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Il blogger russo che incita ad uccidere civili siriani

Anton Nossik è stato condannato a due anni (convertiti in multa) da un tribunale moscovita con l’accusa di estremismo e incitamento all’odio. Il pioniere russo-israeliano di internet paga per un reato d’opinione, ma è difficile sentirsi solidali.

«Cancellate la Siria dalla faccia della terra». Anton Nossik aveva titolato così un articolo sul suo blog all’indomani dell’ingresso russo nel mattatoio siriano. «Non mi metterò a lutto se la Siria sarà rasa al suolo. Anzi, sarò grato».

Il senso del post si poteva riassumere in un appoggio incondizionato ai bombardamenti russi in Siria, vista come minaccia a Israele, senza il minimo rimpianto per il costo in vite umane. Anzi, «il bombardamento degli obiettivi civili ha uno scopo: distruggere il Paese. Distruggere case, strade, infrastrutture, così il popolo muore. E gli elettori del partito Nazionale sociale siriano [alleato di Bashar al-Assad] ottengono esattamente quello per cui hanno votato. E se nell’aldilà ci chiederanno conto dei bambini morti nei bombardamenti? Io non credo nella vita ultraterrena».

Nossik fa anche ironia. «Sono contento che l’aviazione israeliana non sia coinvolta e che non spenda soldi in missioni di combattimento. In Israele la benzina è molto costosa, mentre in Russia è più a buon mercato […] Vladimir Vladimirovich [Putin], fallo. A tappeto, non essere timido, fallo!».

Una richiesta accettata

Il post, quello che è successo dopo, l’accusa e la condanna di Nossik: tutto in questa vicenda è ripugnante. E fa male.

Fa male perché non si possono scrivere – né pensare o dire – cose come quelle scritte da Nossik senza aspettarsi di doverne rispondere. Non davanti a un qualunque dio, ma davanti agli uomini.

E fa male perché siamo qui a difendere fino alla fine la libertà d’espressione contro ogni reato d’opinione, perché tale è quello previsto dall’articolo 282 del codice penale che i giudici russi hanno applicato per punire Nossik così come per zittire tante voci dissonanti rispetto al Cremlino. Nient’altro che un’altra norma liberticida.

Ma fa male soprattutto perché, un anno dopo essere stato scritto, l’invito di Nossik è stato accettato alla lettera da Vladimir Vladimirovich. «A tappeto, non essere timido»: è quello che sta succedendo, mentre scrivo, mentre leggi. «E se nell’aldilà ci chiederanno conto dei bambini morti nei bombardamenti?»: non c’è pericolo, perché nessuno ne chiede conto già nell’aldiquà. «Le Nazioni Unite hanno smesso di contare i bambini morti in Siria nel 2013, quando erano circa 11 mila. Ora si teme che le vittime minori si siano almeno quintuplicate», sono parole di solo qualche giorno fa del portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini.

Opinione criminale

Ripugnante e perverso. Perverso perché Nossik è una delle voci dissonanti del Cremlino, una di quelle voci che entrano nel mirino dell’articolo 282, strumento per zittire il dissenso e non norma a difesa di un bene.

Perverso perché Nossik in passato si è battuto per la liberazione delle Pussy Riot e per il dialogo tra Russia e Ucraina, e forse per questo motivo molti giornali sono caduti nella trappola dal titolo «Blogger condannato per estremismo», che suggerisce l’equazione con il solito caso di giustizia selettiva, e devi andare oltre il titolo per scoprire una storia diversa.

Perverso perfino perché, oltre all’abominio del reato d’opinione, è probabile che si tratti comunque di un caso di giustizia selettiva e che l’accusa sia pretestuosa. Nossik è un blogger noto e seguitissimo, che ha scritto e detto molto sulla propaganda russa e sull’uso dell’esercito di troll nella guerra con l’Ucraina e il suo è un nome che compare spesso sulla stampa straniera. E oggi è condannato per aver incitato il Cremlino a fare qualcosa che sta effettivamente facendo.

Perverso, infine, perché nel condannare l’applicazione dell’articolo 282 è davvero difficile provare solidarietà verso una mente libera punita per aver espresso il proprio pensiero. E ci manca davvero poco a provare disappunto perché la pena è stata convertita in 7.500 euro di multa.

@daniloeliatweet

 

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