Davvero Putin tifa Brexit?

Dicono che in segreto speri che la Gran Bretagna lasci l’Unione europea, che la Brexit sarebbe il regalo perfetto per lui, che sarebbe felice se domani vincessero i “Leave”, ma finora l’unico a non aver detto niente è proprio Vladimir Putin.

A dire il vero, una posizione sul referendum alla fine l’ha presa: una scrollata di spalle. «Dico che non è affar nostro, è una cosa che interessa gli inglesi», ha detto rispondendo a una domanda a margine del Forum economico di San Pietroburgo. «Ho una mia opinione sul tema», ha poi aggiunto, senza però dire qual è.

La cosa più curiosa è che, tra tanti leader e capi di Stato che si sono espressi sul referendum per l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione europea – penso fra tutti a Barack Obama e Angela Merkel – Vladimir Putin è quello a cui sono stati attribuiti più macchinazioni e retropensieri, senza che dicesse mai niente.

Paranoia, russofobia? Non è detto. E il silenzio di Putin potrebbe essere più esplicativo di quanto si pensi.

Putin, lo spauracchio

Certo, l’immagine di Putin che si frega le mani all’idea di un’Ue senza la Gran Bretagna è davvero esagerata.

Questo però è diverso dal dire che le opzioni sulla scheda elettorale siano indifferenti per Mosca.

Il silenzio di Putin non significa per forza che lui non guardi con favore alla Brexit, né che non voglia metterci parola. Putin non è abituato a usare toni diplomatici e, d’altro canto, ama lasciarsi aperte più possibilità. Per capire come mai stavolta rinunci a dire la sua, basta vedere la campagna referendaria nel Regno unito.

Il suo nome è stato usato come uno spauracchio dai sostenitori dagli europeisti, come per dire che tra i tanti mali di una Brexit, ci sarebbe anche la minaccia russa. È un pensiero che ha sintetizzato bene Garry Kasparov sul Guardian: «Se Putin vuole che la Gran Bretagna lasci l’Unione europea, la scelta ovvia deve essere che ci rimanga».

Il fronte del no all’Unione, dall’altra parte, è popolato di personaggi come Nigel Farage, capo del partito nazionalista Ukip, che ha espresso più volte ammirazione per Putin, «un leader brillante che ha sistemato le cose in Siria». Un altro membro del partito, Diane James, ha detto che il presidente russo da «leader forte, da nazionalista ha affrontato un cambio di governo in Ucraina incoraggiato dall’Europa, che ha messo a rischio la popolazione russa in quel Paese».

Putin, che gioca di tattica più che di strategia, si è guardato bene da un endorsement per il “Leave”, ben sapendo che avrebbe fornito argomenti in più ai sostenitori del “Remain”.

Gli amici di Putin in Europa

Non so se è vero che l’ipotesi Brexit sarebbe un regalo per Putin, come ha scritto ancora Kasparov.  Di certo il regalo lo farebbe Putin agli europeisti se manifestasse il suo pensiero.

E per questo tace. Perché Brexit non sarà certo per la Russia quella manna che alcuni vogliono farci credere, ma di sicuro farebbe comodo alla retorica del Cremlino. Il messaggio che l’Unione europea non poi un così gran bel posto, se c’è chi ne vuole uscire, sarebbe strombazzato dai media governativi. Un duro colpo al già ammaccato soft power europeo sui Paesi ex sovietici. Basta guardare il canale di Stato RT per una decina di minuti per rendersene conto.

E poi, un’Europa indebolita nella sua unità è un grattacapo in meno per il revanscismo russoL’azione del Cremlino verso l’altra metà del continente, del resto, va tutta in questa direzione. I sospetti che il Cremlino dia soldi ad alcuni partiti dell’estrema destra europea, come Alba Dorata in Grecia e Jobbik in Ungheria, sono diventati qualcosa di più quando Marine Le Pen ha confermato che il suo Front National ha preso soldi in nero dalla Russia. E quando proprio l’Ukip di Farage si è opposto a una legge sulla trasparenza, volta a fermare i finanziamenti russi ai partiti di destra.

La politica estera semiclandestina di Putin in Europa fa leva proprio sui movimenti antieuropeisti, sulla stampa vicina alle destre nazionaliste, sulla paura per le unioni omosessuali e su quella verso gli immigrati. Sulle piccole e grandi rivalità tra i membri dell’Unione, quelle stesse che fanno chiudere le frontiere e alzare fili spinati. Sulla Grexit e sulla Brexit.

Tra gli amici di Putin in Europa, insomma, tra quelli che vorrebbero più stretti legami con Mosca e quelli che vorrebbero importare il modello del putinismo nelle nostre democrazie, ce ne sono davvero pochi che si possano chiamare europeisti. Difficile credere che sia un caso.

@daniloeliatweet

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