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Alla corte di Zar Putin

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Mickey Rourke, Gerard Depardieu, Steven Seagal, Al Bano Carrisi. Sono sempre di più le star occidentali che scelgono la corte di Putin. Si fanno ritrarre alle feste, indossano magliette con la sua foto, vanno con lui allo stadio, suonano e cantano per lui. E lo difendono a spada tratta dalla diffidenza dell’Occidente da cui provengono.


 Photo: Screenshot from Rai video footage

Da Hollywood al Cremlino, passando per Cellino San Marco, la strada in fondo è breve se hai più di 60 anni e sei ricco e famoso in patria e all’estero. E se sei innamorato di Putin.
Gerard Depardieu è stato il primo, bisogna rendergliene atto. Tanto che è l’unico dei fantastici quattro ad aver vinto anche un passaporto con l’aquila bicefala, già un anno fa. I malpensanti hanno detto che lo ha fatto per non pagare le tasse imposte da Hollande ai ricchi in patria. Lui ha detto che hanno fatto bene a pensare male. Da allora, l’infatuazione per Putin non è diminuita, anzi. Un paio di mesi fa, in un’intervista a Repubblica ha detto chiaro e tondo: “Putin non aspetta altro che chiudere il gas all’Europa. Così si risolverà tutta la faccenda”. Intano nei giorni scorsi si è fatto ritrarre mentre scambia grandi abbracci con Ramzan Kadyrov, uomo di Putin in Cecenia, mentre Grozny è in fiamme.

Colpi di fulmine
L’infatuazione dei due action men di Hollywood è più maschia. Per Steven Seagal si deve essere trattato di un colpo di fulmine. Ha incontrato il presidente lo scorso anno durante un evento di arti marziali, di cui sia lui che Putin sono esperti. “Lo considero come un fratello”, ha detto Seagal. “Trovo che sia stata molto ragionevole la decisione di difendere i russi di Crimea e la base militare di Sebastopoli”. Seagal e Putin non si sono affrontati sul terreno, per la fortuna dell’attore americano. Infatti il presidente ha ricevuto la cintura nera di nono livello in taekwondo. Per avere un’idea, un altro mito americano, Chuck Norris, ha solo l’ottavo.
Seagal lo si è poi visto a Sochi durante le olimpiadi invernali al fianco del suo “fratello” e suonare con la sua blues band a Sebastopoli nella Crimea appena annessa.
La fiamma di Mickey Rourke si è accesa invece durante una visita a Mosca per un incontro di boxe la scorsa estate e si è riaccesa pochi giorni fa. Rourke non rinuncia più alla sua Putin-maglietta d’ordinanza. “La indosserò ovunque. Mi piace questo giovanotto”, ha detto riferendosi all’immagine del presidente stampata sulla maglietta. “Se non mi piacesse quest’uomo, non l’avrei comprata, c’è da giurarlo. L’ho incontrato un paio di volte ed è stato un vero gentiluomo. Mi ha guardato dritto negli occhi. Penso che sia un tipo a posto”. Dopo aver perso due simboli degli anni 80-90, Hollywood si tiene ben stretta Chuck Norris.

Una lucida analisi
Anche l’Italia manda alla corte di Zar Vladimir un personaggio di caratura. Al Bano, si sa, è conoscitore di cose russe da lungo tempo. Le ragioni della sua ammirazione per Putin sono più profonde e di carattere storico-politico, come ha detto lui stesso mesi fa a Le invasioni barbariche: “Putin è un uomo che ha seminato una buona dose di democrazia, intanto in Russia. Perché vivere in un Paese del genere che è stato per 80 anni schiacciato da quel tipo di politica e vedere un… prima Gorbaciov, poi anche lui ha dato al popolo una buona dose di democrazia, e soprattutto ha tirato anche fuori la Russia da un periodo di grandi incertezze, sia sociali che… non dimentichiamogli quella famosa… che ha iniziato l’era Eltsin, quando addirittura i militari si sono messi a sparare al palazzo della Duma, cioè… con il grande Putin queste cose sono un po’ cambiate”.
Qualcuno in Italia si è arrabbiato quando la Rai ha mandato in onda un concerto di Al Bano da Mosca in cui lui ha gridato “Viva la Russia” (e non “viva Putin”), ma nessuno ha avuto da ridire di questa lucida ricostruzione storica.
Cosa unisce questi quattro uomini oltre l’età over-sixty, i capelli un po’ impomatati e l’aria imbolsita? Sempre i soliti malpensanti hanno sparso il dubbio che non solo Depardieu, ma anche Rourke e Seagal – la cui popolarità è piuttosto calante – abbiano un tornaconto economico. Non c’è invece da dubitare di Al Bano, volendo prestare fede alle sue parole. “Con Putin e i suoi si sta da dio. Faccio una decina di concerti l'anno, pagano i cachet senza storie. Quarantamila, cinquantamila euro, non c'è problema...

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