Elezioni locali in Ucraina. Un’occasione già persa?

Il 25 ottobre si vota per eleggere i sindaci e i consigli comunali in tutto il Paese, tranne che nei territori sotto il controllo dei separatisti. Sono le prime elezioni locali dopo Euromaidan. Ma la campagna elettorale sembra un replica delle precedenti. E tornano gli oligarchi.

Photo: Dan Kitwood/Getty Images
Photo: Dan Kitwood/Getty Images

Le elezioni locali che si terranno domenica prossima in Ucraina sembrano segnate da un misto di apatia e livore, a seconda di dove si vada a guardare. Svanita l’ubriacatura di Euromaidan, sconquassata la società da una guerra fratricida e da una crisi economica senza precedenti, la fiducia degli ucraini nei politici è pari a quella di Zio Paperone verso la Banda Bassotti.

A cominciare dai numeri. Ci sono la bellezza di 132 partiti politici che, secondo una ricostruzione del Kyiv Post, hanno investito nella campagna elettorale 82 milioni di dollari. Più che nelle ultime presidenziali.

Perché i posti del governo locale non vanno sottovalutati.

Secondo Kateryna Odarchenko, analista politica sentita dal KP, bastano appena 2mila dollari per assicurarsi l’elezione in una città di piccole dimensioni. Come per esempio, aggiungo io, Mukacheve. La placida cittadina della Transcarpazia a un passo dalla frontiera con l’Unione europea controlla i traffici illegali attraverso la frontiera. A luglio, scontri a suon di lanciarazzi e mitragliatrici pesanti tra la milizia di Pravy Sektor e la polizia (corrotta, dicono loro) hanno lasciato sull’asfalto due morti e auto in fiamme. L’episodio ha attirato l’attenzione sui politici locali che, vox populi, si riempiono le tasche coi proventi dei traffici. E non sono stati nemmeno sfiorati né da Euromaidan né dalla lustrazione. “Basta dare uno sguardo alle case. Le ville più lussuose di Mukacheve sono quelle dei politici”, mi ha detto un amico in quei giorni. E di cittadine come Mukacheve in Ucraina che ne sono tante.

Fette di torta

Apatia e livore. Se gran parte dell’elettorato forse non andrà nemmeno a votare, soprattutto tra i giovani, i candidati si scannano tra loro. Naturalmente, non solo nelle cittadine.

Per avere una fetta dove la torta è più grande non bastano 2mila dollari. Come a Dnipropetrovsk.

Lì, per la carica di sindaco, la partita se la giocano Oleksander Vilkul e Boris Filatov. Il primo, uomo di Janukovich, ex governatore della regione, ex vice primo ministro, è sponsorizzato da Rinat Akhmetov, uomo più ricco di Ucraina e (secondo voci insistenti) finanziatore dei separatisti di Donetsk, dove ha la sua base. Il secondo, membro della Rada e uomo d’affari, è in lizza per Ukrop, il partito fondato e finanziato da Ihor Kholomoisky, potentissimo oligarca di Dnipropetrovsk che ha sotto il suo controllo almeno tre dei battaglioni volontari della guerra in Donbass, l’Aidar, l’Azov e il Dnipro.

Dnipropetrovsk è la città più ricca d’Ucraina, dopo Kiev. Una ricchezza destinata ad aumentare con l’entrata in vigore della nuova legge sulle autonomie.

Il ministero degli Interni non esclude la possibilità di scontri, anche tra milizie private, e ha alzato la guardia su Dnipropetrovsk per il giorno del voto.

Occasione

Ciononostante, va detto che queste possono essere un punto di svolta. Intanto sono la prima occasione per cambiare la classe politica locale che è la stessa dei tempi di Janukovich. Espressione di un tessuto clientelare e corrotto che ha visto nel governo cacciato dalla rivoluzione di Euromaidan la vetta della cleptocrazia di Stato. Inoltre, per la prima volta, si vota con una nuova legge elettorale, che ha innalzato la soglia di sbarramento per i consigli comunali, vieta le coalizioni di partiti e prevede liste bloccate. L’intenzione è quella di aumentare la rappresentatività dei partiti ed ancorare i candidati ai programmi. Per le elezioni dei sindaci nelle città con più di 90mila abitanti è previsto un sistema maggioritario a doppio turno.

D’altro canto ci sono non pochi problemi legati al conflitto nel Donbass. Non solo le elezioni non si terranno – ovviamente, viene da dire – nei territori sotto il diretto controllo dei separatisti della Dnr e Lnr, ma nemmeno nel resto delle regioni di Donetsk e Luhansk sotto il controllo governativo. Questo per timori di alimentare scontri e offrire ai separatisti un’occasione di destabilizzazione. Rimane poi irrisolto il problema degli sfollati interni, 1,5 milioni di ucraini fuggiti dall’est che non voteranno.

Insomma, un’occasione di cambiamento. Sperando che non sia già persa.

@daniloeliatweet

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