Chi vuole la fine della tregua in Ucraina?

L’assuefazione mediatica è il principale nemico della pace in Ucraina. Non passa giorno che gli osservatori dell’Osce denuncino l’intensificarsi degli scontri, e così la cosa non fa più notizia. Intanto sembra che qualcuno stia lavorando per far saltare gli accordi di Minsk. È davvero così?  

All’inizio del mese un gruppo di osservatori dell’Osce in missione di monitoraggio nel villaggio di Zaitseve, sotto il controllo di Kiev, è stato bersaglio di colpi di mortaio e armi leggere dal fronte dei separatisti. Nelle 24 ore precedenti, cinque soldati ucraini erano morti e quattro rimasti feriti. Era il bollettino peggiore degli ultimi mesi. Tanto da spingere l’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, a parlare per la prima volta di un «livello di violenza senza precedenti» e di un «significativo aumento delle violazioni del cessate il fuoco nella regione di Donetsk». E infine Andriy Lysenko, portavoce dell’esercito ucraino, ha detto di aver notificato all’Osce la possibilità di riportare artiglieria e mortai sulla prima linea, all’interno della fascia demilitarizzata.

Ma tutto è stato tragicamente già superato dai morti di ieri. Almeno cinque, tutti civili, tra cui anche una donna incinta. Nelle loro macchine ferme a un posto di blocco dei separatisti a Olenivka, un sobborgo di Donetsk.

Tutti sparano

Chi ha sparato sui civili, ancora un’altra volta? Chi ha interesse a mettere a repentaglio la tregua e gli accordi di Minsk?

Come da copione ormai consolidato, i separatisti hanno detto che sono stati gli ucraini a sparare sulle auto dei civili. Gli ucraini dicono di essere stati colpiti da mitragliatrici ma di non aver risposto al fuoco. Le voci sul campo raccontano tutta un’altra storia. «Si spara tutti i giorni, come in guerra aperta», mi ha detto tempo fa Oleg Kutsyn, comandante del battaglione ucraino Sič al fronte. «Gli accordi di pace, la volontà politica, non c’entrano niente con quello che succede sul campo. A volte si spara per noia, a volte è l’alcol o la depressione dei soldati. In generale, basta uno qualunque in un posto di comandi che dà l’ordine di sparare».

In un video caricato su YouTube Massimiliano Cavalleri, volontario italiano che combatte con i separatisti col nome di “Spartaco”, dice che sono gli ucraini a sparare per primi (difficile aspettarsi di sentire il contrario) e che «noi non vogliamo usare l’artiglieria, ma la usiamo in casi eccezionali».

E chi si trova di mezzo, necessariamente, ha il punto di vista più disilluso. «Sparano ogni giorno. Arrivano quelli dell’Osce e si ferma tutto, ma quando vanno via i colpi ripartono», hanno detto alcune donne di un villaggio vicino Horlivka a un reporter locale.

Gli accordi di Minsk che tutti (e nessuno) vogliono

Gli accordi di Minsk non sono mai stati così a rischio come oggi. Se, dall’entrata in vigore del secondo cessate il fuoco del febbraio 2015, l’intensità del conflitto si è notevolmente abbassata, non si può ormai avere la stessa certezza per il futuro.

È improbabile, anche se non impossibile, che ci sia una pianificata volontà politica da almeno una delle parti a innalzare il livello dello scontro per far fallire i negoziati. Il protocollo di pace sembra già di per sé concepito per non funzionare nel lungo periodo. Dalle elezioni nei territori separatisti che avrebbero dovuto essere disciplinate dalla legge ucraina – bestemmia per i separatisti –, all’amnistia generale per tutti i miliziani – bestemmia per i nazionalisti ucraini –, i nodi al pettine sono arrivati quasi subito. Tanto che sono ormai mesi il gruppo di contatto si incontra solo per rimarcare che non ci sono progressi.

Paradossalmente, anzi, la fragilità dell’architettura immaginata a Minsk sta proprio nel continuo richiamo che le parti fanno a quei punti rimasti sulla carta. Continuare, cioè, a non ritenere possibile altra via d’uscita verso la pace e, nello stesso tempo, accusarsi a vicenda di mettere i bastoni fra le ruote alla macchina di Minsk, è il modo migliore per vanificare l’accordo. E lasciare ai comandanti sul campo la libertà di violare il cessate il fuoco impunemente.

@daniloeliatweet

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