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TTIP: minaccia per la democrazia o speranza per il futuro?

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo il cui obiettivo sembra essere la liberalizzazione del commercio e degli investimenti dando così vita alla più ampia area di libero scambio mai esistita. Ciò avverrebbe grazie all’abbattimento di dazi e barriere, tariffe doganali e la soppressione di norme ed iter amministrativi che rendono difficile acquistare e vendere oltreoceano.

Secondo la relazione “Reducing barriers to Transatlantic Trade” commissionata dall’UE, la creazione di un ponte fra le due maggiori potenze su scala globale, Europa e USA, potrebbe dare un impulso decisivo a voci quali crescita e occupazione ancora vincolate al cosiddetto “zero virgola” che attanaglia l’economia mondiale: il beneficio per il nostro continente potrebbe arrivare  a 119 miliardi di euro l’anno (pari a 545 euro per una famiglia media), mentre per gli Stati Uniti d’America sarebbe di 95 miliardi di euro l’anno, pari a 655 euro per famiglia.

Recentemente Greenpeace ha rivelato una parte dei testi della trattativa in un documento di oltre 200 pagine pubblicato il 2 maggio dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, nel quale, fra pro e contro, emergeva che “l’entrata in vigore del TTIP minaccerebbe certi valori fondanti dell’Unione, come la democrazia, la tutela dei consumatori e l’ambiente. Per non parlare della mancanza di trasparenza con cui si conducono i negoziati.”

Il dibattito è quindi fra sostenitori che vedono nell’abbattimento delle barriere tariffarie un potenziale aumento delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti; e detrattori, coloro che scorgono un attentato ai controlli e agli standard minimi richiesti per la circolazione delle merci, alle norme sulle sostanze chimiche tossiche, alle leggi sanitarie, dei prezzi dei farmaci, della libertà di internet e la privacy dei consumatori, l’energia, ai diritti di Proprietà Industriale e al diritto d’autore.

Sarà dunque necessario da parte dei nostri rappresentanti garantire certe condizioni di sicurezza e chiarezza in modo tale da rendere l’occasione certamente vantaggiosa per tutti i cittadini europei e per l’economia italiana in particolare. Ed è proprio in questo contesto che le aziende “Made in Italy” si devono attivare tutelando e valorizzando le proprie produzioni attraverso la registrazione di marchi collettivi o marchi individuali d’impresa.

Come hanno messo in evidenza gli economisti Francesco Daveri e Mariasole Lisciandro nell’articolo "Si legge Ttip, si pronuncia disinformazione" dello scorso 13 maggio, il confronto sarebbe decisamente più costruttivo se focalizzassimo lo sguardo sugli argomenti fondamentali del TTIP, senza farci distogliere da preoccupazioni irrealistiche. Sta quindi a noi giovani Millennials non lasciare che questa battaglia duri in eterno, ma che invece si concluda con un impegno congiunto da parte di UE e USA per un progresso sociale sostenibile, senza vincoli di frontiera.

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