Col piombo e con la legge, come si governa la Russia

Ilya Ponomaryov è stato l’unico deputato della Duma a votare contro l’annessione della Crimea lo scorso anno. Il potere se l’è legata al dito, e oggi Ponomaryov è ricercato all’estero per corruzione. Non sono i proiettili che hanno ucciso Nemtsov l’arma più forte contro l’opposizione in Russia, ma la legge.

 Niente in Russia succede per caso. E il fatto che il Comitato investigativo federale – una specie di super procura creata da Putin e alle dirette dipendenze del Cremlino – abbia cominciato a indagare sull’unico deputato che ha avuto il coraggio di votare no all’annessione della Crimea non può essere una coincidenza.

Ora IlyaPonomaryov, formalmente accusato di corruzione, è rifugiato negli Stati uniti dopo aver perso l’immunità parlamentare. Secondo il Comitato, avrebbe preso mazzette per 700mila euro dall’università statale Skolkovo, sotto forma di lezioni che si sarebbero ridotte a brevi interventi.

“Non ho intenzione di diventare un esiliato politico”, ha detto Ponomaryov. “Sono finito negli Stati uniti contro la mia volontà. Hanno aspettato che fossi all’estero per affari per chiudermi la frontiera in faccia. Sono un cittadino russo e un deputato della Duma. E intendo rimanerlo”.

Arma letale

Il voto contrario di Ponomaryov ha impedito che il trattato di annessione della Crimea fosse approvato all’unanimità. Insomma, ha rovinato la festa. Era questione di tempo che il Comitato investigativo si accorgesse di lui. Questo non vuol dire che l’accusa sia necessariamente inventata, ma molto probabilmente che è pretestuosa. A voler grattare negli affari privati di tutti i 450 deputati ci sarebbe lavoro per il Comitato per i prossimi 450 anni.

Il caso di Ponomaryov è un ulteriore lampante esempio di come il potere arroccato nel Cremlino fa fuori gli oppositori, quando qualcuno non pensa a imbottirli di piombo. L’uso politico della giustizia è probabilmente l’arma più letale nelle mani di Putin.

Un’arma già ben nota. Lo scorso ottobre l’organizzazione Inostrannij Agent fondata dall’attivista olandese Robert van Voren, ha reso pubblica una lista di 114 persone in stato di detenzione in Russia. Sono, secondo da van Voren, tutti prigionieri politici accusati di violazioni pretestuose. Scorrendo l’elenco si incontrano volti e nomi noti in mezzo a tanti altri meno conosciuti. Ci sono AlexeyNavalny, il cosiddetto leader dell’inesistente opposizione russa, e Anna Lepeshkina, una dei quattro free climber che lo scorso agosto hanno pittato con i colori della bandiera ucraina la grande stella sovietica sulla “torre Stalin” a Mosca. Ma ci sono anche molti ragazzi arrestati dopo gli scontri di piazza Bolotnaya del 2012.

È però un’arma che si va affinando ancora di più con l’esperienza. “Mettere una persona in prigione significa farne un martire politico”, ha detto Ponomaryov cercando di immaginare la sorte che lo attende. “Dopo quello che è successo con Navalny hanno capito che non è l’approccio migliore e che dà solo molta visibilità. Da quando il resto del mondo ha rivolto la sua attenzione a questi casi, l’élite al potere ha cominciato ad agire secondo il principio ‘Lontano dalla vista, lontano dai pensieri’”.

@daniloeliatweet

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