Ecco perché (forse) non ci sarà nessuna guerra tra Russia e Turchia

A meno che ai turchi non venga voglia di colpire altri aerei russi, l’abbattimento del Su-24 di martedì scorso difficilmente porterà a uno scontro aperto con la Russia. Nonostante i toni apocalittici di tv e giornali, non è ancora arrivato il tempo della terza guerra mondiale.

In fondo lo ha detto lo stesso Putin, quando ha ribadito che il ripetersi di atti come questo distruggerebbe ogni possibilità di collaborazione tra Russia e occidente nella lotta contro l’Isis. Come dire, su un jet abbattuto chiudo un occhio, ma non lo farò su un secondo.

Del resto, questa dichiarazione segue quella a caldo del giorno stesso dell’incidente. “Atto gravissimo, pugnalata alle spalle da chi appoggia i terroristi, gravi conseguenze nelle relazioni tra Mosca e Ankara”.

Apparentemente parole forti, nella sostanza tanta acqua sul fuoco. Perché nessuno ha interesse a una guerra tra due potenze regionali, né Erdoğan né Putin.

I due Paesi hanno avuto nel 2014 un interscambio commerciale di 30 miliardi di euro. Ed è lì che il Cremlino andrà a colpire in prima battuta.

Sanzioni e muscoli

Nelle stesse ore in cui il presidente russo mandava messaggi subliminali che tranquillizzavano il mondo, sui canali della propaganda russa partiva infatti la controffensiva. Life News mostrava le agenzie di viaggi che hanno cancellato la Turchia dalle loro mete, mentre RT mandava una cronista in un supermercato a fare la spesa evitando di comprare prodotti turchi. E così tutti gli altri.

Contemporaneamente, su un piano ben più concreto, il primo ministro Dmitri Medvedev ha annunciato sanzioni economiche alla Turchia, cancellazione di investimenti e progetti e il cambio delle norme doganali.

Sul piano militare, però, la Russia ha comunque spazio di manovra. Da ieri sono schierati a Latakia i nuovissimi S400, i missili antiaerei di ultima generazione, capaci di colpire fino a 80 bersagli contemporaneamente nel raggio di 400 chilometri. Anche qui, le tv russe sono piene delle loro immagini. Del resto, una prova muscolare non poteva non esserci, se non altro per accontentare il pubblico russo.

Uomo di pace

Ma c’è un aspetto che non va tralasciato in questa nuova crisi attorno alla Siria. A due anni dall’inizio delle vicende ucraine che hanno mostrato il volto violento del Cremlino sul piano internazionale e portato alle pesanti sanzioni economiche dell’occidente contro la Russia, Putin sta finalmente raccogliendo i frutti del suo lavoro per essere riammesso nei circoli che contano. E per farlo ha indossato le vesti dell’uomo di pace, a partire dal ruolo nel cosiddetto quartetto Normandia che a Minsk ha segnato la roadmap per la fine del conflitto in Donbass, passando per l’offerta di collaborazione alla coalizione internazionale contro l’Isis nel suo discorso all’assemblea generale dell’Onu, fino all’intervento in Siria.

Non è da lui passare per vittima. Ma incassare ed evitare di minacciare ritorsioni militari alla Turchia, nell’imbarazzo generale degli altri membri della Nato, fa sicuramente bene alla sua immagine di leader mondiale al lavoro per la pace. Che sembra piacere a molti a ovest di Istanbul.

@daniloeliatweet

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