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Sì, noi giovani siamo europeisti!

"L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto." Queste le parole pronunciate da Robert Schuman, l’allora ministro degli esteri francese, il giorno 9 maggio 1950; queste le parole che simbolicamente sanciscono la nascita della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA), la forma embrionale di unione basata sulla cooperazione economica fra paesi che condividono stessi valori e ambizioni.

REUTERS/Jean-Paul Pelissier

 Lunedì abbiamo festeggiato i sessantasei anni da questa forte dichiarazione di intenti che ancora oggi prova a congiungere nazioni sempre più scettiche: una burocrazia ancora elefantiaca, la mancanza di una politica comune per affrontare l’emergenza migranti, l’ombra del referendum britannico con il rischio dell'uscita di Londra dall'Unione e una crisi economica che ancora attanaglia la eurozona.

Tutti motivi questi che dovrebbero indurre noi giovani a demordere nel perseguimento di questo progetto, che, checché se ne dica, è tutt’altro che realizzato. Ma i Millennials sono per loro natura testardi, difficili da smentire.

La società globale ci impone ogni giorno nuove sfide, dalla disoccupazione alle disuguaglianze crescenti, ma la nostra generazione, sì diciamolo, europeista,  non deve in alcun modo smettere di sostenere l’integrazione del continente. Abbiamo come obiettivo quello di trasformarla in nuovo motore di sviluppo economico e politico sostenibile. E’ fondamentale quindi essere lungimiranti e creativi in un mondo che vive cambiamenti di proporzioni epocali: l’inerzia non ci appartiene, ne tanto meno l’egoismo. Sono quindi dinamismo e solidarietà le parole chiave che suggeriamo come linee guida per una pace e una prosperità durature, un cambiamento di rotta che ci coinvolge tutti, senza alcuna distinzione di razza, sesso, religione e cultura.

Ed il cosiddetto Progetto Erasmus, che ormai da quasi trenta anni coinvolge circa tre milioni di partecipanti, è espressione perfetta di questo cambiamento antropologico verso una libertà impensabile fino a mezzo secolo fa.

“Questo è l'altro aspetto dei Millennials, a cui appartiene anche la nuova Generazione Erasmus: vedono l'Europa come moltiplicatore di vincoli. O anche qualcosa a cui non c'è alternativa.”

Alle dichiarazioni fatte dal Sottosegretario al Dipartimento delle Politiche Europee, Sandro Gozi, noi rispondiamo che l’Europa non la vediamo come “moltiplicatore di vincoli” quanto invece di opportunità. L’eccesso di ottimismo che ci ha accompagnato lungo questi anni è stato ingenuo ma ci ha anche permesso di non cedere alle provocazioni di quelli che in questo disegno non ci hanno mai creduto.

Come ci ha ricordato la rappresentante Ue per la politica Estera, Federica Mogherini: “l'Europa siamo noi, ognuno di noi, e quello che riusciamo a farne è anche quello che ci torna indietro come strumenti per risolvere i problemi di oggi".

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