E Putin riporta in vigore la repressione dei tempi sovietici

La nuova legge sulla prevenzione del crimine, firmata il 28 giugno da Putin, punisce il comportamento antisociale, senza specificare cosa si intenda. E riporta nel codice russo uno strumento della repressione sovietica. Si tratta della legge «Sulle basi della prevenzione del crimine nella Federazione russa», votata dalla Duma il 10 giugno scorso e promulgata dal presidente Putin il 28. Entrerà in vigore dopo 90 giorni dalla promulgazione, il 21 settembre. La nuova legge introduce nell’ordinamento russo la fattispecie di «comportamento antisociale» e autorizza il ministero dell’Interno a schedare chi si macchia di tale colpa.

Evgenij Shmakov/Interpress

L’aspetto che ha fatto subito preoccupare gli molti commentatori e in generale le fasce liberali della società è la sua assoluta indeterminatezza. La legge, infatti, dietro una parvente definizione di antisocialità fa di tutto per lasciare la massima discrezionalità alla polizia. Basta infatti violare «gli standard generalmente accettati di comportamento e moralità». Di fatto può rientrarci qualunque cosa, dal portare le mutande sopra i pantaloni al bere il cappuccino dopo pranzo.

La legge sovietica sui parassiti antisociali

L’ultima volta che i russi hanno visto il «comportamento antisociale» in una norma è stato con il decreto del Soviet supremo del 4 luglio 1961 per la lotta agli «stili di vita antisociali e da parassiti». Paradossalmente, la legge sovietica era più garantista di quella firmata oggi da Putin, almeno sulla carta. Il parassita antisociale era colui che non aveva alcun lavoro, in un’economia pianificata che prevedeva la piena occupazione. Il decreto portò, com’era prevedibile, a numerosissimi abusi e sparì con la caduta dell’Urss, insieme a tutte le altre norme liberticide, come quella che puniva le attività antisovietiche.
Oggi, il termine antisociale torna e diventa assolutamente soggettivo. Ed è davvero difficile immaginare che sarà immune da abusi. «Si tratta di un’azione preventiva. Qualcosa che ricordano bene i rocker e gli hippy degli anni 70 e 80», ha scritto la giornalista Tatiana Vostroilova, riferendosi alla scarsa tolleranza sovietica nei confronti di quei gruppi giovanili.
Ma anche senza arrivare a immaginare i (facili) abusi che si potranno verificare sotto la nuova norma, resta il grave segnale dell’attenzione che avranno le autorità verso i cittadini russi, nessuno escluso.

Il ritorno della delazione

È inutile stare a rimarcare la pericolosità che si nasconde dietro qualunque definizione di morale comune. E tante sono le cose ancora poco chiare rispetto a questa legge. Non è chiaro, per esempio, cosa seguirà all’inserimento nella lista. Se la persona «antisociale» sarà sorvegliata dalla polizia o se il fatto stesso di essere nella lista potrà costituire un precedente o un’aggravante in caso di reato. In più, scrive la giornalista della Novaja Gazeta Irina Gordienko, «la sorveglianza non sarà solo compito della polizia ma anche di pattuglie di volontari». Bentornata delazione.
Questa legge tocca un nuovo minimo in un quadro sempre più fosco per i diritti civili e le libertà in Russia. Ma non è una novità. Già la tanto criticata legge conto l’«estremismo» lascia amplissimi margini di discrezionalità alle autorità, ed è stata più volte usata per punire pacifiche azioni dimostrative contro il potere. Nella stessa maniera in cui la norma contro i cosiddetti «agenti stranieri» è stata usata per colpire l’associazionismo civico. Il tutto proprio mentre la Duma approvava le nuove disposizioni contro il terrorismo, che conferiscono enormi poteri alle forze dell’ordine.
Nel 1991 è stato necessario il crollo dell’Unione sovietica per spazzare via un sistema legislativo pensato per controllare la massa e difendere il potere. Basterà un domani la fine di Putin per liberare la Russia dal putinismo?
@daniloeliatweet

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