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Il terrorismo cala la sua arma più subdola, colpire il turismo

Dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta, i terrorismi si sono sviluppati come forma di contestazione dell'ordine costituito, e quindi di violenza, all'interno dei confini nazionali di un determinato Stato. Questa definizione lascia il passo alla diffusione del terrorismo internazionale, risultato anche di un mondo sempre più globalizzato.

La lapide dedicata alle vittime dell'attentato sulla spiaggia di Sousse, Tunisia. REUTERS / Zohra Bensemra
La lapide dedicata alle vittime dell'attentato sulla spiaggia di Sousse, Tunisia. REUTERS / Zohra Bensemra

In questi 50 anni, anche la mobilità delle persone è cambiata, grazie all'accesso molto più immediato alle informazioni, al gonfiarsi del fenomeno migratorio e al progresso tecnologico nel settore dei trasporti. Lo stesso concetto di turismo è cambiato: se prima si viaggiava meno e prevalentemente all’interno del proprio paese, adesso, grazie anche alla diffusione delle informazioni in rete, è molto più semplice raggiungere un maggior numero di destinazioni e anche più lontane.

Oggi, il terrorismo di matrice islamica (prima Al Quaeda, poi Isis) sta colpendo il mondo Occidentale: Francia, Belgio, Germania e Turchia (vittima di terrorismi di diversa origine). Proviamo a capire come e in che misura gli attentati terroristici degli ultimi 3 anni hanno condizionato le scelte di milioni di turisti. Cominciamo dalla Turchia: gli attentati sono stati 14 nell’ultimo anno e mezzo e il New York Times conta un numero di vittime pari a 300. Il Guardian scrive che il turismo in Turchia rappresenta l’11% del Pil, dato che rende significativo l’impatto economico sul paese. Secondo il Ministero del Turismo e della Cultura turco, il numero di visitatori nel terzo trimestre del 2016 è diminuito del 26.5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Per quanto riguarda l’Europa occidentale, Forwardkeys, che analizza i futuri programmi di viaggio, aveva previsto un calo del 5% degli arrivi internazionali durante l’estate 2016. In Francia, come spiega l’Economist, turismo, intrattenimento e altre attività sono al momento in difficoltà. In seguito agli attacchi di novembre 2015, le prenotazioni a Parigi sono diminuite del 101% nei mesi successivi. L’aeroporto della capitale Charles de Gaulle, considerato uno dei più importanti hub a livello internazionale, ha subito un crollo di passeggeri del 3.9% nel mese di giugno. A luglio scorso, invece, Accorhotels, una catena francese di alberghi, racconta che i suoi ricavi nel paese sono scesi del 2%, con Parigi che raggiunge addirittura il 12%. Secondo un sondaggio di Medef, Confindustria francese, l’utile di un terzo delle piccole e medie imprese del settore è crollato e il 44% degli imprenditori è preoccupato. A tirarci su, Yeganeh Morakabati, professoressa dell’Università di Bournemouth, che studia la relazione fra turismo e terrorismo: «Il terrorismo - ci spiega - ha un impatto di breve termine sul turismo, perché sul lungo periodo le persone dimenticano».

E non è solo questione di turismo, bisogna considerare l'impatto sull’economia complessiva di un paese. Gli attacchi terroristici possono, infatti, distruggere infrastrutture o, più semplicemente, rendere la regione meno attrattiva, allontanando potenziali investitori stranieri e creando un clima di incertezza e instabilità. 

Questi numeri possono far pensare ad un impatto solo economico, ma si tratta invece di una conseguenza grave sullo stile di vita delle comunità democratiche occidentali: è forse la vittoria più significativa del terrorismo di matrice islamica quella di aver seminato scompiglio e paure nella tenuta delle regole di convivenza delle nostre società, già messe a dura prova dalla lunga e profonda crisi finanziaria. Abbiamo bisogno di reagire.

Nel 2014, l’Unione Europea ha rinnovato la strategia adottata in precedenza e volta a combattere radicalizzazione e reclutamento nelle file del terrorismo. In particolare, si agisce sulla protezione delle frontiere europee, l’incremento della sicurezza dei trasporti, il rafforzamento delle infrastrutture. Dopo gli attacchi al giornale satirico Charlie Hebdo, nel gennaio del 2015, il Consiglio “Giustizia e affari interni” rilascia la Dichiarazione di Riga, nella quale si afferma che «gli sforzi contro il terrorismo devono essere rafforzati sia a livello nazionale che europeo, e che il terrorismo e il finanziamento di esso sono tra le principali minacce alla sicurezza interna dell'UE». Dopo questa dichiarazione, si sono succedute una risoluzione del Parlamento europeo, una dichiarazione dei capi di Stato, l’agenda europea sulla sicurezza e l’adozione della nuova strategia sulla sicurezza interna. Tutto materiale che evidenzia non solo gli sforzi antiterrorismo che l’Unione Europea sta facendo, ma anche il grande potenziale che ha per fare una vera differenza.

Con il fine di creare una maggiore cooperazione transfrontaliera contro il terrorismo, Europol ha istituito il Centro Europeo antiterrorismo (ECTC), che ha dato inizio alla sua attività nel gennaio del 2016. L’ECTC vuole generare fiducia e consapevolezza tra le autorità antiterrorismo nazionali circa gli strumenti di collaborazione esistenti a livello UE, compresi i servizi di Europol, massimizzando in questo modo la cooperazione.

Si sta lavorando per gestire questi attacchi terroristici con uno spirito di solidarietà e condivisione, migliorando lo scambio di informazioni da un paese all’altro. Una risposta futura potrebbe essere la costruzione di un sistema di sicurezza che va al di là delle frontiere nazionali. 

@manu_scogna10

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