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E l’Italia scaricò l’Ucraina

La visita di Putin a Milano fa il controcanto a una forte pressione delle lobby economiche italiane sul governo. Gli incontri col presidente russo sono serviti solo a ripetere un mantra: le sanzioni contro Mosca danneggiano noi quanto e più di loro, e vanno tolte. È la stessa opinione di alcuni personaggi molti influenti. E l’Ucraina?

L’Italia ha fatto la sua scelta, e ha deciso di stare dalla parte della Russia. Non c’è da stupirsi. Il nostro Paese è tra quelli europei il più avaro in aiuti economici all’Ucraina. Un recente sondaggio condotto dal Pew Research Centre tra alcuni Paesi membri della Nato ha mostrato che solo in 44% degli Italiani è a favore di aiuti economici all’Ucraina, il 37% la vorrebbe parte dell’Ue e appena il 35% come membro della Nato. Sono le percentuali più basse di tutto il sondaggio. In fondo, il governo italiano fa quello che vogliono i suoi cittadini.

Ma non solo. A parte l’egoistico disinteresse della maggioranza degli italiani per le vicende ucraine, ci sono poteri forti, molto forti, che lavorano instancabilmente perché l’Europa revochi le sanzioni economiche alla Russia.

Chi lavora contro le sanzioni

C’è tutta una schiera di politici, ex politici, industriali e finanzieri che si è espresso contro le sanzioni. Romano Prodi, Francesco Boccia (Pd), Gianluca Buonanno (europarlamentare, Lega), Matteo Salvini, Giorgio Squinzi, hanno tutti in più occasioni detto la loro perché vengano rimosse. Ma forse il più instancabile di tutti è un nome non tra i più noti. Di lui dicono che sia l’italiano più influente a Mosca, e amico personale di Putin. È console russo a Verona e fondatore di un think tank dal nome emblematico, Conoscere Eurasia. Antonio Fallico è il presidente di Banca Intesa Russia, “ambasciatore” delle imprese italiane a Mosca, e secondo qualcuno sarebbe persino l’“oscuro intermediario italiano” tra Berlusconi e Putin di cui parla un dispaccio diplomatico americano diffuso da Wikileaks.

Fallico in questi giorni si sta dando un sacco da fare. Mentre Putin era in visita all’Expo, lui inaugurava un seminario italo-russo a Firenze, dove ha detto che “Le risposte alla crisi geopolitica possono arrivare dando più spazio all’economia. Noi siamo convinti che l’economia debba costringere i governi a riconoscere i veri interessi delle nazioni, per questo occorre superare il prima possibile la battuta d’arresto imposta da sanzioni e controsanzioni”. Mentre tra qualche giorno, il 19 giugno, per la prima volte si terrà al Forum di San Pietroburgo un’intera sessione italo-russa, sempre voluta dall'associazione di Fallico, con l’obiettivo di “rafforzare i rapporti commerciali tra Italia e Russia”. Parteciperanno per l’Italia Romano Prodi, l’ambasciatore italiano Cesare Ragaglini, il capo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, quello di Finmeccanica Mauro Moretti e quello di Pirelli Marco Tronchetti Provera.

Le regole della casa comune

Insomma, dicono quelli contrari alle sanzioni, chi se ne frega della Crimea e del Donbass. Anzi, chi se ne frega dell’Ucraina intera, quando sono in ballo i fantastilioni dell’import-export tra Italia e Russia, il gas e vagonate di soldi. Cos’altro vuol dire altrimenti che “l’economia deve costringere i governi a riconoscere i veri interessi delle nazioni”?

Verrebbe da ricordare le due parole greche che si fondono in quella moderna di economia, oikos, la casa, e nomos, la regola. Che gli interessi delle nazioni non coincidono sempre con quelli delle lobby economiche. Che, anzi, riguardano il rispetto delle norme internazionali, la difesa del territorio, più il benessere e la sicurezza dei cittadini, la pace.

Ho scritto più volte come l’approccio della “vecchia” Europa sia da preferire al muro contro muro voluto da Polonia e Lituania. Se fosse per Dalia Grybauskaite saremmo già in guerra con la Russia. È una follia. Il sistema delle sanzioni mirate è la strada giusta da percorrere, perché presenta alla Russia il conto della propria politica internazionale senza chiudere a possibilità di trattativa e dialogo. Il tour di Putin in Italia ne è la prova. D’altro canto, il tentativo in atto è pericoloso. Putin si sta smarcando dalla guerra in Donbass, cercando di far dimenticare lo scippo della Crimea. Con l’aiuto di Fallico, forse ce la farà.

@daniloeliatweet

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