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Verso la quarta rivoluzione industriale?

Da qualche anno diventa sempre più ricorrente la nozione di industria 4.0 o più generalmente quarta rivoluzione industriale. Fino ad oggi ne abbiamo avute tre che hanno dato il via all’adozione di nuove fonti di energia (vapore, elettricità) oppure nuove configurazioni logistiche (come le catene di montaggio e la produzione di massa).

I prodotti in uscita si muovono lungo un nastro trasportatore in un centro Amazon in California. REUTERS/Noah Berger
I prodotti in uscita si muovono lungo un nastro trasportatore in un centro Amazon in California. REUTERS/Noah Berger

Ormai già da qualche anno ci troviamo di fronte ad un elemento che ha avuto un enorme impatto non solo sulla nostra quotidianità ma anche sulle aziende, internet o il cyberspazio. È importante capire di cosa si tratta, come reagire e specialmente quali saranno le possibili conseguenze di un’industria basata sulle tecnologie del “cloud”, dei “big data” e su lavori sempre più flessibili.

Si parla di una rivoluzione digitale, guidata da un’intelligenza artificiale (veicoli autonomi, robot, nano e biotecnologie) dove la comunicazione, all’interno e all’esterno dell’azienda, è un punto focale. A questo si aggiungono l’accantonamento dei dati e delle informazioni online e le relative tecniche di gestione.

Secondo il fondatore e presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, questa quarta rivoluzione, a differenza delle precedenti, è più veloce e non si limita ad avere un impatto solo nel settore industriale, ma influenza ogni disciplina e settore economico fino ad arrivare a mettere in discussione il significato di “essere umano”.

Secondo la sua analisi tra le potenziali conseguenze da aspettarsi, la più significativa è sicuramente un livello generale di reddito maggiore per la popolazione, che si può permettere un accesso al mondo digitale. La possibilità di accesso è assicurata principalmente da cicli di vita sempre più corti dei prodotti ad alto contenuto tecnologico: ogni 18 mesi, secondo la legge di Moore, il prezzo dei componenti dei dispositivi tecnologici si dimezza, dato che entrano nel mercato nuovi componenti ancora più performanti che rendono i prodotti precedenti quasi obsoleti. La crescente innovazione di prodotti e processi alla quale stiamo assistendo aumenta la qualità della vita dei consumatori nonché l’efficienza e la produttività delle aziende, nel soddisfacimento sempre più rapido dei nostri bisogni.

Allo stesso tempo però, non sono pochi i conflitti sociali che si vivono in questo periodo e che si prospettano all’orizzonte: è una rivoluzione che evidenzia le disuguaglianze della popolazione, in particolare sul mercato del lavoro. La sostituzione dell’uomo nell’industria da parte di processi automatizzati, sempre secondo Klaus Schwab, non darà spazio a lavoratori “mediamente” qualificati: la domanda sul mercato del lavoro si focalizzerà esclusivamente su lavoratori molto o molto poco qualificati. Questo spiegherebbe in parte lo scontento e il senso d’ingiustizia provato dalla classe media.

Per quanto riguarda i soggetti a capo di aziende o multinazionali, devono essere più che mai aperti ai cambiamenti, principalmente su quattro fattori: le attese dei consumatori (che possono essere persone o altre aziende), soddisfatte dal momento in cui si migliora il servizio aloro offerto; il valore del prodotto, strettamente legato alle sue caratteristiche tecniche (maggiore è il contenuto tecnologico e maggiore sarà il valore del prodotto sul mercato); nuove forme di collaborazioni a sfondo innovativo, viste non più solo come un elemento distintivo di business ma piuttosto come necessità, dovendo gestire e analizzare una grande quantità di dati, infine questo implica nuove forme organizzative all’interno delle aziende.

A livello macro, se da un lato, la rivoluzione digitale consente ai governi di avere maggiori strumenti di sicurezza e di controllo sulla popolazione, quest’ultima ha sempre più piattaforme e modalità per esprimere la propria opinione. Ne deriva quindi un bisogno di adattamento maggiore da parte dei governi, che subiscono pressioni forti. Ciò implica l’esigenzada parte dei policymaker di adottare un approccio più decentrato e agile, collaborativo con la società e le varie forme di business.

Infine, le conseguenze più tangibili sono proprio quelle che avvengono su di noi e la nostra identità: le nuove tecnologie ci portano ad interrogarci su quello che consumiamo, come utilizziamo il nostro tempo, che sembra essere una risorsa sempre più scarsa, sulla nostra privacy, dato che sembra quasi fondamentale condividere informazioni su di noi, o ancora sulle dinamiche delle nostre relazioni. La costante connettività e la pervasività degli smartphone ci rendono forse meno umani?

Ciò che conta, con cambiamenti così tumultuosi, è “essere preparati”. Le nuove sfide, anche per noi Millennials, si fanno sempre più complesse, in un mondo più piccolo e più a portata di mano per chi si dimostri pronto ad adattarsi a nuove tecnologie e a società più dinamiche e interconnesse: occorre allargare i nostri orizzonti, liberarsi dei vincoli di origine e attrezzarsi per poter affrontare la competizione globale.

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