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Cosa dice veramente il rapporto Litvinenko

Il nome di Putin compare 186 volte nel rapporto del giudice inglese, ma cosa c’è scritto veramente nelle 320 pagine che riassumono l’indagine? Che valore ha il rapporto stesso? È stato davvero Putin a ordinare la morte dell’ex agente del Kgb?

Qual è esattamente l’atto d’accusa del rapporto sulla morte di Aleksandr Litvinenko? Poche parole. “Le prove evidenti mostrate nel rapporto stabiliscono un forte quadro indiziario della responsabilità dello Stato russo nella morte di Litvinenko”. E ancora, “molti testimoni che hanno fornito prove durante l’inchiesta hanno manifestato la loro certezza del diretto coinvolgimento di Putin nell’assassinio”. Boom.

Potremmo dire che il rapporto mette nero su bianco quello che un po’ tutti già sanno o sospettano da sempre.

Ma che valore ha quest’accusa?

L’inchiesta sulla morte di Litvinenko

Cominciamo col dire cosa non è il rapporto. Non è una sentenza né un’indagine della polizia. Quella c’è già stata e ha individuato gli assassini di Aleksandr Litvinenko nei suoi due ex colleghi Dmitri Kovtun e Andrey Lugovoy, tuttora ricercati internazionali e protetti in Russia. Allora, cos’è? È il risultato di un’inchiesta ministeriale affidata dall’Home department, il ministero dell’Interno britannico, al giudice Robert Owen in base a una legge del 2005, l’Inquiries Act. Una legge che prevede la possibilità da parte di un ministero di avviare un’inchiesta “formale e indipendente su particolari eventi che hanno causato o possono causare pubblica preoccupazione”. E il caso di una contaminazione da isotopo radioattivo nel centro di Londra è certo un evento di questo tipo.

È interessante che lo stesso Home department non abbia alcuna voglia di coinvolgere le possibili responsabilità della polizia inglese, quando stabilisce che “l’inchiesta non solleverà la questione se le autorità britanniche potevano o dovevano intraprendere azioni che avrebbero potuto evitare la morte” di Litvinenko. Ci si dimentica che si trattava di un cittadino britannico minacciato di morte.

Come arriva Owen a Putin?

Tutto gira attorno al polonio 210. L’isotopo radioattivo “è prodotto dalla Rosatom, l’industria atomica di Stato. Per trasferirlo all’Fsb ci vorrebbe un’autorità superiore, e l’unica che potrebbe autorizzarlo è l’amministrazione presidenziale”. Il giudice dice che “prendendo in considerazione tutte le prove e le analisi a mia disposizione, ritengo che l’operazione dei servizi segreti russi per uccidere Litvinenko sia stata presumibilmente approvata dal capo dell’Fsb Patrushev e dal presidente Putin”.

Litvinenko aveva molti buoni motivi per farsi ammazzare, da ultimo il fatto che stava per testimoniare nella maxi inchiesta spagnola sui collegamenti tra Putin e la mafia russa.

Ma è anche il comportamento di Putin successivo all’omicidio a gettare un’inquietante sospetto su di lui. “Dal 2006 Putin ha appoggiato e protetto Lugovoy, nonostante il fatto che Lugovoy sia stato formalmente accusato dell’omicidio di Litvinenko. Mente l’inchiesta andava avanti, Putin ha conferito a Lugovoy un’onorificenza per il servizio reso alla patria. Benché questo non dimostri che Lugovoy abbia agito per conto dello Stato quando ha ucciso Litvinenko, il modo in cui Putin si sia comportato con lui è compatibile con questa ipotesi. Di più, il comportamento di Putin suggerisce un grado di approvazione dell’assassinio di Litvinenko”.

Responsabilità

Il rapporto quindi non è un atto giuridico e non ha il potere di condannare alcuno. Lo dice chiaramente lo stesso Owen nella premessa al rapporto: “Non ho il potere di stabilire alcuna responsabilità individuale, né civile né penale, e non l’ho fatto”. Il giudice si è attenuto alle istruzioni stabilite nell’atto di incarico ministeriale del luglio 2014. Ha utilizzato tutto il materiale probatorio delle indagini, interrogato testimoni, analizzato documenti desegretati, e a questo volume di prove fa riferimento come dati certi dell’intera vicenda. Tranne quando usa l’espressione ‘presumibilmente’ che “non rappresenta un accertamento dei fatti, ma indica la mia posizione rispetto alla questione esaminata”. Ma la mazzata finale Owen sembra darla quando scrive che “le conclusioni sono mie e mie soltanto”.

Nonostante tutto questo, nonostante con queste premesse sembrerebbe di essere di fronte a uno scritto quasi personale e senza valore probatorio, il rapporto ha una forza deflagrante. Intanto perché è pur sempre un documento di un’autorità pubblica (e di tutto rispetto) in larga parte basato su prove raccolte durante un’inchiesta giudiziaria. Poi perché la sua diffusione ha già mosso le onde nello stagno sulla morte di Litvinenko, onde che possono trasformarsi in uno tsunami politico verso la Russia e verso Putin. Infine perché, a norma dell’Inquiries Act 2005, la magistratura può decidere di riaprire il caso e portare a processo altri personaggi.

@daniloeliatweet

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