eastwest challenge banner leaderboard

Forum eurasiatico, il gotha italo-russo contro le sanzioni

Da sette anni si incontrano ogni anno a Verona le seconde linee dei rapporti commerciali e politici tra Russia e Italia. Top manager e viceministri, amministratori delegati e ambasciatori. Nelle due ultime edizioni, però, il Forum si è trasformato in qualcos’altro. Una specie di gruppo Bilderberg a due.

Flavio Tosi, sindaco di Verona, il ministro Maria Elena Boschi e Antonio Fallico. Photo: Snapshot TG Verona
Flavio Tosi, sindaco di Verona, il ministro Maria Elena Boschi e Antonio Fallico. Photo: Snapshot TG Verona

Non bisogna sottovalutare il Forum eurasiatico. Anche se non prendono parte capi di stato né primi ministri, ma “solo” qualche ministro e una sfilza di vice, l’incontro che si tiene ogni anno dal 2008 a Verona muove personaggi chiave dei rapporti italo-russi. Oltre che un volume economico – in termini di aziende rappresentate – di diversi miliardi di euro.

Sgombriamo subito il campo da malintesi. Il forum è una cosa salutare. Lo è per le aziende italiane, lo è per l’economia e per lo scambio commerciale tra Italia e Russia.

Negli ultimi due anni, però, l’ombra della guerra in Ucraina si è allungata sulle teste di amministratori delegati e politici (soprattutto italiani). Non perché ai partecipanti al forum stia a cuore la sorte dell’Ucraina o degli ucraini, ma perché le sanzioni imposte a Mosca dall’Unione europea dopo l’annessione della Crimea e l’appoggio russo ai separatisti mettono il bastone tra le ruote al treno dei rapporti commerciali tra i due Paesi.

Per questo, il Forum eurasiatico somiglia ora più a una specie di Bilderberg, un club di potenti uomini d’affari e politici che non hanno solo l’economia tra gli argomenti di conversazione.

Chi c’era

Anche nell’ultima edizione, non sono mancati i politici in carica. Da Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, a Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico; da Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, a Alexey Meshkov, vice ministro degli Esteri russo. Ma c’erano anche i soliti habitué come Romano Prodi e Igor Sechin, presidente e Ad di Rosneft, colosso petrolifero russo, nonché amico e consigliere di Putin. Lui, sulla lista delle sanzioni individuali firmata da Obama ma non su quella dell’Unione europea. Ché, altrimenti, non avrebbe potuto nemmeno presenziare. E chissà, forse è proprio per quelle liste di banditi – nel senso di messi al bando – che c’era qualche vice di troppo.

Sanzioni

Ed eccole le tanto odiate sanzioni. Sempre al centro degli interventi, sia dei manager che dei politici nostrani. Che hanno fatto chiaramente intendere che, se fosse per l’Italia, non ce ne sarebbe nemmeno l’ombra.

Lo ha detto il ministro Guidi, affermando che “L’Italia ha l’interesse che questa situazione di costanza di sanzioni possa essere rimossa il prima possibile”. Il motivo lo ha detto poco dopo. “Quello russo è un mercato importantissimo per molte nostre filiere industriali”.

“Abbiamo apprezzato la recente dichiarazione di Renzi secondo cui è un errore pensare di costruire un’Unione Europea senza la Russia”, le ha fatto eco Meshkov.

Il ministro Boschi ha allargato invece il discorso. “In un momento in cui in Europa si sta cercando di alzare i muri e di rinchiudersi nei propri confini”, ha detto, “noi cerchiamo di svolgere un ruolo di dialogo e di confronto nell’area Eurasiatica”. Mischiando un po’ pere con mele. E dimenticando che l’Ue porta avanti da anni un programma di Eastern Partnership che non piace per niente ai russi.

Il concetto è stato esplicitato poi da Prodi. “L’Ucraina deve essere ponte e non campo di battaglia”. Se non sapessimo come la pensa Prodi sulle sanzioni, verrebbe da pensare che stesse rimproverando i russi. Non è così.

Fantastilioni

Infine Sechin ha calato la mazzetta di contanti sul tavolo, “Abbiamo in previsione investimenti nel mondo per 22-23 miliardi di euro l’anno nel biennio 2017-2018”, e tutti hanno magicamente dimenticato l’occupazione della Crimea, la benzina sul fuoco in Donbass e i 298 morti del volo Malaysia MH17.

Non a caso Antonio Fallico – l’organizzatore del Forum, presidente di Banca Intesa Russia, spesso definito l’italiano più potente a Mosca – ha detto che il Forum si svolge “in un clima sicuramente più positivo rispetto allo scorso anno”. Del resto, l’Italia non è l’unico Paese europeo che sta lavorando per il superamento delle sanzioni. Basti vedere l’operato di Francia e Germania nel trasformare quelli di Minsk da accordi di pace in Ucraina ad accomodamento della situazione in favore della Russia.

Le sanzioni alla Russia, però, andrebbero rimosse solo se e quando Mosca avrà riparato i torti commessi in Ucraina. E non al frusciare dei fantastilioni di Sechin.

@daniloeliatweet

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA