civile, dopo aver logorato istituzioni ed economia, ha rischiato di compromettere qualunque tipo di integrazione.

In cinese la parola crisi (wēijī) è composta di due parti: la prima indica il pericolo, la seconda invece l’opportunità. E’ quindi nostro dovere cogliere quest’ultima: la libertà di movimento per persone, cose, servizi e capitali, la stabilità, la sicurezza sociale e la pace, sono tutti valori che contraddistinguono la nostra Europa e vanno necessariamente esportati e promossi attraverso il commercio e gli investimenti. L’apertura dei mercati è la chiave per tornare ad una crescita sostenibile.

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