Shortage di verdure: a cosa è dovuto e come si spiega

Se da un lato si parla sempre più del mangiare sano e del tenersi in forma, per i consumatori è sempre più difficile informarsi sulla qualità e le caratteristiche dei prodotti che si acquistano, una fra tante il prezzo. Soprattutto all’estero, nelle grandi città, pochi hanno il contadino di fiducia a cui rivolgersi per acquistare frutta e verdura. Si ha spesso l’impressione che ci sia poca disponibilità e prezzi in crescita. Ma è solo un’impressione? Cosa si cela dietro il prezzo delle verdure che compriamo?

REUTERS/Mariana Bazo

Un esempio interessante da approfondire è quello dell’avocado. Gli USA importano gran parte dei frutti dal Messico: solo il 7% degli avocado consumati nel paese sono risultato di produzione nazionale. Quest’ultimo, insieme alla California, rappresentano il 40% della produzione di avocado nel mondo. Risale alla seconda metà del 2016 l’ultima carenza di avocado nei mercati e supermercati statunitensi, che si è tradotta in un aumento significativo del loro prezzo. Secondo Quartz, a settembre 2016, il prezzo medio degli avocado non era mai stato così alto: 1.65$ l’uno.

Diamo a questo fenomeno 3 principali motivazioni:

  1. I coltivatori messicani sono insoddisfatti dei loro salari, che considerano troppo bassi. Questo malcontento si riflette sull’aumento del prezzo dei loro prodotti;
  2. La California, stato che produce l’80% degli avocado americani, è stata colpita da un periodo di importante siccità, dovuta a temperature troppo alte e problemi di irrigazione;
  3. Un forte aumento della domanda, dovuto ai suoi valori nutrizionali (ricco di grassi vegetali, sali minerali, vitamine e omega3) e al suo essere “di moda”. E’, infatti, uno dei cibi che si vedono più di frequente su Instagram e postato sui social più di 5 milioni di volte.

Il problema non sembra contagiare tanto i protagonisti della supply chain quanto i consumatori finali, i proprietari di ristoranti e i supermercati, che devono scegliere se continuare a vendere gli avocado o meno. Ox Verte, ad esempio, un’azienda di catering newyorkese,ha deciso di sostituire nel menu l’avocado con la patata dolce perché non più considerato redditizio.

Si tratta poi di un fenomeno che supera l’Atlantico e arriva fino in Europa, in particolare a Londra, dove di recente si è notata una carenza di verdure (zucchine e insalata in particolar modo) con un conseguente balzo dei prezzi fino a quasi quadruplicarli. 

Vegetable price rises. Photo credit theguardian.comVegetable price rises. Photo credit theguardian.com

Una soluzione temporanea che è stata adottata è quella di razionare la quantità acquistabile di verdura. Ad esempio, a Londra, fino allo scorso febbraio, un consumatore non poteva comprare più di tre pezzi di una determinata verdura. Causa di ciò è il cambiamento climatico dell’Europa meridionale, cuore delle esportazioni di verdure,che ha visto temperature più basse del previsto con neve e piogge forti, inconsuete per un territorio solitamente più secco e caldo.

Un’altra possibile soluzione potrebbe essere quella di coltivare frutta e verdura per conto proprio: il vantaggio sarebbe non solo in termini di quantità ma sicuramente anche di qualità. Infatti, se le imprese agricole hanno come primo obiettivo la massimizzazione della quantità venduta, in secondo piano si trova la qualità dei prodotti (soprattutto per le aziende agricole non bio). Recenti studi hanno poi affermato che la coltivazione dell’orto avrebbe sia uno scopo ecologico sia terapeutico, riducendo lo stress e migliorando l’umore.

Riassumendo, è arrivato il momento di fare i conti anche con il cambiamento climatico: il prezzo delle commodities ormai non è più dato esclusivamente dai costi di produzione, di vendita o dal livello della domanda. A volte pensiamo che gli effetti del riscaldamento globale siano remoti, o che comunque non ci riguardino personalmente, fino a quando non hanno conseguenze sulla nostra quotidianità, la nostra salute o anche il nostro portafoglio. Sono sempre piùi rimedi implementati a livello nazionale ed europeo per contenere il riscaldamento globale, ma non dimentichiamoci che sono anche efficaci quelli che possiamo attuare a livello individuale.

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